Paninari 2.0 e Balere 2.0: Il Pagante e l’Orchestra Casadei assieme al FUTURE VINTAGE 2020

Future Vintage 2020 è #AllYouCanItaly

l’Italia che balla e che fa festa vista da due lati opposti della dancefloor

Il folk romagnolo è la verità, così come l’hip hop a New York è la verità.

JOVANOTTI

Il mondo dell’entertainment, ancora di più in Italia, vive di stereotipi e canoni che non puoi non accettare, altrimenti vieni tagliato fuori. I nostri brani, senza troppi moralismi, fanno sarcasmo proprio su tutti questi codici di consumo.

IL PAGANTE

Da una parte l’orchestra erede del Re del Liscio, dall’altra il progetto musicale che ha conquistato il web e il panorama dance italiano. Fenomeni sociali e protagonisti dell’entertainment, ma anche ritratti antropologici degli italiani che amano interpretare il divertimento in modo diverso.

Liscio e musica dance: due diversi mondi, due diverse piste da ballo, popolate da due Italie apparentemente distanti, che parlano linguaggi diversi. Future Vintage torna con una serie di incontri che creano clash multigenerazionali ed occasioni inedite di confronto. Nessuna sfida o duello, se non l’incredibile opportunità di raccontare due Italie diverse, viste da due lati diversi della dancefloor assieme ai loro protagonisti.

https://www.youtube.com/watch?v=AWChntvxrCk

L’orchestra più famosa d’Italia, erede dell’anima Romagnola e della Riviera Adriatica, è anche il simbolo della nuova generazione di musicisti folk-pop. L’anima danzante rimane uno dei punti cardine dell’energia sprigionata dall’orchestra capitanata da Mirko Casadei, figlio del Re del Liscio Raoul, ma che attraverso i più abili musicisti della scena, portano quella tradizione nel futuro, attraverso collaborazioni con artisti internazionali contemporanei. Dal rap di Frankie Hi-Nrg al jazz di Paolo Fresu, dai suoni gitani dei Gipsy King ai travolgenti ritmi balcanici di Goran Bregovic. Un’icona dell’italianità che diviene musica cosmopolita, che si trasforma ed evolve, rimanendo un punto di riferimento per l’intera scena.



ISCRIVITI GRATIS ALL’INCONTRO

Il Pagante, più di 400k di social followers e milioni di views e ascolti, è il progetto musicale più virale del web, con 10 anni di carriera alle spalle, costituendo un fenomeno della musica dance e non solo.

https://www.youtube.com/watch?v=YwWpSd6NCTE

Nato come una pagina Facebook per ironizzare sul mondo dei PR, dei locali milanesi popolati dai nuovi “paninari” e dei “paganti imbruttiti” che popolano le serate e gli aperitivi della “nuova” Milano da Bere, diviene negli anni un ritratto generazionale, che con irriverenza rappresenta le manie, gli stereotipi e le superficialità di Millennials e Generazione Z.

Stiamo vivendo un’era in cui la cura dell’immagine arriva forse prima di ogni altra cosa. Tutti (e soprattutto i millennials) curano i social network e la propria immagine in maniera ossessiva e pedissequa.

IL PAGANTE

Esplosi con le hit Entro in pass (2010), Pettinero (2014) e Faccio After pubblicato per Warner Music Italia, nel cui video compare Gué Pequeno, raggiungono la top 10 della classifica iTunes e il disco d’oro. Al dicembre del 2014, il gruppo ottiene oltre dieci milioni di visioni su YouTube con i cinque video musicali registrati.

I loro singoli sono un successo dopo l’altro. Il primo album debutta alla posizione numero 3 della classifica FIMI. Nello stesso anno interpretano la sigla del programma televisivo Riccanza per MTV, le canzoni DAM e Bomber ottengono la certificazione di platino e La Shampista viene riconosciuta disco d’oro.

Il secondo album in studio esce nel 2018, dal titolo Paninaro 2.0, e continuano numerosi premi, riconoscimenti, dischi d’oro e di platino che divengono record di views nei social. Destinazione Privè è il loro primo libro che esce per Mondadori, pubblicazione che diffonde il mondo de Il Pagante anche al di fuori della musica e dei social. Il loro ultimo singolo Portofino uscito quest’estate, ha quasi raggiunto i 5 milioni di views.

 

Future Vintage ospiterà nello stesso palco l’Orchestra Casadei e Il Pagante in un inedito talk a partecipazione ed iscrizione gratuita, condotto da Lorenzo Bosio, direttore artistico del Pride Village. Per non perdervi questo appuntamento è necessario iscriversi, cliccando sul pulsante qui sotto.

 


ISCRIVITI

400 Ospiti in 11 Anni di Future Vintage: scopri il palinsesto di quest’anno

Future Vintage 2020 è #AllYouCanItalyzione

Scopri tutti gli ospiti che in 11 anni hanno partecipato a Future Vintage: più di 500 ore di divulgazione culturale gratuita, seguendo un’attenta ricerca tematica, dettata ogni anno da un diverso payoff.

Oltre 400 relatori tra protagonisti della comunicazione che hanno primeggiato in ogni ambito creativo e professionale – moda, arte, design, fotografia, illustrazione, giornalismo – per undici edizioni di Future Vintage.

Sono state moltissime le esperienze positive trascorse con queste persone, una selezione che in tutti questi anni di incontri gratuiti è stata all’insegna di 3 fondamentali principi: l’autorevolezza, la trasversalità e la multigenerazionalità.

Di seguito alcuni dei numerosi ospiti di Future Vintage (in ordine sparso):

CULTURA E COMUNICAZIONE: Philippe Davvero, Antonio Caprarica, Luca Mercalli, Ferruccio De Bortoli, Marco Travaglio, Andrea Pezzi, Mauro Corona, Giuseppe Cruciani, Vittorio Sgarbi, Guglielmo Scilla, Pif, Camihawke, Greta Menchi, Selvaggia Lucarelli, Carlo Freccero, Roberto D’Agostino, Arrigo Cipriani, Leonardo Di Carlo, Gianluca Vitiello, Valentina Vignali, Matteo Bordone, Sofia Viscardi, Salvatore Aranzulla, Platinette, Giampiero Mughini, Valentina Nappi, Carlo Antonelli. 

SPETTACOLO: Linus, Albertino, Ambra Angiolini, Chef Rubio, Davide Oldani, Victoria Cabello, La Pina, Federica Cacciola, The Show, Maccio Capatonda, Diego Passoni, Francesco Mandelli, Wad Caporosso, Vic (Vittorio Lelii), Saverio Raimondo, Ivan Zazzaroni, Rocco Siffredi. 

MODA E ARTE: Oliviero Toscani, Fabio Novembre, Settimio Benedusi, Stefano Seletti, Brunello Cucinelli, Maurizio Galimberti, Michela Gattermayer, Elio Fiorucci, Nico Vascellari, Matteo Guarnaccia, Diego Dalla Palma, Danilo Paura. 

MUSICA: Giorgio Moroder, Fabri Fibra, Saturnino Celani, Bob Sinclar, Myss Keta, Enrico Ruggeri, Emis Killa, Chadia Rodriguez, Cosmo, Giuliano Palma, Immanuel Casto, Mara Maionchi, Tiromancino, Morgan, Afrika Bambaataa, Cristiano Godano, Zen Circus, Carlo Massarini, Alessio Bertallot e molti altri.


SCOPRI TUTTI GLI OSPITI

Un’attenta ricerca per divulgare contenuti autorevoli, accessibili a tutti e in grado di arrivare a più generazioni, facendo incontrare sullo stesso palco, personaggi provenienti da mondi diversi nel campo della comunicazione e della creatività, e che ha prodotto più di 500 ore tra talk, lecture e workshop, in pieno stile Future Vintage.

Indagare le origini delle tendenze contemporanee e dei fenomeni sociali e di costume è da sempre la “mission” del nostro format. Undici anni di divulgazione culturale, dove il linguaggio della memoria e dell’heritage incontra i linguaggi dell’innovazione, attraverso i protagonisti che in prima persona hanno rappresentato delle eccellenze e che in tutti questi anni hanno saputo reinventarsi e confrontarsi con le nuove generazioni. Un palinsesto di incontri e testimonianze che abbiamo sempre mantenuto gratuito.

MAIN MEDIA PARTNER

In questo “strano” 2020 è stato piuttosto impegnativo riuscire a garantire una nuova edizione di Future Vintage e nel contempo mantenere la nostra mission, ovvero la divulgazione culturale gratuita e al contempo autorevole, trasversale e multigenerazionale. Ma grazie agli ospiti che hanno accettato di partecipare all’XI edizione di Future Vintage, ai nostri storici media partner come Radio Deejay e ai media partner che negli ultimi anni si sono aggiunti, come radio m2o e Rolling Stone, anche quest’anno siamo riusciti a proporvi un palinsesto ricco di contenuti, approfondimenti e intrattenimento. Con un inedito payoff tematico che costituirà il fil rouge di questa nuova edizione: #AllYouCanItaly, dedicato alla “italianità”

Le Coliche / Il Pagante / Orchestra Casadei / Tormento / Cosimo Buccolieri / Claudio Coccoluto / Francesco Lettieri / Alessandro Squarzi / Pinuccio / Michela Gattermayer / Settimio Benedusi / Daniele Baldelli / Margherita Vicario / Boro Boro / Andrea Brà / Gianluca Vitiello / Angelo Caroli / Maurizio Tentella / Luca Leoni e molti altri.


SCOPRI IL PAYOFF

Dall’11 al 13 settembre Future Vintage torna in un’inedita edizione rispettosa delle normative e dei provvedimenti anti covid. Nel rispetto della sicurezza di tutti vi chiediamo di iscrivervi per tempo agli incontri con gli ospiti e di seguire le indicazioni per poter prenotare per tempo la vostra presenza al festival.

 


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Perchè quest’anno un Future Vintage all’italiana?

#AllYouCanItaly è il nuovo payoff di Future Vintage

Perchè quest’anno un Future Vintage all’italiana?

Che significa il payoff #AllYouCanItaly e perchè una “spaghetti edition” al tricolore?

Future Vintage quest’anno non ha voluto mollare il colpo. In questo strano 2020, in questa strana estate italiana, abbiamo voluto comunque riproporre, per l’undicesima edizione del festival, un palinsesto ricco di ospiti, cultura, musica, lifestyle e intrattenimento, seguendo il tema dell’italianità.

Il 2020 è l’anno in cui la Terra si è fermata e ci ha costretti a casa, a vivere una ripartenza “vintage”, senza voli internazionali e vacanze in Italia, si consuma italiano, viviamo un’autarchia inaspettata che ci fa riscoprire le bellezze e le contraddizioni delle nostre unicità.

Nulla è più Future Vintage della ripartenza. Come l’Italia che riparte dall’Italia, come nelle estati degli anni ’60, si riscoprono bellezze e contraddizioni del Belpaese. Future Vintage quest’anno esplora contraddizioni, primati e stereotipi del genio italico e ripercorre le origini del mito del Made in Italy, tra moda, cultura, arte e comunicazione.


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“No other country has the fusion between style and fashion”

BEPPE MODENESE

Il Made in Italy fiorisce nel boom degli anni ’80, il primato della moda italiana del mondo promuove il nostro paese come un brand desiderabile. Dal fashion all’automotive, dall’arte al cibo, dalla musica al design, la creatività italiana conquista il mondo ridefinendo canoni e linguaggi.

L’ennesima eredità del passato, frutto del genio italico, e mitologia dura a morire che continua a condizionare l’origine delle tendenze contemporanee. Forse perchè ricordo di un’età dell’oro così diversa dal nostro presente, l’immagine di un lontano benessere che continua a sprigionare fascino e ispirazione.

Probabilmente sta qui il cuore del successo del mito del Made in Italy: la sua mission. Quella di diffondere la gioia nel far star bene se stessi e gli altri.

 

GLI “ITALIANI DI ALTRE RAZZE”

Si dice che la tradizione sia un’innovazione che ha avuto successo. Si dice che ogni identità è il frutto di contaminazioni e stratificazioni. Che l’italianità sia in realtà un mix di colori e culture, un meticciato millenario che ha prodotto qualcosa di unico, multisfaccettato, un mosaico di microetnie e piccole patrie. Ma soprattutto un mix in continuo divenire.

I protagonisti del nostro quotidiano hanno nomi sempre più strani e volti “multicolor”. Si affacciano nel palcoscenico dei media e delle discipline creative voci generazionali e artisti che divengono punti di riferimento per milioni di nuovi cittadini del mondo e nuovi consumatori.

Italiani “di altre razze” riempiono non solo la nostra routine ma anche le copertine dei magazine, i palinsesti delle tv, il feed dei nostri social e le playlist nei nostri device.

Al tricolore si aggiungono sempre più nuove sfumature cromatiche, ricche di diversità di seconda e terza generazione.


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Ingressi Limitati, solo tramite Prevendite Online

Tutte le informazioni per il Capodanno a Padova con Fabri Fibra

Torna Future Christmas a Capodanno

Fabri Fibra a Padova, Prato della Valle. Evento Gratuito

Torna Future Christmas questa volta a Capodanno, con un nuovo ospite d’eccezione

Dopo Moroder e Bob Sinclar, torna Future Christmas, questa volta a Capodanno, in Prato della Valle, a Padova, con un ospite d’eccezione: Fabri Fibra.

Il numero uno dell’hip hop sempre in vetta alle tutte le classifiche, 8 dischi di platino e 3 dischi d’oro.

  • 460 milioni di visualizzazioni su YouTube
  • 5.8 milioni di followers sui Social
  • 1.600.000 ascoltatori mensili su Spotify

L’artista che ha portato l’hip hop al grande pubblico, protagonista di una performance live e dj set imperdibile, nella piazza più grande d’Italia.

In Prato della Valle, una festa gratuita senza precedenti, aperta a tutti per accogliere il nuovo anno.


PARTECIPA ALL’EVENTO

https://vimeo.com/380538231

ORARI

La grande festa comincerà con tanta musica ed intrattenimento sin dalle ore 22.00, fino alle ore 02.00, compreso l’atteso spettacolo pirotecnico.

 

La performance live di Fabri Fibra, comincerà immediatamente dopo lo spettacolo pirotecnico di mezzanotte.

 

 
 
SERVIZIO BUS NAVETTA GRATUITO

sarà messo a disposizione un servizio bus-navetta gratuito: quattro linee e dodici mezzi collegheranno il quadrante urbano con Prato della Valle.

Il servizio sarà attivo dalle ore 21.30 di martedì 31 dicembre, prima corsa, alle ore 02.45 dell’1 gennaio 2020, ultima corsa, con frequenza ogni 15/20 minuti.

Partenze e percorsi:

  • navetta Nord: dal park scambiatore capolinea Nord Tram lungo via Aspetti, Stazione ferroviaria, Corso del Popolo, Corso Garibaldi, Riviere, a via Luca Belludi;
  • navetta Est: linea circolare con capolinea in via Manzoni lungo via F. d’Acquapendente, via Bembo, park scambiatore Bembo, park scambiatore Piovese, via Piovese, via Facciolati, a via Manzoni;
  • navetta Sud: dal park scambiatore capolinea Sud Tram lungo via Guizza, Bassanello, via Cavallotti, a Piazzale Santa Croce.
  • navetta Ovest: da via Ciamician, lungo via dei Colli, park scambiatore Colli, via Sorio, via Cernaia, a Ponte Saracinesca.

 

 
COMUNICAZIONE DI SICUREZZA

Al fine di garantire la sicurezza dei presenti all’evento, è stata fatta richiesta dagli organi competenti di circoscrivere l’area spettacolo in prossimità del palco (lobo Santa Giustina). A capienza raggiunta sarà comunque possibile assistere allo show e sostare nell’ampia area di Prato della Valle, esterna alla recinzione.

Per poter accedere all’area recintata in prossimità del palco, il pubblico sarà chiamato ad esibire un titolo d’accesso gratuito, in formato cartaceo, che verrà distribuito gratuitamente i giorni precedenti all’evento e la sera stessa dell’evento, nelle modalità descritte in seguito. Il pubblico è invitato a raggiungere l’area con congruo anticipo, al fine di ottimizzarne l’afflusso.

Saranno predisposti controlli all’entrata dell’area transennata effettuati dal personale in servizio con la supervisione delle forze dell’ordine.

All’interno dell’area sarà garantita la sicurezza del pubblico grazie al controllo e all’operato del personale, che regolerà l’ingresso dell’area in base al numero di presenze previste dalla normativa.

Il pubblico sarà chiamato ad osservare le regole previste per garantire la sicurezza e l’incolumità del prossimo. In particolare: non sarà possibile introdurre bottiglie e oggetti in vetro, bottiglie di plastica più grandi di 0,5 litri, borracce di metallo, bevande alcoliche, bevande contenute in lattine, biciclette, liquidi infiammabili, bombolette spray, spray al peperoncino, oggetti appuntiti o che possano arrecare danno agli altri, quali ombrelli e aste, bastoni per selfie e treppiedi, materiali esplosivi, fuochi d’artificio, fumogeni, razzi di segnalazione, pietre, catene, coltelli o altri oggetti da punta o da taglio, veleni, sostanze stupefacenti e nocive.

Non sarà inoltre possibile introdurre droni e aeroplani telecomandati, puntatori laser, strumenti musicali, apparecchiature per la registrazione audio/video, macchine fotografiche professionali o semiprofessionali, videocamere, GoPro, iPad e tablet. Vietato l’ingresso anche di biciclette, skateboard, pattini e overboard, tende e sacchi a pelo, valigie, trolley e zaini più grandi di 15 litri di capienza.

 

RITIRO TITOLI DI ACCESSO GRATUITO

Chiunque volesse aggiudicarsi con certezza i posti nell’area spettacolo per il concerto, che è comunque gratuito e libero, avrà modo di poter recuperare i titoli di accesso all’area (max 2 per persona) che verranno distribuiti in Prato della Valle nei giorni precedenti l’Evento e durante l’evento, e nella fattispecie:

nei pressi della giostrina posizionata lato via Cavalletto, sarà presente una casetta per la distribuzione dei titoli di accesso all’area spettacolo con la seguente programmazione: domenica 29/12 e lunedì 30/12 con orario 10:00-12:00 e 16:00-19:00; martedì 31/12 con orario 10:00-12:00; dalle ore 17:00 a seguire, oltre a quella citata, sarà attiva una seconda casetta sita dal lato di Palazzo Angeli – via Umberto.

Resta inteso che non sarà vincolante il possesso del biglietto per poter passare il Capodanno in Prato della Valle. Al contrario l’accesso al Prato della Valle non sarà quindi precluso ai non possessori del titolo di accesso gratuito, che è relativo alla sola area recintata in prossimità del palco

VIABILITÀ E TRASPORTO PUBBLICO

Queste le principali informazioni riguardanti la viabilità ed il servizio di trasporto pubblico per martedì 31 dicembre in zona Prato della Valle:

  • divieto di sosta su tutta l’area di Prato della Valle sin dal mattino del 31/12;
  • chiusura al traffico veicolare di Via Cavazzana e dei tratti di Prato della Valle circostanti il Lobo di Santa Giustina dalle ore 10:00 del 31/12 al fine di consentire le attività di montaggio delle strutture correlate allo spettacolo musicale;
  • verrà garantita sino alle ore 19:00 la circolazione dei veicoli del trasporto pubblico e privato su tutta l’area di Prato della Valle ad eccezione dei tratti chiusi;
  • chiusura al traffico veicolare dell’intera area di Prato della Valle a partire dalle ore 19:00 del 31/12 con posizionamento nelle arterie adducenti il Prato di strutture di sicurezza in calcestruzzo;
  • il tram circolerà regolarmente in ambedue le direttrici sino alle ore 21:00; successivamente l’area di Prato della Valle sarà interamente interdetta al transito veicolare;

In merito all’area di sosta in Park Rabin, essendo interdetto l’accesso dalle ore 10:00 del 31/12 in via 58^ Fanteria (unico accesso consentito per il parcheggio), i Settori comunali competenti effettueranno la modifica della viabilità sulla predetta via 58^ Fanteria al fine di garantire la completa e regolare fruizione dell’area di sosta;

Quanto sopra riportato, sarà parte integrante dei relativi provvedimenti di viabilità con specifica Ordinanza di prossima emissione da parte del Settore preposto.

Ogni altra informazione in merito sarà inserita in Padovanet, sito ufficiale del Comune di Padova e nel sito ufficiale di Natale a Padova.

Fabri Fibra al Capodanno di Padova

Torna Future Christmas a Capodanno

Fabri Fibra a Padova, Prato della Valle. Evento Gratuito

FUTURE CHRISTMAS 2020: FABRI FIBRA AL CAPODANNO DI PADOVA

TORNA FUTURE CHRISTMAS A CAPODANNO CON UN NUOVO OSPITE D’ECCEZIONE

 

Dopo Moroder e Bob Sinclar, torna Future Christmas, questa volta a Capodanno, in Prato della Valle, a Padova, con un ospite d’eccezione: Fabri Fibra.

Il numero uno dell’hip hop sempre in vetta alle tutte le classifiche, 8 dischi di platino e 3 dischi d’oro.
  • 460 milioni di visualizzazioni su YouTube
  • 5.8 milioni di followers sui Social
  • 1.600.000 ascoltatori mensili su Spotify
 L’artista che ha portato l’hip hop al grande pubblico, protagonista di una performance live e dj set imperdibile, nella piazza più grande d’Italia.   In Prato della Valle, una festa gratuita senza precedenti, aperta a tutti per accogliere il nuovo anno.

 

PARTECIPA

Sarà uno show esclusivo ricco di performance live, animazione, spettacoli pirotecnici, fino alle 02.00 di notte.

BIOGRAFIA

Artista poliedrico e pluripremiato – 8 dischi di platino e 3 dischi d’oro – Fabri Fabra ha portato il rap e l’hip hop al grande pubblico, riscuotendo un successo senza precedenti nei suoi oltre vent’anni di onorata carriera, sempre in cima a tutte le classifiche, a fianco degli artisti più rappresentativi di ogni generazione. Da Tiziano Ferro a Mahmood, da Gianna Nannini a Tommaso Paradiso, da Luca Carboni a Calcutta, fino a Roberto Saviano nella veste di co-autore di alcune canzoni, con più di 460 milioni di visualizzazioni su YouTube, 5.8 milioni di followers sui social, 1 milione e 600.000 ascoltatori mensili su Spotify.

Una carriera ricca di successi e riconoscimenti nazionali e internazionali – tra i quali l’Mtv Europe Music Awards, Mtv Video Awards, Tim Mtv Awards e molti altri – che l’hanno fatto emergere al di sopra del panorama hip hop. Chiamato spesso nelle principali trasmissioni tv nazionali, Fabri Fibra è stato in copertina in numerose testate, da Rolling Stone a Vanity Fair e XL di Repubblica, oltre a figurare in libreria con tre diversi titoli, tra cui Dietrologia – I soldi non finiscono mai, con la prefazione di Marco Travaglio.

Maggiordomus Hospitality Partner Future Vintage Festival 2019

MAGGIORDOMUS HOSPITALITY PARTNER DI FUTURE VINTAGE FESTIVAL 2019

Una delle più gradite novità della X edizione di Future Vintage Festival: la nuova area hospitality che abbiamo dedicato agli ospiti e ai partner della kermesse, dove poter sorseggiare aperitivi freschi e gustare un light buffet composto da finger food selezionati.

Un angolo di pace, gusto e relax, interamente curato da Maggiordomus, nostro hospitality partner, che ha saputo rendere il vip courtyard del festival un’esperienza esclusiva per gli ospiti di Future Vintage. Una nuova area impreziosita dai pezzi unici vintage d’arredo di Saxum. 

Maggiordomus da oltre vent’anni si occupa di banqueting, catering e space design per una clientela business e privata, trasformando ogni location, ricevimento aziendale, party, matrimonio e cena privata in esperienze di eccellente qualità ed eleganza.

Una visione quella di Maggiordomus perfettamente in linea con Future Vintage Festival, nella costante ricerca e aggiornamento di stili e contenuti in fatto di nuovi trend nel campo del food & beverage, del design, del lifestyle e dell’accoglienza.

Materie prime selezionate, proposte di menu stagionali e personalizzate, studio di spazi, allestimenti mirati e dialogo continuo con il cliente: perchè ricevere e cucinare sono un modo di dare.

www.maggiordomus.it

Guarda l’Aftermovie di FUTURE VINTAGE FESTIVAL 2019 // Be Dissident – X Edition

Si è conclusa con un grande successo la X Edition di Future Vintage Festival

https://www.youtube.com/watch?v=va_4jfKezGQ&feature=youtu.be

Più di 52.000 persone hanno preso parte ad una tre giorni ricca di eventi, incontri con gli ospiti, esposizioni artistiche, concerti e nightlife. Più di 6000 persone hanno partecipato agli oltre 50 appuntamenti culturali gratuiti e sold out tra lecture e workshop. Un bilancio estremamente positivo quello della decima edizione di Future Vintage Festival – manifestazione organizzata dall’associazione Vintage Factory e Superfly Lab, realizzata in collaborazione con il Comune di Padova e l’Assessorato alla Cultura e con il Patrocinio della Regione Veneto – che segna un +20% di affluenza al Centro Culturale San Gaetano, rispetto all’edizione precedente.

 

NUMERI DEL FESTIVAL

+ di 52.000 presenze totali

+20% di presenze al Centro San Gaetano

+ di 6000 partecipanti agli incontri culturali

78 relatori d’eccezione

50 ore di lecture e workshop

30 incontri con gli ospiti

9 esposizioni artistiche

6 eventi fuori festival

Future Vintage Festival 2019: BE DISSIDENT

La decima edizione di Future Vintage Festival
con il nuovo payoff: “BE DISSIDENT”

13-14-15 SETTEMBRE A PADOVA

https://www.youtube.com/watch?v=AsvD2rsSo1I

Ribellarsi non passa mai di moda. Be Rebel, Be Foolish, Be Dissident.
Torna Future Vintage Festival, BE DISSIDENT è il tema della decima edizione del Festival, con la X come simbolo di rottura e di questo importante traguardo.

Personaggi dissacranti, contenuti contro corrente, gli eccessi creativi del mondo della moda e della comunicazione in un’edizione che non mai stata così ribelle.

Future Vintage, festival del lifestyle e della comunicazione, per la sua X Edizione (Padova, 13, 14, 15 Settembre 2019, Centro Culturale San Gaetano) torna ad esplorare le ispirazioni, le origini e le contaminazioni delle tendenze contemporanee attraverso un nuovo payoff: “BE DISSIDENT”.

Dopo aver indagato l’anima della Strada, Future Vintage si configura come un osservatorio delle culture underground oggi mainstream che hanno cambiato il mondo, influenzando tendenze, lifestyle, moda, comunicazione, costume e società e che si sono sviluppare “sotto”, “contro” e parallelamente alla cultura dominante, finendo nell’avere un ruolo fondamentale nel creare un nuovo immaginario di simboli, approcci e riferimenti nel mercato globalizzato

La vision del festival proporrà un programma ricco di personaggi controversi e contenuti provocatori, dal mondo rap al rock, dagli eccessi sregolati della moda alle ultime tendenze dello street style, dalle club culture alla fotografia più borderline, dalle nuove frontiere del woman empowerment al trend hunting contemporaneo, dagli action sport più estremi alla cultura ultras, dalla moda neopunk alla stand up comedy più scorretta, dal giornalismo gonzo al digital marketing più disruptive, dalla street art alle fanzine indie, dall’hardcore zen alla letteratura ecologica, e molto altro ancora.

Il tutto raccontato in prima persona dai protagonisti più autorevoli e “dissident”, attraverso il genio ribelle e la creatività sregolata che hanno segnato la loro evoluzione artistica e professionale.

Un Festival con grandi ospiti internazionali, appuntamenti culturali, concerti serali, dj set, esposizioni artistiche che ripercorreranno gli stili, i trend e le nuove subculture underground che stanno creando un nuovo spirito anticonformista e linguaggi non omolagati pronti a condizionare il mercato globale. Un ricco programma che ci ricorderà che il mestiere del ribelle non è passato di moda. Perché ribellarsi non basta mai.

Cambiamento, ribellione, innovazione, sostenibilità che si rifletteranno anche nella nuova area espositiva dedicata alla ricerca, con brand internazionali, spazi dedicati a limited edition e ai migliori resellers nazionali, showcase, archivi e i migliori selezionatori vintage, coinvolgeranno il pubblico di appassionati, uffici stile, buyer e influencer. Un serbatoio di stili ed influenze che stanno creando nuovi fenomeni del lifestyle.

Dal centro storico della città di Padova, presso il Centro Culturale San Gaetano, ex tribunale del XVI secolo ristrutturato in vetro e acciaio, connubio tra passato e futuro, Future Vintage Festival coinvolgerà i Giardini dell’Arena, polmone verde e cornice d’eccezione per nuove esperienze immersive, tra workshop, aperitivi e performance live serali, fino ad abbracciare un’inedita location urbana, teatro di un grande evento di preview.

Qui sotto il video teaser ufficiale del Festival

https://youtu.be/y4x6koiMNNY

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#FutureVintageFestival #FVF2019 #BeDissident

BOB SINCLAR: Future Christmas Night a Padova

EVENTO GRATUITO
Future Christmas Night with Bob Sinclar

GIOVEDì 20 DICEMBRE A PADOVA, DJ SET AD INGRESSO LIBERO DI BOB SINCLAR

Per una notte Piazza Garibaldi torna ad essere il palcoscenico internazionale di una spettacolare dancefloor sotto le stelle, lo show più atteso del Natale con la performance live di Bob Sinclar.

Bob Sinclar, dopo essersi guadagnato la fama come dj tra i più apprezzati della scena internazionale giunge al grande successo nel 2005 con la canzone Love Generation ottenendo il prestigioso World Music Award come miglior dj al mondo.


PARTECIPA

Nella sua lunga carriera ricca di successi e milioni di dischi venduti, 87 milioni di visualizzazioni su YouTube, milioni di follower sul web, 9 album all’attivo e dopo aver firmato più di 60 hit che hanno scalato la vetta delle classifiche di tutto il mondo, Bob Sinclar può vantare collaborazioni con grandi star della musica internazionale come: Daft PunkSean PaulMikaLionel RitchiePitbullCerroneSteve EdwardsShabba RanksShaggyAxwellCraig DavidMaster Gee e moltissimi altri.

Uno show dal grande impianto scenografico, arricchito da effetti speciali, mapping e luci architetturali.


Clicca sull’immagine e apri Google Maps
SCALETTA DELLA SERATA

 

Dalle ore 19.00 alle 22.00 Preshow Musicale:
con Mauro Tonello, i dj di Radio Company e di Funkytown: Irina Kore, Marcello Milani e Fabio Parodo

Dalle ore 22.00 alle 23.30 dj set BOB SINCLAR

Dalle ore 23.30 alle 24.00 dj set di chiusura

Conclusione evento ore 24.00

 

 

REGOLE & INFO SICUREZZA

Il pubblico è invitato a raggiungere l’area con congruo anticipo, al fine di ottimizzare l’afflusso. Saranno predisposti controlli all’entrata dell’area transennata effettuati dal personale in servizio con la supervisione delle forze dell’ordine. All’interno dell’area sarà garantita la sicurezza del pubblico grazie al controllo e all’operato del personale, che regolerà l’ingresso dell’area in base al numero di presenze previste dalla normativa.

In particolare:

– al fine di garantire la sicurezza dei presenti all’evento, è stata fatta richiesta dagli organi competenti di circoscrivere l’area spettacolo. A capienza raggiunta sarà possibile vedere lo show e sostare nell’area di fronte a La Rinascente.

– A tal proposito, chiediamo alle persone che intendono fruire dello spettacolo al di fuori dell’area suddetta, di sostare su Piazza Garibaldi (fronte Rinascente) e di lasciare i passaggi liberi sotto il portico (lato ODS Store – Foot Locker) e Via San Fermo (fronte Louis Vuitton) per l’eventuale intervento del personale di competenza in caso si ritenesse necessario

– non sarà possibile introdurre vetro, bottiglie, biciclette, ombrelli, oggetti appuntiti e che possano arrecare danno agli altri all’interno dell’area.

Verrà inoltre installata una torre con ledwall all’altezza di circa metà della Rinascente (via Cavour), in modo da dare la possibilità al pubblico di poter seguire in diretta la performance di Bob Sinclar anche dal Liston, senza congestionare ulteriormente piazza Garibaldi e le zone circostanti.

www.bobsinclar.com
www.facebook.com/BobSinclar
https://twitter.com/bobsinclar
www.instagram.com/bobsinclar

Il Live Shooting di Emanuele Ferrari @ FVF 2018

live shooting di Emanuele Ferrari

In esclusiva per Future Vintage Festival, il fotografo internazionale Emanuele Ferrari si è prestato per un live shooting dimostrativo con le modelle selezionate da Future Vintage Festival.

Primo italiano a rientrare nella top 100 dei fotografi più influenti sul web a livello internazionale, al 3° posto nella sezione fashion, Emanuele Ferrari ha scattato al cospetto del pubblico, alternandosi tra flash e brevi speech, in modo da raccontare il proprio stile

Gli scatti di Emanuele si trovano nelle più note riviste di Moda e Lifestyle tra cui VogueVanity FairRolling Stone e molte altre.

EMANUELE FERRARI: milanese, classe ’75, Emanuele Ferrari, che lavora nel settore dal 2012, è l’unico italiano che per due anni di seguito figura tra i primi 20 fotografi internazionali più influenti sul web: 13° nella classifica generale e 3°nella sezione fashion dietro solo a due “mostri sacri” del calibro di Marco Testino e Terry Richardson.

 

Qui di seguito una selezione degli scatti realizzati da Emanuele per il Festival.

 

 




























 

BACKSTAGE

MALìPARMI: DAGLI ANNI ’70 AD OGGI, LA STORIA DI UN’ICONA

30 anni di storia, creazioni e generazioni

Future Vintage presenta Malìparmi

FUTURE VINTAGE FESTIVAL PRESENTA MALìPARMI: ICONA DEL MONDO FASHION CHE CON UNICITÀ HA SAPUTO RINNOVARSI NEGLI ANNI CREANDO UN LEGAME TRA STORIA E MODERNITÀ

Malìparmi nasce negli anni ’70 con Marol Paresi, anima fondatrice dell’azienda, che con il suo stile, la spiccata creatività e la curiosità per le diverse culture ha saputo creare un brand di successo.

Un’attività di famiglia che vede tutt’ora al timone una donna, Annalisa, forte come la madre, che ha saputo guidare il marchio alla contemporaneità, preservando i valori di unicità, artigianalità e innovazione presenti fin dalle origini.

 

PER MALìPARMI 30 ANNI DI STORIA, DI CREAZIONI E DI GENERAZIONI, 30 ANNI DEDICATI ALLE DONNE E AL DESIDERIO DI VESTIRLE CON PEZZI “UNICI”

Il marchio nasce con bijoux e borse, oggetti “nomadi inside” che uniscono sapienti tecniche artigianali provenienti da tutto il mondo. Colori composti nuance su nuance, ricami preziosi, patchwork multimaterici, crochet handmade sono solo alcuni dei valori eterni della maison padovana.

La continua ricerca e la passione per il mondo fashion guidano Malìparmi ad approfondire dapprima il settore delle calzature e a seguire, nel 2000, il prêt-à-porter.

UNO STILE INCONFONDIBILE, UN MIX PERFETTO DI DECORAZIONI E DETTAGLI  PER ESPRIMERE AL MEGLIO LA PERSONALITà DI OGNI DONNA.

Il tacco della collezione AI18/19, Mirum, fa la differenza e diventa scultoreo grazie alla sua forma che ispirandosi al design contemporaneo unisce artigianalità e innovazione.

LA STORIA DI UN BRAND IN CONTINUA CRESCITA

Dal 2003 con l’apertura del primo negozio a Padova, in via Umberto I, 120, ad oggi, Malìparmi conta un numero crescente di monomarca in Italia e all’estero, oltre a 500 boutique multibrand.

Dietro a “SCEGLI LA STRADA” la Campagna di Future Vintage Festival 2018

È tornato Future Vintage Festival
con il nuovo payoff: “Scegli la Strada”

DIETRO A “SCEGLI LA STRADA” LA CAMPAGNA DI FUTURE VINTAGE FESTIVAL 2018

LA RICERCA, LE ISPIRAZIONI E LE TENDENZE CHE HANNO GUIDATO LA CREAZIONE DELLA NUOVA CAMPAGNA DI FUTURE VINTAGE FESTIVAL, A CURA DI SUPERFLY LAB

]Future Vintage, festival sul lifestyle e la comunicazione, per la sua IX Edizione (Padova, 7-8-9 Settembre 2018), in collaborazione con Radio Deejay, torna ad esplorare le ispirazioni, le origini e le contaminazioni delle tendenze contemporanee attraverso una nuova e privilegiata chiave di lettura: la Strada.

La strada è un’incubatrice di nuove esperienze e fenomeni autentici, un punto di osservazione privilegiato per comprendere il futuro e le sfaccettature del mondo contemporaneo, a partire dalle subculture metropolitane fino ad arrivare alle nuove regole della comunicazione e del fashion system. Un serbatoio di stili, influenze e orientamenti che andranno a creare nuovi fenomeni, statement e stili di vita.

 

https://www.youtube.com/watch?v=pL6JdOGPUVg

Uno spot concepito non solo per esprimere il mood stilistico e l’accurata ricerca in termini di trend hunting ma anche per infondere un messaggio, incarnato nel payoff della nuova edizione del Festival che vuole essere una vera e propria call to action.

Londra è stata la location ideale per questa campagna, una metropoli simbolo delle contaminazioni tra culture e fenomeni underground, il set privilegiato dove sono sorte le principali subculture urbane che sono poi divenute fenomeni di massa, contaminando la moda, il mercato e il lifestyle contemporanei.

Abbiamo voluto creare un copy semplice ma incalzante, uno storytelling che vuole rivolgersi direttamente ad un “tu”, cioè tutti noi, senza filtri o retoriche. L’intenzione era quella di esprimere un’attitudine rock, aggressiva, funzionale a veicolare il messaggio finale e che esorta il pubblico a riscoprire le tendenze e i linguaggi che dalla strada traggono origine e in essa si evolvono e si trasformano.

Trend che si ritrovano nei contenuti e nell’offerta stilistica del Festival e che si ritrovano nel target di pubblico della manifestazione.

“Dove siete finiti tutti?”

È il richiamo della strada, voce narrante, che si chiede dove sia finita la gente a vivere le proprie esperienze fondanti, ora sempre più individuali, virtuali, omologanti. La strada si chiede perché si sia perso il senso di condivisione ma anche del rischio, “nessuno che accetti di sbagliare strada, perché tutti hanno la giusta direzione nel taschino”.

Non una visione nostalgica, ma una denuncia che evidenza come la “cultura di strada” sia stata sostituita da uno stile di vita piatto, rassicurante, borghese.

Il testo è un’escalation sincronizzata con le immagini ed il climax suggerito dalla soundtrack. Una rivendicazione forte, rock, arrogante, da parte della strada, che oggi torna a dettare le tendenze dopo aver creato le principali subculture contemporanee, dal novecento ai giorni nostri, dopo aver cambiato il mondo così come lo conosciamo.

Nella prova di strada le regole e gli stili di vita dettate dalle abitudini non funzionano più.

“Tornate a scegliere me, io sono la Strada” è la conclusione forte, un’esortazione a provare esperienze più autentiche e concrete, a tornare a vivere ciò che avviene lì fuori, a sentire ed entrare in contatto con il mondo in cambiamento ed entrare a farne parte.

La voce dello spot è di Alessandro Capra, attore, speaker e tra i più popolari doppiatori in Italia, voce di Sky e Radio Deejay.

 

I PERSONAGGI

 

I modelli selezionati incarnano le principali tendenze contemporanee, nate dall’evoluzione delle subculture underground, selezionate dopo un’attenta ricerca stilistica. Interagiscono a proprio modo vivendo gli ambienti urbani di Londra, immersi in sobborghi e architetture che diventato personaggi stessi del video.

La strada si racconta attraverso i loro stili, i loro outfit, le loro azioni, mentre la voce narrante si rivolge direttamente al pubblico attraverso un copy diretto.

Sette diversi persoggi per sette diversi trend contemporanei, ritratti nella campagna fotografica che vuole restituire l’ampio spettro di una ricerca che selezione in chiave future vintage sette diverse anime e modi di interpretare le subculture urbane, giunte ai giorni nostri attraverso diverse contaminazioni.

 

La Campagna “SCEGLI LA STRADA” è stata ideata, concepita e realizzata da Superfly Lab, Agenzia di comunicazione ed event planning, creatrice di Future Vintage Festival.

CONCEPT: Superfly Lab

PH: Serena Sambrunone

STYLING: Foxy Brown Vintage Store

Soccer boy: Darren Smith

’70 Girl: Scarlett Davies

Bon Ton girl: Isis Madonna Basile

Trap boy: Taka Saha

Supporter: Thomas Egeler

Gabber girl: Sarah Jessica Muller

Cafè racer: Angelo Gallamini

Special Thanks to: Marcelo BurlonRed WingSpektre

 

Casting per Emanuele Ferrari Live Photoshooting

invia la tua candidatura

Scrivi a casting@futurevintage.it

EMANUELE FERRARI LIVE PHOTOSHOOTING

Future Vintage ti dà la possibilità di essere ritratta in uno photoshooting di uno dei fotografi più influenti del web e della fashion industry.

In esclusiva per Future Vintage Festival Venerdì 07 dalle 16.00 il photoshooting live di Emanuele Ferrari, primo italiano a rientrare nella top 100 dei fotografi più influenti sul web a livello internazionale, al 3° posto nella sezione fashion. I suoi scatti si trovano nelle più note riviste di Moda e Lifestyle tra cui VogueVanity FairRolling Stone e molte altre.

Avanza la tua candidatura e scrivi a: casting@futurevintage.it

Sarà Emanuele Ferrari stesso a scegliere i soggetti che vorrà ritrarre al suo phoshooting.

EMANUELE FERRARI: milanese, classe ’75, Emanuele Ferrari, che lavora nel settore dal 2012, è l’unico italiano che per due anni di seguito figura tra i primi 20 fotografi internazionali più influenti sul web: 13° nella classifica generale e 3°nella sezione fashion dietro solo a due “mostri sacri” del calibro di Marco Testino e Terry Richardson.

Emanuele Ferrari ricerca ragazze da poter fotografare durante il workshop. Per candidarsi ed essere selezionate inviare una mail entro Lunedi 03 Settembre a casting@futurevintage.it indicando: nome cognome, data di nascita, provenienza, recapito telefonico. Inoltre, è necessario allegare almeno 4 immagini recenti (nominare ogni file immagine nel modo seguente: nome-cognome1; nome-cognome2; etc.).


SCOPRI TUTTI GLI APPUNTAMENTI MODA DI FUTURE VINTAGE FESTIVAL

Ascolta il nuovo singolo di Janet Jackson con Daddy Yankee

We’re made for now è il nuovo singolo di Janet Jackson

Il ritorno della sorella del Re del Pop

 

La dinastia dei Jackson torna a scendere in strada.

https://www.youtube.com/watch?v=seh_fZJqB94

Janet Jackson torna al fianco del Re del Reggaetton Daddy Yankee, con una nuova Hit e un video che ci conduce per i sobborghi di NY.

Varietà e tutte le contaminazioni del mondo street: questi gli ingredienti del brano e dell’incredibile video della principessa del Pop che torna in strada per intonare un inno alla musica, all’autodeterminazione e alle incredibili occasioni che spesso temiamo di cogliere.

Nel sobborgo newyorkese di Brooklyn la fanno da padroni abiti coloratissimi, un mix di suoni e tendenze sia underground che mainstream scanditi dalle mosse del corpo di ballo di Janet ripresa da un punto di vista che ruota impazzito da una parte all’altra della giungla urbana, muovendosi sui tetti dei palazzi e lungo i marciapiedi, dentro le case e lungo le gallerie della metro ricoperte di murales.

Un ritorno dal sapore street mosso da uno spirito caraibico che, giocando con zoom e riprese accelerate, amalgama trend e influenze musicali in pieno stile Future Vintage.

 

Una nuova pagina dell’artista che più ha saputo essere protagonista del passato assieme alla sua celebre famiglia e che tutt’oggi, con 22 milioni di visualizzazioni, è sulla cresta dell’onda rinnovandosi e coinvolgendoci, con un pezzo contagioso, al fianco di Daddy Yankee, autore di hit come Gasolina e la più recente Dura e autore del remix di Despacito (il tormentone di Luis Fonsi).

Made For Now è un inno all’amore per la musica in tutte le sue molteplici forme, che abbraccia stili e modi di interpretare la propria vita differenti. Un turbinio di ispirazioni che ci circondano e che siamo esortati a cogliere senza paura. Ogni ballo, ogni genere musicale è un’opportunità da sfruttare e cogliere immediatamente.

“We’re made for now. Not tomorrow”

 

 

Gorpcore is the new Normcore

Once Upon a Time Normcore

Sandali portati con calzettoni, felpe indossate anche per le occasioni più eleganti, mantelle imbottite e il grande ritorno del “temutissimo” marsupio.

Il New York Magazine l’ha chiamato Gorpcore e questo nuovo neologismo ci racconta una nuova fase dello street fashion, la tendenza defiantly ugly di vestirsi in città con pezzi che si indosserebbero in montagna o in campeggio.

 

LA GIUNGLA URBANA ESIGE ABITI COMODI, TECNICI, AL DI FUORI DEI FASHION TREND

Definirlo uno stile street sarebbe riduttivo e banale. C’è chi lo definisce anche mountain chic o camping glam, tutte versioni di un principio molto semplice: ti vesti come se dovessi fare un’escursione in montagna, solo che devi prendere la metro per andare dall’altra parte della città. Un mix tra abiti tecnici e tempo libero, ma che indossi mentre sorseggi un long drink.

A farla sempre più da padrone nelle passerelle impermeabili oversize, piumini, abiti in pile, zaini e dettagli in velcro.

Se Gorpcore deriva dall’acronimo “Gorp”, ovvero “Good Old Raisins and Peanuts” – tradotto in italiano significa più o meno “uva passa e noccioline” – è pur vero che questo stile si pone come tipico abbigliamento da giungla urbana, un po’ come le noccioline sono il tipico spuntino degli escursionisti.

 

 

 

L’EVOLUZIONE DEL NORMCORE CREA NUOVE ALLEANZE TRA ABBIGLIAMENTO TECNICO E GRANDI FIRME

 

E così ci si ritrova oggi, come nel 2013, a concentrarsi sul fascino dell’ennesima etichetta. Allora la società di comunicazione newyorkese K-Hole, definì il bisogno delle persone di trovare un proprio stile al di fuori dei fashion trend attraverso l’uso di tutti quei capi cosiddetti “normali” (t-shirt bianca, jeans a vita alta, maglioni oversize e semplici sneakers o ciabatte ai piedi) con un termine di grande successo che fece il giro del mondo: Normcore.

Allo stesso modo il Gorpcore riflette un nuovo mood contemporaneo: un continuo muoversi con disinvoltura tra i grandi ostacoli della city, con gran poco tempo da sacrificare ad una moda scomoda e rigida.

Prende piede sempre più l’idea che nulla possa essere più stiloso di tutti quegli abiti che abbiamo sempre pensato non lo fossero per niente. Uno su tutti, il pile.

 

In passerella, vengono liberati tenute da campeggio e sandali in stile Teva (Prada) portati con calzettoni, borracce e impermeabili, materassini-cappotto (Marques’ Almeida) e mantelle imbottite (Givenchy). Burberry ci mostra un gorpcore chic in cui al centro dell’attenzione c’è proprio la felpa.

Le grandi firme si alleano con i colossi dell’abbigliamento super-sportivo: Sacai con The North FaceOpening Ceremony con ColumbiaVetements con Canada GooseAdidas con Raf SimonsBirkenstock con CelineSupreme con Louis Vuitton.

Vetements manda addirittura un messaggio estremo (metti quello che vuoi), Gucci favorisce la grande rivincita del marsupio, questa volta allacciato obliquo sul petto, adottato da brand high street come Urban Outfitters.

Patagonia e Moncler tornano in auge mentre quello che viene posto in evidenza è un processo non solo interno alla moda ma con una portata molto più sociale. Fino agli anni ’90 la moda dettava regole e schemi da seguire. Nel nuovo millennio il parere del pubblico acquisisce sempre più un peso fondamentale.

IL GORPCORE DICHIARA GUERRA AL FAST FASHION E PREMIA ABITI PIU’ DUREVOLI, PRATICI ED ETICI

Comincia così una guerra al Fast fashion che negli ultimi anni ha riempito i nostri armadi di abiti poco pratici e durevoli, lo shopping diventa più consapevole e attento: si cercano capi di valore la cui produzione non comporti lo sfruttamento di risorse umane.

La contaminazione tra consumatore e tendenza ha subito un’evoluzione, da unidirezionale a reciproca. Il pubblico è sempre più soggetto attivo che contamina con i suoi input personali le tendenze del momento e i cambiamenti sociali.

Uno stile più facile e più comodo, dove viene meno la responsabilità di scegliere qualcosa che è “alla moda” a tutti i costi. Il “che cosa mi metto?” diventa il “decidere di non decidere”.

Dalle Favelas Brasiliane l’ascesa del New Afro Hair Movement

La Rivoluzione che parte “dalla testa”

Straight Outta Favelas
Dalle Favelas Brasiliane l’ascesa del New Afro Hair Movement

Rivendicazioni sociali e nuovi ideali di bellezza passano per le Favelas di San Paolo

https://www.youtube.com/watch?v=RTi0ebKXrZM

Grace Neutral, tatuatrice, modella ma soprattutto attivista britannica, è nota in Inghilterra per aver realizzato, qualche anno fa due brevi documentari in collaborazione con I-D magazine sulla bellezza femminile in tutte le sue diverse forme e sfaccettature.

Dopo esser stata in Korea e aver indagato le sottoculture che stanno influenzando e mutando il concetto di bellezza femminile a Seoul, Grace Neutral è volata in Brasile, a San Paolo, mostrando come qui il contrasto tra le tendenze beauty mainstream e la scena underground sia fortissimo.

L’ideale di bellezza brasiliano propinatoci da media e televisione spesso non rende giustizia all’enorme varietà di etnie qui presenti e in un contesto così multiforme e variegato prevale ancora la difficoltà ad accettare la non aderenza a questi standard.

Se la tipica donna brasiliana è estremamente femminile (solo) se ha capelli lunghissimi, sedere da urlo, e pelle diafana, le donne di colore di questo reportage propongono una femminilità dirompente e ribelle, un nuovo canone di bellezza che sfida le convenzioni e reclama il proprio posto in un mondo così variegato.

Il percorso di Grace si muove dalle palestre ai centri estetici, per le strade e la vita notturna arrivando a penetrare la realtà delle favelas.

Girando San Paolo incontra una generazione di giovani donne coraggione che si battono ogni giorno contro la discriminazione razziale, ridefinendo l’ideale di bellezza e reclamando la loro identità culturale e uno stile che vada oltre le singole possibilità economiche.

https://www.youtube.com/watch?v=Cja_ND2iIWI

Seguendo le vite di queste black women che vivono tra il centro e la Favela, Grace segue la loro lotta contro ogni forma di razzismo. Che sia perché nere o semplicemente in quanto donne, sia Nayara che Tracie e Tasha raccontano di quanto sia difficile imbattersi in una mentalità che considera l’essere neri come qualcosa di sbagliato, nonostante poi di fatto, la cultura afro contamini ogni forma di cultura, da quella musicale al mondo della moda.

Forte è la necessità di un’educazione alla storia e alla cultura millenaria dei neri. Forte è la necessità di partire dalle scuole e dalle istituzioni. Il monito per le donne (nere e non) è avere il coraggio di educare loro stesse ad essere libere e indipendenti.

E’ da questa necessità che nasce il New Afro Hair Movement, una risposta a tratti politica forte e chiara, a rapida diffusione che passa attraverso il mondo della moda e della bellezza.

Ispirate dalla loro cultura, dai colori dei vestiti africani, dalla fortissima varietà e contaminazione di stili musicali, queste ragazze si muovono in queste piccole e grandi realtà che diventano sedi di tendenze e stili ancora inesplorati.

Ascoltando le canzoni rap di Lay, artista anticonformista e piena di energia, attraverso il loro jeans a vita alta, i bellissimi colori delle loro camicie, le lunghissime treccine o la testa completamente rasata, queste donne non solo lottano contro i pregiudizi ma si fanno manifesti di una cultura che passa anche, perché no, attraverso il loro taglio di capelli.

E come dicono Priscilla e Thays: “to be yourself you need to suffer, pretty thing. No matter if you’re black or white, please, never forget, you are wonderful!”

The London Vagabond ti mostra quello che non vuoi vedere

Cicatrici e tatuaggi degli “invisibili”

La cruda poesia di The London Vagabond

The London Vagabond ti mostra quello che non vuoi vedere

35mm di strada. Un concentrato di sensatetto punk, underdogs e voyerismo suburbano.

Kieron Cummings, aka The London Vagabond, è un fotografo autodidatta che si dedica prevalentemente alla fotografia di strada. Il suo obiettivo ci porta in modo violento a spiare tra i vicoli e le strade più malfamate di Londra e altre città, creando una memorabilia di facce e storie che la società tende a non vedere/mostrare.

UNO SGUARDO CRUDO E ONESTO DELL’ALTRA FACCIA DELLA STRADA

I suoi scatti, così crudi e intimi sono suggestionati da una nostalgica atmosfera punk e regalano un percorso senza pudori alla scoperta di vite e storie eccezionalmente vere.

 












I protagonisti dei suoi scatti sono senzatetto, tossicodipendenti, emerginati, una fauna variegata, ricca di storie che nascono dalla strada, il comun denominatore di questo grande affresco umano.

Kieron Cummings racconta le loro vite notturne, fatte di delinquenza, spaccio, povertà e alterchi con la polizia, spesso cacciandosi in situazioni singolari e difficili.

La sua straordinaria capacità di cogliere le scene in movimento anche nell’oscurità ci offre un prodotto da un lato crudo e a tratti spietato, dall’altro vivace e colorato, perfettamente colto da una semplice macchinetta analogica con pellicola da 35 mm

STORIE DI VITE NOTTURNE SENZA FILTRI












Questa la sua filosofia: lavorare con ciò che riesce a procurarsi e non con macchine di ultima generazione.

Il suo background di graffiti, hip hop e sottoculture urbane ha contribuito alla creazione di lavori che spaziano dalla vita di strada, a nudi e a feticismi voyeuristici che documentano il lato oscuro delle nostrew città.

The London Vagabond è un anticonformista e pone una lente d’ingrandimento su tutto ciò che la gente comune non vuole vedere: le realtà ai margini, quelle volutamente ignorate.

Le sue sono storie di segni, tatuaggi e cicatrici, storie vere di persone a cui spesso non vengono date possibilità. Immortalarli è il modo che ha di mostrare che ha ascoltato le loro storie comprendendone i loro momenti più bui e quelli più divertenti.

Scatti iconici che consacrano, almeno per una volta, l’epica tragica ed inedita, espressa dai suoi soggetti, spesso invisibili, spesso dimenticati da tutti.






Sono tornati gli occhiali alla MATRIX

Back to the Future
Sotto la lente di Neo e Trinity

Sono tornati gli occhiali alla Matrix

Sottili, neri, leggeri, in pieno stile cyberpunk ’90-2000.

Avete mai fatto un sogno tanto realistico da sembrar vero? È tutta realtà: tornano gli occhiali che indossava Keanu Reevs, come in Matrix, nei panni di Neo.

Piccoli, squadrati e futuristici, rigorosamente total black: a quanto pare gli occhiali da sole mini size sembrano essere LA scelta più cool del momento.

BACK TO THE FUTURE: TORNA IL TREND CYBERPUNK








Tornano nella scena silhouette anni ’90, l’occhiale da sole “Matrix-Ispired” si caratterizza per portabilità e leggerezza. Nelle collezioni SS18 moltissimi stilisti ne hanno celebrato il ritorno nelle loro collezioni.

Tra i tanti, Miuccia Prada che per l’estate 2018 propone una rivisitazione contemporanea dello stile di Neo & co., invadendo le passerelle con lenti a mascherina nere o specchiate, rigorosi e geometrici ma qui abbinati con accessori pop e animalier, un contrasto tra forme nette e suggestioni tipicamente estive e frizzanti.

PRADA, MIU MIU, MARGIELA, ACNE STUDIOS: TUTTE SOTTO LA LENTE DI MATRIX








Sulla stessa linea Miu MiuMaison Margiela o Acne Studios e tutte le it-girl che li hanno indossati smodatamente tra una fashion week e l’altra.

I modelli d’avanguardia di quest’anno sono leggeri e allungati, più affusolati con una mascherina ridotta ai termini essenziali.

Sul pezzo la collaborazione tra Ace & Tate e CMMN, rivolta ai nostalgici della decade ’90-2000. La collezione è un mix tra silhouette geometriche e minimal con sfumature neon e metalliche.

Le lenti sottili e strette, i bordi metallizzati neri o infuocati, i modelli basic e unisex sembrano quelli indossati da Neo e Trinity, ispirati a quell’atmosfera urbana e distopica, ma allo stesso tempo new vintage, così ben evocata da tutta quella corrente sci-fi di cui Matrix costituisce una pietra miliare.

Se l’occhiale scuro è sdoganato come salvavita post notte brava, siamo certi che tra montature a triangolo, lenti colorate e mascherine fantascientifiche c’è solo l’imbarazzo della scelta, per dare quel tocco avant garde a qualsiasi look.

 

Black is the New Punk: AFROPUNK è il nuovo inno alla diversità

Da Brooklyn, a Londra e a Parigi

Chi l’ha detto che è solo il “Coachella dei neri”?

Black is the New Punk: Afropunk è il nuovo inno alla diversità

The other black experience: orgoglio black, musica, fashion e celebrazione della diversità

C’è chi lo chiama il “Coachella delle persone di colore” e chi lo considera qualcosa di più di un festival di musica black alternativa, un vero e proprio manifesto della diversità, contro ogni forma di discriminazione o “–ismo”. O qualcosa addirittura di più complesso, una nuova subcultura che dagli States è sbarcata in Europa.

Formalmente Afro-Punk nasce a Brooklyn nel 2005, non come un semplice festival di due giorni, ma una grande celebrazione di libertà, animato da una vocazione punk dall’anima black.

BROOKLYN, PARIGI, LONDRA: AFROPUNK DA’ VOCE AD UNA NUOVA COMUNITÀ

Il messaggio è semplice ed efficace, è una risposta forte e chiara a tutti quegli stereotipi sulle persone ed i generi musicali che prevedono che neri e bianchi ascoltino necessariamente generi musicali diversi.

In uno scenario dove il punk viene associato quasi esclusivamente ai bianchi, qui c’è chi crede che qualunque tipo di musica possa appartenere a chiunque, ed è pronto a dimostrarlo, da Brooklyn a Londra e Parigi.

Il monito è “sii chiunque tu voglia essere”, senza limiti di razza, identità sessuale, età e qualsiasi altro ostacolo imposto dai luoghi comuni.

DAL DOCUMENTARIO AL FESTIVAL, UNA RIVENDICAZIONE A TUTTO VOLUME

utto comincia nel 2001, quando James Spooner, newyorkese nero in un ambiente di musicisti bianchi, decide di dar voce a quella minoranza black e punk rock di cui nessuno parla. Comincia a cercare le storie di questa realtà mai ascoltata e a raccoglierle in un documentario, “Afro-punk”, che esce nel 2003, viene selezionato al Toronto International Film Festival e che totalizza più di 100 proiezioni in un anno.

In seguito al docu-film molti iniziano a raccontare le loro esperienze e le difficoltà rispetto ad un razzismo di fatto multidirezionale.

E così due anni dopo Spooner lancia a Brooklyn il primo Afro-Punk festival assieme a Matthew Morgan, al tempo manager e già co-produttore del documentario. Il movimento si rivolge “a ogni ragazzino di colore che sia mai stato chiamato ne**o… e a ogni ragazzino bianco che pensa di sapere che cosa significhi“.

Morgan, conscio del potenziale del messaggio, decide di investire nell’organizzazione del festival, e la manifestazione, cresce ogni anno di più arrivando nel 2015 ad espandersi ad Atlanta e Parigi, raggiungendo a Brooklyn le 70.000 presenze.

]Negli anni l’offerta di artisti presenti sul palco diventa sempre più eterogenea e spesso condita da ospiti un po’ più mainstream come Lenny Kravitz, Kelis, The Creator e molti altri. Nonostante in questi anni si sia evoluto da rivendicazione di una community etnica e musicale a fenomeno culturale e sociale, con una forte dose di ricerca d’immagine, il festival conserva uno spirito punk e la forza di un movimento che parte dal basso, basandosi su libertà di espressione, autodeterminazione e mutuo supporto.

Afro-Punk ai giorni nostri giunge soprattutto come una nuova controcultura che fonda la propria identità in una forte consapevolezza estetica: una concentrazione di stili e contaminazioni che va a riscrivere il concetto di “Afrofuturismo”, che da movimento commemorativo della diaspora africana, diventa una delle avanguardie più stilose dell’ultimo decennio.

Cos’è rappresenta al giorno d’oggi di Afro-Punk? Sicuramente è un luogo in cui qualsiasi individuo scisso tra realtà diverse scopre che la sua diversità non solo ha un nome ma è ampiamente condivisa da una comunità che si fa a sua volta modello di stile e libertà, con la consapevolezza che nessuno è poi così solo.

Prossima data: 25 agosto Brooklyn, New York

Sito: http://afropunk.com/

FB: https://www.facebook.com/AFROPUNK/

IG: https://www.instagram.com/afropunk/

Future Vintage Festival 2018: SCEGLI LA STRADA

È tornato Future Vintage Festival con il nuovo payoff: “Scegli la Strada”

FUTURE VINTAGE FESTIVAL 2018: SCEGLI LA STRADA

7-8-9 SETTEMBRE A PADOVA

Future Vintage, festival sul lifestyle e la comunicazione, per la sua IX Edizione (Padova, 7-8-9 Settembre 2018), in collaborazione con Radio Deejay, torna ad esplorare le ispirazioni, le origini e le contaminazioni delle tendenze contemporanee attraverso una nuova e privilegiata chiave di lettura: la Strada

Una tre giorni di expo, eventi, conferenze con testimonial d’eccezione e nuovi ambassador del web, workshop e concerti serali che si focalizzerà sugli stili, i trend, le subculture underground e i fenomeni nati dalla strada. Dallo street style che ha contaminato non solo lo sportwear ma anche il lusso contemporaneo, percorrendo le influenze urbane che hanno cambiato il mondo della moda, dell’arte e del design.

Il nuovo payoff 2018 “SCEGLI LA STRADA” risponde alla scelta di una ricerca stilistica multisciplinare in grado di fornire nuovi stimoli creativi al pubblico del festival. Saranno presenti i principali interpreti in ambito lifestyle tra brand internazionali con heritage e sguardo al futuro, limited edition, relatori e ricercatori, con aree dedicate a nuovi designer, showcase, archivi e selezionatori vintage prevalentemente anni ’80 e ’90, per coinvolgere il pubblico di appassionati, uffici stile, buyer e influencer.

La strada è un’incubatrice di nuove esperienze e fenomeni autentici, un punto di osservazione privilegiato per comprendere il futuro e le sfaccettature del mondo contemporaneo, a partire dalle subculture metropolitane fino ad arrivare alle nuove regole della comunicazione e del fashion system. Un serbatoio di stili, influenze e orientamenti che andranno a creare nuovi fenomeni, statement e stili di vita.

Future Vintage Festival proporrà per la nuova edizione un palinsesto di contenuti inediti e di appuntamenti multidisciplinari, presso il Centro Culturale San Gaetano, tribunale del XVI secolo ristrutturato in vetro e acciaio, simbolo tra il connubio tra passato e futuro. Ma non solo, la kermesse proporrà un’esperienza allargata, oltre all’evento fuori festival ufficiale, Chic Nic presso i Giardini dell’Arena, a concerti e spettacoli gratuiti serali, in Piazza Garibaldi, in pieno centro storico; mentre Piazza Sartori ospiterà un nuovo urban district che riproporrà discipline legate al mondo della strada, come incontri di street basket, dj set, skateboard e half pipe. Un nuovo modo di vivere il festival “in strada”.

Per chi se lo fosse perso ecco l’aftermovie della scorsa edizione di Future Vintage Festival

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DJ SET GIORGIO MORODER: Tutte le Info, Orari, Regole e Sicurezza

DJ SET GIORGIO MORODER: Info, Regole e Sicurezza

Tutte le informazioni utili e le regole per il pubblico di “FUTURE CHRISTMAS” con Dj Set Gratuito di Giorgio Moroder.

Venerdì 22 Dicembre, vi aspettiamo numerosi a FUTURE CHRISTMAS, con Dj Set di GIORGIO MORODER in Piazza Garibaldi, a Padova.

Con l’intento di far vivere al pubblico una serata memorabile in totale sicurezza e all’insegna della grande musica internazionale e delle indimenticabili hit di Giorgio Moroder, gli organizzatori dell’evento chiedono di rispettare le seguenti semplici regole.

Norme per la Sicurezza

In seguito ai noti e spiacevoli fatti di Torino dello scorso 3 giugno in Piazza San Carlo, è stato necessario creare uno spazio delimitato allo spettacolo, al cospetto del palco, in rispetto alle nuove norme vigenti per garantire l’incolumità degli spettatori e con lo scopo di regolamentare l’afflusso dei presenti e di controllare il corretto comportamento del pubblico.

Si avverte perciò tutto il pubblico presente che, a tutela della comune incolumità, saranno predisposti controlli alle entrate dell’area transennata effettuati dal personale in servizio con la supervisione delle forze dell’ordine.

All’interno di tale area sarà garantita la sicurezza del pubblico grazie al controllo e all’operato del personale, che regolerà l’ingresso dell’area in base al numero di presenze indicato dalla Questura di Padova.

All’interno dello spazio delimitato allo spettacolo sarà inoltre vietato introdurre: animali di qualsiasi specie e taglia, vetro, bottiglie, biciclette, ombrelli, materiali pirotecnici, infiammabili, esplosivi, e oggetti che possano arrecare danno al prossimo.

Il personale addetto alla sicurezza si riserva la confisca dei suddetti oggetti, al fine di garantire la sicura riuscita dell’evento.

Ricordiamo che in caso di necessità le uscite di sicurezza sono indicate con le apposite bandierine illuminate.

Per ragioni relative alle norme vigenti in fatto di sicurezza non è inoltre ammesso l’uso di stufe radianti o funghi riscaldanti a gas nell’area dell’evento.

A capienza massima raggiunta, sarà possibile assistere allo spettacolo sostando nell’area di fronte a La Rinascente.

A tal proposito, chiediamo cortesemente a coloro che intendono fruire lo spettacolo al di fuori dell’area transennata, di lasciare i passaggi liberi sotto il portico (lato ODS Store e Foot Locker) e in Via San Fermo (fronte Louis Vuitton), per dare la possibilità al personale di sicurezza di intervenire in caso di necessità. 

Biglietto d’Ingresso Gratuito

All’ingresso nello spazio delimitato allo spettacolo verrà rilasciato un biglietto gratuito. Vi preghiamo inoltre di riconsegnare il biglietto d’ingresso gratuito all’uscita dell’area transennata.

I servizi igienici sono a vostra disposizione dietro il palcoscenico lungo Corso del Popolo.

La seguente è la scaletta dell’evento Future Christmas con relativi orari:

19.00 – 21.15 – apertura musicale a cura di FABIO PARODO, IRINA KORE e BOSI

21.20 – 21.55 – live tribute KRAFTWERK LIVE ACT con MEGAHERTZ

22.00 – 23.15 – dj Set GIORGIO MORODER

23.20 – 00.00 – chiusura musicale FUNKYTOWN CLOSING NIGHT

Servizi Food & Beverage

In Piazza Garibaldi gli organizzatori garantiranno postazioni utili a somministrare cibo e bevande calde.

Palco Riservato

Verrà inoltre allestito uno spazio sopraelevato, che potrà accogliere circa 100 persone. Tale palchetto ravvicinato allo stage dove si svolgerà lo spettacolo, sarà accessibile a tutti coloro che vorranno acquistare per 100€ un pacchetto che comprende:

  • bottiglia di Champagne o Franciacorta;
  • Panettone, dolciumi e cioccolatini;

Nell’area sopraelevata sarà inoltre previsto un esclusivo servizio di bevande calde.

Info e prenotazioni: 049/8644888

Parcheggi

A questo link è possibile trovare informazioni su parcheggi e trasporti pubblici nel periodo natalizio.

Clicca sul pulsante qui sotto per visualizzare i parcheggi di Padova su Google Maps.

MAPPA PARCHEGGI

DOVE

 

 

 

 

PIANTINA AREA SPETTACOLO

 

 

 

 


Ringraziamo tutti quanti per la collaborazione con l’augurio di trascorrere un grande FUTURE CHRISTMAS insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIORGIO MORODER: Future Christmas Night a Padova

DJ SET AD INGRESSO LIBERO

Future Christmas Night with Giorgio Moroder

GIORGIO MORODER FUTURE CHRISTMAS DJ SET

Venerdì 22 Dicembre a Padova, Dj Set ad ingresso libero di Giorgio Moroder

My name is Giovanni Giorgio but everybody calls me Giorgio
Vincitore di 3 Premi Oscar, 4 Grammy Awards, 4 Golden Globe, produttore di 16 album in studio, 14 colonne sonore, 100 tra dischi d’oro e platino e con più di 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo.

3 OSCAR

4 GOLDEN GLOBE

4 GRAMMY AWARD

PARTECIPA

Per una notte Piazza Garibaldi a Padova, a partire dalle 21.30, diventa il palcoscenico internazionale, dj set gratuito, di uno dei compositori e produttori musicali più famosi al mondo, nonché padre della disco music e autore delle indimenticabili e pluripremiate colonne sonore di Flashdance, Top Gun, Scarface, American Gigolò, Fuga di Mezzanotte, La Storia Infinita e di grandi eventi sportivi come le Olimpiadi di Los Angeles, Seul, Pechino e di Italia ’90.

Artista celebrato dall’industria discografica e cinematografica, ha collaborato con alcuni dei maggiori artisti internazionali:

Inventore del suono del futuro, padre artistico di Donna Summer, Mentore dei Daft Punk, Giorgio Moroder ha firmato le più grandi hit con le icone mondiali della musica: David Bowie, Freddy Mercury, Blondie, Elton John, Britney Spears, Cher, Coldplay, Janet Jackson, Kylie Minogue, Kelis, Sia, Eurythmics, Charlie XCX e moltissimi altri.

Uno show arricchito da laser, visual e animazione

https://www.youtube.com/watch?v=Nm-ISatLDG0

In caso di avverse condizioni meteorologiche l’evento si effettuerà presso la Kione Arena (Palasport San Lazzaro), sempre ad Ingresso Libero.

In collaborazione con:

 

IO NON ESISTE: DI SETTIMIO BENEDUSI TUTTI I RITRATTI DEL FUTURE VINTAGE FESTIVAL

«Ogni faccia è Meravigliosa!»

IO NON ESISTE: DI SETTIMIO BENEDUSI TUTTI I RITRATTI

LA GALLERY COMPLETA DI RITRATTI REALIZZATI DA SETTIMIO BENEDUSI DURANTE IL FUTURE VINTAGE FESTIVAL 2017

Padova 8-9 Settembre 2017
FUTURE VINTAGE FESTIVAL   «Il Manifesto Politico di un nuovo Movimento Etico, Morale, Estetico: il FACCISMO. Ogni faccia è Meravigliosa!   Non esistono Modelle, non esistono Modelli: ognuno è meraviglioso perché è unico. Non cercate di assomigliare a modelli che sono esterni a voi: cercate di assomigliare a chi siete voi» Settimio Benedusi, Faccista

Le immagini che sono state stampate durante il festival rimarranno esposte presso il Centro Culturale San Gaetano, location del Future Vintage Festival.

Vi chiediamo di pazientare il caricamento progressivo delle foto che abbiamo caricato così come ce le ha donate l’autore in modo da darvi la possibilità di salvarle e poterle anche stampare.

HTC LOS ANGELES ROCK’N ROLL REINVENTED VINTAGE

HTC Los Angeles racconta una storia di artigiani moderni, una storia di ricerca, recupero e sperimentazione.

Una storia Made in Italy & Usa

HTC LOS ANGELES ROCK’N ROLL REINVENTED VINTAGE

DALLE COLLINE DI HOLLYWOOD ALL’ECCELLENZA DELLA PELLETTERIA ITALIANA

Con le colline di Hollywood a fare da sfondo, l’identità del marchio HTC Los Angeles è caratterizzata dal suo stesso luogo di nascita, la California, e si ispira alla cultura del Rock’n’Roll, ai bikers, ai lunghi viaggi on the road e alla libertà di poterne far parte.

HTC Los Angeles è il centro gravitazionale per gli appassionati di vintage, grazie al suo punto di vista unico e alla sua abilità di creare accessori e abbigliamento iconici e calzature senza tempo.

Un brand che ha aperto un nuovo capitolo del reinvented vintage, rielaborato secondo codici stilistici contemporanei, con un know-how manifatturiero e una sensibilità artigianale unica e consolidata negli anni.

Due i fondatori: Zip Stevenson, guru losangelino del vintage e l’imprenditore Andrea Brà, che da sempre persegue solo l’eccellenza dell’arte della pelletteria italiana.

Made in Italy & USA, distribuito in oltre 40 paesi in tutto il mondo, HTC Los Angeles racconta una storia di artigiani moderni, una storia di ricerca, recupero e sperimentazione, con un DNA inconfondibile, figlio della Città Degli Angeli.

www.htclosangeles.com

Q&BGRAFICHE: MAIN DIGITAL PRINT PARTNER FUTURE VINTAGE FESTIVAL

Da più di 25 anni nel settore della grafica e della stampa

Scopri un’ampia gamma di strumenti e servizi per la promozione di impresa e visual communication.

Q&BGRAFICHE: MAIN DIGITAL PRINT PARTNER FUTURE VINTAGE FESTIVAL

L’attenzione costante per la tecnologia e l’innovazione.

I prodotti Q&BGRAFICHE sono basati su stampa digitale di qualità elevata a prezzi competitivi e con tempi di consegna praticamente immediati. Grazie alle proprie risorse, all’esperienza e alle partnership con le migliori aziende, è in grado di offrire ad ogni cliente un servizio integrato con soluzioni personalizzateStampa su tutti i tipi di formato: dal biglietto da visita al libro, dalla locandina alla stampa di manifesti per affissione a grandi formati, ovviamente la produzione e il servizio includono la stampa su supporti rigidi e una vastissima scelta di espositori per tutte le esigenze. Inoltre è in grado di fornire un servizio di stampa e ordini online che garantiscono la consegna in tutta Italia in 24/48h ore, permettendo di formulare preventivi su moltissimi prodotti.

MUSME: IL MUSEO DELLA MEDICINA DALL’ANIMA “FUTURE VINTAGE”

La Medicina come non te l’hanno mai raccontata

Con Future Vintage Festival scopri le meraviglie antiche e tecnologiche del Museo della Medicina

MUSME: IL MUSEO DELLA MEDICINA DALL’ANIMA “FUTURE VINTAGE”

Con il Priority Pass Future Vintage vieni a scoprire le meraviglie del Musme, tra antichità, tecnologia e innovazione.

Future Vintage Festival, durante i giorni della kermesse (8-9-10 Settembre), vi offre la possibilità di scoprire le meraviglie antiche e multimediale del MUSME, il Museo di Storia della Medicina di Padova, attraverso ingressi privilegiati (ingresso a tariffa minima) e visite guidate.

Oltre che con il Centro Altinate San Gaetano – antica abbazia e poi tribunale nel XVI secolo, ora location che ospita uno dei beaubourg culturali più importanti d’Italia, nonché sede del festival – Future Vintage vuole creare le connessioni con le eccellenze della città che esprimono gli stessi valori. Quale location più “future vintage” del MUSME per veicolare eredità e conoscenza con l’innovazione e la tecnologia?








 

Per tutti i coloro che saranno in possesso del PRIORITY PASS Future Vintage, sarà possibile scoprire le esperienze multimediali, innovative e originali del MUSME, ispirate alle nuove frontiere della divulgazione culturale e scientifica, pensate per coinvolgere, formare ed emozionare il pubblico di qualsiasi età e che hanno valso al MUSME il Premio Innovazione Smau 2017.

 

http://www.futurevintage.it/portfolio-posts/preiscrizioni-priority-pass/

E lunga è la storia racchiusa nel MUSME, all’interno del complesso di San Francesco, uno dei primi ospedali d’Europa, nell’omonima via cittadina. Le radici del museo risalgono al 1414, ad opera di Sibilla de’ Cetto: assieme al marito Baldo Dei Bonafari fonda il primo ospedale cittadino, vicino alla città e perciò non solo dedito “all’ospitalità” dei viandanti ma anche alla salute degli abitanti stessi, per una struttura all’avanguardia. È quindi secolare la tradizione e l’eredità che fanno parte del museo, e nel luogo tra le cui mura il medico Giambattista da Monte fu uno dei precursori della pratica clinica, oggi questa stessa storia viene raccontata.

 








All’avanguardia ieri come ora. Il MUSME si ispira ai più moderni science centre. Pannelli interattivi, schermi multimediali, video animati, giochi virtuali, touch screen: in tutte le sale del MUSME la tecnologia è cardine per incentrare il percorso espositivo che culmina nello spettacolare Teatro Anatomico che grazie a proiezioni mappate svela i segreti del corpo umano grazie a un modello grande 8 metri.

Future Vintage offre perciò la possibilità al suo pubblico di immergersi in un’esperienza inedita, che mescola memoria passata e mondo virtuale, un viaggio tra le innovazioni del presente ed un passato che ispira un futuro di nuove conoscenze in divenire.

Dall’8 al 10 settembre passate a trovarci e a godere delle meraviglie del Musme. 


FREITAG: FROM TRUCK TILL BAG

Scopri la storia dietro le borse FREITAG

Dai camion alle borse: epica storia di trasformazione del prodotto

FROM TRUCK TILL BAG

Attraverso gli scatti di Joël Tettamanti l’epica storia illustrata della trasformazione dei teloni di camion usati in borse FREITAG


https://www.youtube.com/watch?v=x8OQw8gptGc

LE BELLE STORIE VANNO CONDIVISE

Dal 1993 FREITAG regala ai materiali usati una seconda vita ricollocandoli sempre in un contesto nuovo. Il nome di questo fantastico processo di trasformazione? «From Truck Till Bag». Da «Cenerentola» a «Il Principe Ranocchio», fino a «La Metamorfosi» di Kafka, abbiamo nei secoli amato le storie di ri-contestualizzazioni e trasformazioni apparentemente semplici.

Per FREITAG queste storie sono state un motivo sufficiente ad invitare nella fabbrica di Zurigo il fotografo svizzero Joël Tettamanti dove, per due settimane, ha potuto immortalare tutti gli aspetti dell’elaborato processo di trasformazione ed  i suoi protagonisti. Il risultato è un’epica storia illustrata che inizia dalla galleria del Gottardo, passando attraverso il centro «di squartamento» e la lavanderia di Zurigo, fino al reparto di taglio, offrendo un esclusivo spaccato della ri-contestualizzazione di teloni di camion in borse FREITAG.

La trasformazione dei vecchi involucri di camion in borse uniche e altamente funzionali avviene nella nostra fabbrica in cinque complesse fasi:

  1. MATERIE PRIME: Chi ha già baciato un ranocchio in vita sua lo sa bene: solo dalle più belle materie prime possono nascere veri R.I.P. (recycled individual products). Per la loro creazione è richiesta un’organizzazione estrema in termini di logistica… accaparrarsi così tanti teloni di camion sempre e rigorosamente USATI che abbiano alle spalle tra i 5 e i 10 anni di servizio sulla strada, fidatevi, non è facile!

2. SQUARTAMENTO DEI TELONI Probabilmente Il centro di squartamento al Nœrd è il solo luogo al mondo in cui, a volte, la violenza rappresenta l’unica soluzione possibile. I teloni di TIR usati non sono merce acquistabile al metro da cui si possono tagliuzzare con nonchalance e facilità tutte le parti necessarie a creare delle borse. Per farli rimanere ben saldi sui loro TIR, infatti, vengono muniti di fibbie, cinghie di rinforzo e occhielli metallici – tutte cose che noi… dobbiamo eliminare!

3. LAVAGGIO I depositi pluristratificati di poltiglia di neve, piogge acide, pungenti gas di scarico e polveri sottili, oltre alla consueta sporcizia raccolta un po’ in tutta Europa, sono il vero segreto della bellezza dei teloni. Ma in questa fase di produzione tutto questo deve sparire e per farlo servono le nostre due gigantesche lavatrici, tanta acqua piovana raccolta a Zurigo e i nostri Tarp Washer, veri e propri duri del lavaggio.

 

4. BAG DESIGN Gli altri designer abbozzano degli schizzi, i nostri creano delle borse: una dopo l’altra, con un coltello affilato in mano. Qui avviene il miracolo che rende i nostri prodotti così inimitabili, nel vero senso della parola: ogni borsa rappresenta infatti un pezzo unico ed irripetibile, non ne troverete mai due uguali in tutto il mondo!

5. CUCITURA Portogallo, Bulgaria, Repubblica Ceca, Tunisia e Svizzera: le macchine da cucire sferragliano senza sosta per mettere insieme i pezzi di teloni che sono, per loro natura, decisamente tenaci. Quando le borse finite ritornano alla fabbrica, devono superare alcuni rigorosi test di controllo qualità prima di essere fotografate, ognuna singolarmente, per la presentazione nello store online.

 

SCOPRI IL MONDO FREITAG NELLO STORE DI MILANO

Il flagship store di Milano è il primo store FREITAG d’Italia, situato tra Corso Como e Corso Garibaldi, in Viale Pasubio 8, 20154 Milano (+39 023 668 04 80).


Quelle acconciature impossibili anni ’80 e ’90

Dalle chiome 80s gonfie antigravità ai codini avvitati di Gwen Stefani

Abusi e soprusi sulle chiome anni ’80 e ’90

QUELLE ACCONCIATURE IMPOSSIBILI ANNI ’80-’90

MÈCHES IMPROBABILI, LOOK POP DADAISTI E ALTRE DERIVE DELLA MTV GENERATION

Frisècapelli cotonatissimilacca a dispetto dell’ozono, treccine e codini ovunque: e si potrebbe continuare con tutte quelle moda rincorse nelle ultime decadi per rimanere al passo con gli ultimi trend. Certo, l’effetto vertigine, nel riguardarsi indietro, nelle vecchie foto degli anni ’80 e ’90, magari in quelle collezioni horror degli annuari dei college americani, così popolari nella rete, la reazione primaria è quella del raccapriccio o dell’incredulità.

Parliamo di decadi che hanno “imposto” ai nostri capelli un’attitudine piuttosto non-sense o così audacemente naif, per usare un eufemismo, con acconciature gonfie ed eccentriche tanto da sfidare le leggi della fisica e della gravità.

 








Frisè, capelli cotonatissimi, lacca a dispetto dell’ozono, treccine e codini ovunque.

Frisè che sfidavano ogni morigeratezza e code di cavallo spumose che all’occhio contemporaneo appaiono come dei tableau vivent di cattivo gusto, tanto che le giovani generazioni non possono che rimanere basite. Eccessi e grandi magazzini, chiome impossibili e gadget colorati che si innestano tra i ciuffi con un tocco pop-dadaista. I capelli diventano un guazzabuglio postmoderno dove sperimentare la propria identità che però non vuole discostarsi troppo da Mtv e dalle icone della Pop music immortalate dai teen magazine dell’epoca.








Dove il capello nella decade ’80 richiede aria volume e molto, molto spazio per far fronte alle chiome scultoree, così gli anni ’90, sgargianti e irriverenti come le loro mèches a contrasto, subiscono un avvitamento su se stessi e la complicazione diventa il cavallo di battaglia di molte acconciature.

Nei ’90 esordiscono i codini arrotolati su se stessi che la beniamina del pop rock Gwen Stefani sfoggia sia sul palco che sui red carpet. Composizioni ardue che talvolta di mischiano in treccine o finti dreadlocks assolutamente insensati, per lo meno quanto le astruse acconciature di Christina Aguilera & co, anch’esse carpiate su se stesse.

 








Così scorrendo i molti ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, misti tra imbarazzo e nostalgia, si spera che certi soprusi alle nostre chiome siano finiti, confidando nella morigeratezza minimal contemporanea, minacciata dalle tendenze unicorn color e dalle tinte “degrado” con le quali molte ragazze vorrebbero colorare le decadi future.

MAKE A FAKE WITH FREITAG: crea con le tue mani il tuo F-aker Reflector

Scopri il mondo FREITAG con le tue mani

Partecipa al workshop FREITAG e crea a mano  il tuo Faker Reflector Tool, scopri come!

MAKE A FAKE WITH FREITAG

CREA CON LE TUE MANI IL TUO F-AKER REFLECTOR

Nel 1993 i due graphic designer Markus e Daniel Freitag erano alla ricerca di una borsa funzionale, impermeabile e robusta per contenere i loro progetti. Ispirati dal traffico dei coloratissimi mezzi pesanti che tutti i giorni rombavano sulla tangenziale di Zurigo davanti alla loro abitazione, crearono una Messenger Bag utilizzando vecchi teloni di camion, camere d’aria usate e cinture di sicurezza. Così, nel salotto di quell’appartamento, nacquero le prime borse FREITAG, tutte riciclate, tutte pezzi unici, tutte fatte a mano.








Il primo prototipo di Messenger Bag del 1993, cucita a mano in un piccolo appartamento di Zurigo a partire da teloni di camion usati, cinture di sicurezza di automobili e camere d’aria di biciclette.

I due fratelli hanno così dato inizio a una rivoluzione nel mondo delle borse che da Zurigo è sconfinata nelle città europee fino all’Asia, rendendo FREITAG il fornitore ufficioso di tutti i ciclisti urbani.








Durante il Future Vintage FREITAG proporrà l’evento MAKE A FAKE, un divertente workshop durante il quale il pubblico potrà toccare con mano e lavorare di persona il materiale preferito del brand: il telone di camion.








Alla fine del workshop ogni partecipante tornerà a casa con un utile oggetto che migliorerà di gran lunga la sua sicurezza da ciclista urbano.

In loco ci sarà inoltre la possibilità di scattare divertenti foto al FAKE TRUCK Freitag e partecipare alla campagna social #ftruckers93 #bagflash.

Il workshop è aperto a tutti ma il numero di Reflectors Tool in omaggio è limitato, fino ad esaurimento scorte.

Per partecipare sarà semplicissimo: basterà andare a trovare lo spazio FREITAG nelle Sale Espositive al primo piano.

Partecipanti: tutti sopra i 14 anni.








Orari: tutti i giorni: 8-9-10 settembre

ore 10:00 – 12:30 / 14:30 – 17:00

SCOPRI IL MONDO FREITAG NELLO STORE DI MILANO

Il flagship store di Milano è il primo store FREITAG d’Italia, situato tra Corso Como e Corso Garibaldi, in Viale Pasubio 8, 20154 Milano (+39 023 668 04 80).

 



TROVA LO STORE PIÙ VICINO A TE

Carmen Consoli al Concerto Inaugurale gratuito del Future Vintage Festival 2017

Live Acustico di Carmen Consoli

Ad inaugurare l’VIII edizione del Future Vintage Festival

 

CONCERTO INAUGURALE DI CARMEN CONSOLI

7 settembre, nell’esclusiva cornice del Caffè Pedrocchi, a Padova

In caso di pioggia il concerto verrà organizzato all’interno del Palazzo della Ragione e verranno attivati i link di prenotazione gratuita in questa pagina.

Gli slot di prenotazione gratuita saranno attivati rispettando 2 determinati orari, fino ad esaurimento posti:

 

Emissione 1° TRANCHE di ingressi: alle ore 17.00 di Giovedì 7/09/2017
Emissione 2° TRANCHE di ingressi: alle ore 19.00 di Giovedì 7/09/2017

RIMANETE CONNESSI IN QUESTA PAGINA

Ispirazioni rock, soul e blues, una voce graffiante che narra grintosa storie appassionate: Carmen Consoli sarà la protagonista assoluta del Concerto Inaugurale Gratuito dell’VIII edizione di Future Vintage Festival del 7 settembre 2017, nella prestigiosa cornice del Caffè Pedrocchi.

 

Servono poche presentazioni per l’artista catanese: con due milioni di dischi venduti e diversi album alle vette delle classifiche, Carmen Consoli porterà il suo stile personale e la sua musica in terra patavina per animare la notte che inaugura l’ottava edizione di Future Vintage Festival.

 

Venti anni di carriera della cantantessa della musica italiana: proprio nel 1997 partecipò a Sanremo con il brano che la portò agli onori del grande pubblico.

 

Future Vintage Festival 2017 in collaborazione con Caffè Pedrocchi, ha perciò il piacere di presentare il Concerto Inaugurale Gratuito di CARMEN CONSOLI, nell’esclusiva e prestigiosa cornice del Caffè Pedrocchi, simbolo inconfondibile di storia e cultura per la città di Padova.

 

“Una magnifica combinazione tra una rocker e un’intellettuale”
NEW YORK TIMES

 

“Una voce bellissima e canzoni appassionate che non hanno bisogno di traduzioni”
NEW YORKER

 

Una carriera costellata di primati: la prima artista italiana a calcare il palco dello Stadio Olimpico di Roma, headliner a Central Park, 3 sold out di fila a New York, la prima donna nella lunga storia del Club Tenco a vincere la Targa Tenco come Miglior Album dell’anno, nominata Goodwill Ambassador dell’Unicef e Ambasciatrice del Telefono Rosa, premio Amnesty Italia, fondatrice della propria etichetta musicale.

 

Unicità canora, compositiva e interpretativa e un suono in continua evoluzione valorizzato dalla sua verve di performer grintosa e passionale, fanno di Carmen Consoli un’artista fuori da ogni etichetta.

Cena alle ore 20.00
Concerto alle ore 22:00

Per le cene prenotazione obbligatoria:
prenotazioni@caffepedrocchi.it
+39 049 878 1231

 

Il concerto si effettuerà nello spazio plateatico esterno. Sarà possibile assistere gratuitamente alla performance live dell’artista. Posti e visibilità del concerto saranno garantiti in base all’ordine di arrivo del pubblico.

A cura di: Superfly Lab e Vintage Factory
Si ringraziano Regione Veneto e Comune di Padova

 

CAFFÈ PEDROCCHI VIA VIII FEBBRAIO – PADOVA ( SPAZIO PLATEATICO ESTERNO )

Adolescenza ’90: Gadget, Dilemmi e Posta del Cuore nel mondo di «Cioè»

Ma che ne sanno i 2000?

Ebbene sì, Cioè è ancora vivo e sopravvive nel mondo 2.0. Come?

La faccia enorme di Di Caprio giovanissimo che ti scruta sbarbato e ammiccante, Raul Bova appena uscito dall’acqua col ricciolo ribelle, i Take That nella classica posa da boyband.

Cioè siede sul trono delle letture della pubertà anni ’90. Non solo uno dei teen mag più famosi d’Italia (da ricordare anche altri giornalini come Top Girl e Pop’s), ma un vero e proprio format editoriale inedito nel nostro paese ad aver praticamente influenzato la formazione sentimentale (ma anche sessuale) di più di una generazione di ragazzine.

Cioè, termine intercalare spesso impiegato dai ragazzi, esce per la prima volta in Italia il 7 ottobre 1980 dalla mente geniale del fondatore Fabio Piscopo. Con Maurizio Costanzo che commentava i fotoromanzi e l’inserto L’Eco dei Sorcini di Renato Zero. Inoltre è stato il primo magazine a compiere la rivoluzione copernicana di infilare i gadget nel cellophane: il primissimo fu una gomma rosa a forma di cuore.

A fare la differenza tra il mare di riviste per adolescenti è il prodotto in sé, dove i contenuti son sempre scanzonati, celebrano i divi dei teenager e raccontano storie per spiegare in maniera molto semplice i drammi dell’adolescenza.

C’erano tutti i retroscena delle ragazze di Non è la Rai e di Beverly Hills, tanto quanto i consigli e le migliori tecniche di petting da sperimentare con i ragazzi. Chiacchiere, segreti e pettegolezzi di un mondo comunicativo estraneo agli adulti e ai genitori.

I capisaldi irrinunciabili: le COPERTINE ADESIVE da attaccare nel diario o nel Nokia 3410, i POSTERONI da cameretta, i GADGET tanto inutili quanto irrinunciabili (tra braccialetti, smalti, pochette, peluche, make up e le matite delle Spice Girls), i test per “scoprire veramente te stessa” e poi le DOMANDE DELLE LETTRICI, il vero pezzo forte di un mondo naif senza internet.

«Caro Cioè, se il mio ragazzo mi tiene per mano sulla strada di scuola posso restare incinta?»

«È possibile fare l’amore quando si è vergini?»

«È vero che per far crescere il seno bisogna mangiare molti funghi?»

Oggi nessuna ragazza dopo la scuola materna avrebbe dubbi del genere. Simili dilemmi amletici affidati ad anonime poste del cuore si mischiavano ai primi limoni e alle prime mestruazioni ed esorcizzavano terrori e paranoie adolescenziali allora insormontabili.

In un certo senso Cioè rispondeva come Yahoo Answer alle domande più banali dei teenager. Per queste ragioni non poteva rappresentare solo un semplice prodotto editoriale da sfogliare, con qualche consiglio su unghie e capelli e sorrisoni di attori famosi. Cioè rappresentava un settimanale irriverente e confidenziale, molti anni prima dei social network e di qualsiasi web influencer. Un giornaletto colorato che parla di sesso, che detta le mode dei teengers e che fa i nomi dei loro guru del cuore.

C’è da chiedersi che senso può avere «Cioè» per un millennial?

È il veicolo della società commerciale, assieme alla tv, per designare i Backstreet Boys e gli NSYNC i feticci dei diari di migliaia di ragazzine adoranti con gli occhi a cuore.

Cioè rappresenta anche l’innocenza perduta di una generazione ora adulta, quell’innocenza ad oggi spazzata da InstagramSnapchat e dalla velocità senza filtri dell’iperconnessione del web, pronta a rivelare tutto e di tutto con un solo click. Qualsiasi ruolo di intermediazione e informazione è venuto meno.






C’è da chiedersi che senso può avere Cioè per un millennial? I poster di carta, i braccialetti profumati, il voyerismo sui petti glabri della boyband del momento: come potrebbe mai competere tutto questo con la potenza dei social? Che ruolo potrebbe avere un simile giornalino che incarnava lo spirito tipicamente frivolo e gadgettaro degli anni ’90?

In realtà Cioè vive ancora (ora di proprietà della Panini), sostituendo Ambra Angiolini con i beniamini dei talent – Amici, X Factor, Italia’s got talent. Si sostituiscono Brad Pitt e Robbie Williams con lo youtuber o la web star di punta, ma l’estetica è rimasta la stessa, così come l’ideale di bellezza, imberbe, rassicurante e vagamente disneyano.

È un mondo trapiantato in un nuovo scenario che convive con Spotify, che collabora con Facebook, che vive in simbiosi con il web adottandone i linguaggi, mostrando i commenti ai post Instagram di Ariana Grande e consigliando i migliori canali YouTube da seguire per imparare a truccarsi.

Un nuovo “ipertesto” quasi multimediale o che quantomeno fa i conti con una nuova società dove i genitori sono chiamati a conoscere i One Direction e a smanettare per rimanere al passo con quella Rete che va più veloce di loro.








FREITAG Truckin’ Movie: dai Camion alle Borse

Dal Camion alla Borsa

Cinque artisti dell’animazione mettono in scena la storia di FREITAG

 

FREITAG TRUCKING MOVIE

https://www.youtube.com/watch?v=cUEVBa8WDTM

DAI TELONI DEI CAMION ALLE BORSE: I CARTOON CHE RACCONTANO LA STORIA DI FREITAG

 

Cinque artisti dell’animazione mettono in scena la storia di FREITAG – dal camion alla borsa – regalando cinque chiavi di lettura del tutto diverse.

TARP BLANCHE è il nome di questa iniziativa che coinvolgerà cinque diversi artisti a cui è stata data massima libertà espressiva. L’uscita dei cinque cortometraggi è prevista per quest’anno.

NEIL STUBBINGS, L’ARTEFICE[/mk_fancy_title][vc_column_text]Neil è un affermato regista di film d’animazione. Metà svizzero e metà inglese, ha scelto di rimanere in pianta stabile a Zurigo. In qualità di fondatore di LeMob, un’agenzia di motion design, è un pioniere nel nostro piccolo paese. Neil si serve di un’immensa gamma di personaggi e stili. Con il suo film TRUCKIN’ è il primo artista della nostra serie TARP BLANCHE.

https://www.youtube.com/watch?v=trWPy1ja450

Perché sei diventato motion designer?
Ho studiato per diventare graphic designer ma mi sono annoiato quasi subito. Sono da sempre più interessato alle immagini in movimento e agli effetti speciali e, da lì, il passo a motion designer è stato breve.

Qual è il tuo effetto speciale preferito?
Prediligo gli effetti speciali degli anni Ottanta. Erano realizzati «in camera» con modelli e oggetti reali. In genere non usavano effetti realizzati al computer. Oggi tutto avviene al computer e con una precisione decisamente maniacale. Credo che l’assoluta perfezione e l’esagerazione abbiano privato gli effetti di buona parte del loro fascino.

«Da qualche tempo mi frullava per la testa questa idea dei camion allevati come maiali.»

Con quale approccio ti sei accostato al progetto TARP BLANCHE di FREITAG?
Da qualche tempo mi frullava per la testa questa idea dei camion allevati come maiali. Tutto quello che ho dovuto fare è stato riempire le caselle vuote della storia.

Qual è la prima cosa che hai fatto quando hai preso in mano il progetto?
Ideare i personaggi principali. Quindi in questo caso i camion, che naturalmente rappresentavano i fratelli FREITAG. E i camion nelle diverse fasi evolutive: neonato, adolescente e adulto. Poi ho creato il mondo nel quale inscenare la storia. L’ideazione della fattoria e la veste grafica dell’intero film.

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LE SENZA COLORE

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Millennial Pink: il nuovo Rosa Barbie

PINK IS NOT DEAD

IL MILLENNIAL PINK È IL NUOVO ROSA BARBIE

Rosa, cipria, pesca, fucsia, salmone: il Millennial Pink è il “macrocolore” fluido che è divenuto uno statement della moda, simbolo della Generazione Y.

Ma da dove deriva il suo successo? Quali sono le sue origini?

Versatile, fresco, delicato, romantico, rassicurante, comprende tinte rilassanti, antistress, che suggeriscono benessere e combattono le ansie della vita moderna.

Comincia a diffondersi nel 2012 come una versione edulcorata del Barbie Pink, più rosa shock, e del Baby Pink legato all’infanzia anni ’80.

Si parla di Scandi Pink e di Tumblr Pink, per la sua popolarità sui social.

Le gradazioni rosa pastello di Grand Budapest Hotel nel 2014 conquistano il mondo del cinema.

Poi nel 2016 Pantone designa il Rosa Quarzo come tonalità dell’anno, introducendo nella primavera 2017 un nuovo rosa tenue chiamato Pale Dogwood.

È la “consacrazione” del Millennial Pink, un colore connaturato nella generazione Y, un rosa che funziona bene per la sua capacità di attrarre un pubblico di giovani consumatori.

 








Quella che sembrava una moda passeggera si sta trasformando in un fenomeno (tanto che il «New York Magazine» gli ha dedicato un’edizione nel suo allegato di moda «The Cut»). Marc Jacobs, Céline, Gucci, Balenciaga, Fendi, Red Valentino, Blumarine: sono solo alcune delle ultime collezioni di moda dove il rosa ha trionfato.

Fenty Puma di Rihanna ne è un altro chiaro esempio, in questo caso il Millennial Pink è il colore perfetto per interpretare il mood della collezione: “è come se Maria Antonietta fosse andata in palestra”. Sportwear e romanticismo.

Il Total Pink viene completamente sdoganato, reinventando il colore femminile per antonomasia, dopo aver attraversato vari linguaggi, trend e contaminazioni, dal passato fino ai giorni nostri.

Tonalità immancabile nelle correnti vaporwave ed elemento di contrasto del verde acqua seapunk, il rosa è poi divenuto bandiera del girly power, divenendo il colore essenziale del mondo kawaii e cosplay, simbolo di un ritorno ad un universo infantile, zuccheroso e confortevole, popolato di giocattoli e cartoon (assieme ad altri immortali totem teenager come gli unicorni ed ai suoi tropical alter ego: i pink flamingo).








ROSA OVUNQUE, DA GUCCI A RIHANNA, DAGLI UNICORNI ALLA PINK FLAMINGO MANIA

Allo stesso tempo il rosa ha interpretato, nell’hairstyling e nel make up, un ruolo stilistico fondamentale per le nuove lolite contemporanee, meno bamboline e più nasty e vicine alle tendenze new grunge.

Il Millennial Pink si discosta da tutto ciò, così come dal rosa 80’s, dalle tonalità di Pretty in Pink, dagli outfit di Molly Ringwald e di Breakfast Club o dalle eroine animate come Jem e le Hologram; così come dalla Material Girl di Madonna o dalle pinky blondie californiane di Beverly Hills degli anni ’90 e dalle Mean Girls del 2000.

Il Millennial Pink rappresenta un’evoluzione più matura e consapevole, che si allontana dagli eccessi glitter e bubble gum e che propone un linguaggio allo stesso tempo pop ma sofisticato, che ritroviamo dalle passerelle dell’alta moda al web design, dagli iPhone alle Superga, dalle boards su Pinterest al tostapane di Smeg.

Il colore del momento, un trend che fatica a cessare, un imperativo del fashion branding. O addirittura il colore di una generazione.

 








La Nuova Campagna Future Vintage 2017: «1980→2030»

Il Domani ha più Spazio

La Nuova Campagna Ufficiale del Future Vintage Festival 2017

 

PH: Martina Zilio

MODEL: Alicesofia Navarin

DESIGN: Circuito Zero

ART DIRECTION: Superfly Lab

 

«1980→2030», il payoff dell’VIII edizione di Future Vintage Festival (8-9-10 Settembre 2017, Padova), che avrà come claim ufficiale: «IL DOMANI HA PIU’ SPAZIO», così come il titolo della Campagna Ufficiale, realizzata da Martina Zilio, con la supervisione grafica di Circuitozero e di Superfly Lab, agenzia di comunicazione che assieme all’Associazione Vintage Factory organizza il festival.

Il Festival della comunicazione e del lifestyle si porrà come osservatorio culturale e stilistico con l’obiettivo di individuare le contaminazioni e le contaminazioni delle tendenze contemporanee che provengono dal più recente passato.

3 giorni di incontri con grandi ospiti, esposizioni arstiche, expo, concerti e nightlife, presso il Centro Culturale Altinate San Gaetano.

«1980→2030» un percorso inedito sulle contaminazioni e le contraddizioni a cavallo di due secoli, tra il vecchio e il nuovo millennio in una nuova dimensione globale. Il cuore pulsante della nascita di una Nuova Cultura Pop senza limiti. Un serbatoio creativo caratterizzata da costanti sperimentazioni, iperconnessioni con i nuovi media, culture sotterranee, nuove reti sociali e digitali, realtà tangibili e virtuali che abbattono i confini tra passato e futuro.

Anche quest’anno il festival rinnova la Main Media Partnership con Radio Deejay, oltre al patrocinio e alla collaborazione con Regione Veneto e Comune di Padova. Per questa ottava edizione la kermesse di arricchierà anche delle collaborazioni di Wired, media partner dell’evento, IED Milano e MARKETERs Academy, che cureranno alcuni incontro culturali all’interno del programma del festival, sempre più all’insegna dell’innovazione e di una vision contemporanea.

Continuate a rimanere connessi con Future Vintage Festival per scoprire in anteprima l’intero programma dell’Edizione 2017.

 

GABBERS ARE BACK! Il nuovo volto Punk della Moda

Post Rave = Nuovo Folk Suburbano

Come e perché della nuova magica nostalgia new gabber, dalla strada alle passerelle

GABBER GABBER HEY! IL MONDO POST RAVE = NUOVO FASHION PUNK?

THE GABBER SECOND COMING

Partirei da questo video di Dazed a proposito di Gabber Eleganza:

https://www.facebook.com/gabbereleganza/videos/1732883497009253/

“Gabber eleganza nasce nel 2011 come archivio web, una pagina di approfondimento e di ricerca estetica sulla cultura gabber e sui fenomeni post rave con lo scopo di creare un interesse culturale e di rivalutazione intorno a questa sottocultura spesso denigrata”.

Ecco, il punto sta proprio in questo: “con lo scopo di creare interesse culturale e di rivalutazione”.

Un processo in corso che va oltre la curiosità.

Malgrado le vie della moda siano infinite, in molti si chiedono com’è possibile che una contaminazione del genere sia potuta diventare in questi anni uno statement, sfilando addirittura in passerella.

 

HARDCORE IS THE NEW NORMCORE?

Un effetto vertigine lo si prova mettendo nella giusta prospettiva quella Rotterdam dove, secondo tradizione, è nato il tutto con un connotato assolutamente indispensabile di musica techno-hardcore, droghe sintetiche e cemento, e quello che è al giorno d’oggi diventato un “prodotto” contemporary luxury.








Da una parte il fenomeno dei raver, i bassifondi proletari, una generazione estrema e disperata di “pills-guzzling” in aperto conflitto con qualsiasi filosofia pop, da passare quasi come il vero ed unico movimento punk “genuino” degli anni ’90 (mentre il punk tradizionale si affacciava su Mtv); dall’altra una nuova connotazione, unica e significativa che la moda ha cominciato a dare a marchi come Diadora, Sergio Tacchini, Fila, Robe di Kappa indossati e assemblati mescolando le Nike Air Max Classic, tagli di capelli con rasature brusche, piercing e una deriva generalizzata verso un certo gusto di strada decadente.

L’extreme sportwear esplode nel segno della cultura post rave, alla stregua di un nuovo fenomeno folk suburbano, al ritmo di 180 bpm.

Ennesimo aspro ossimoro che si affaccia nel mondo della moda.

IL POST RAVE = NUOVO FOLK SUBURBANO

Oltre all’enorme successo globale di Gosha Rubchinskiy vale sicuramente la pena ricordare altri due marchi come Hood by Hair e Nasir Mazhar, dove certi stilemi vengono esasperati, le proporzioni diventano estreme, i materiali più tecnici e sull’onda della tecno, ricompaiono visiere e cappellini logati che sfilano assieme a scarpe con chiusure di velcro e anfibi zeppati.








Forse l’ennesimo stupro di una subcultura tra le più clandestine degli ultimi decenni, o più semplicemente l’esigenza di un ritorno, quasi nostalgico, ad esperienze autenticamente hardcore, dentro le quali sono confluite sperimentazioni molto eterogenee: sportwear, ultras, industrial, techno ravers, hardcore warriors, punk e chi più ne ha più ne metta.

Fino ad arrivare al new weird dei Die Antwoord, creature davvero poco collocabili e molto stranianti, il cui successo sembra proprio scaturire da un perverso interesse della moda nell’osservare le pieghe meno accomodanti delle più recenti subculture underground.

Tutto ciò che può sembrare vagamente sporco, “tamarro”, poco edificante, fino a raggiungere risultati volutamente kitsch ma che ci ricongiungono con una certa sfumatura nostalgica, soprattutto nelle menti di chi certe realtà magari le ha solamente sfiorate o nell’immaginario dei più giovani che ne ereditano i simboli estetici come una sorta di rivendicazione stilistica.








E forse proprio come in un video dei Die Antwoord proviamo un sottile piacere attraverso queste massime espressioni contemporanee del “ritorno estetico gabber”, dove il tradizionalmente brutto diventa incredibilmente attraente, l’antiestetico profondamente giusto e lo stonato perfettamente corretto.

Questo è forse il vero incantesimo della magica nostalgia new gabber.

Alla Fiera dell’Est: il successo del Post Soviet Streetwear

Perché e da dove arriva questa new wave dello streetwear post sovietico?
 

Future Vintage Post Soviet

ALLA FIERA DELL’EST: IL SUCCESSO DEL POST SOVIET STREETWEAR

QUALCUNO HA DETTO GOSHA RUBCHINSKIY?

Parigi, New York, Milano? No, Kaliningrad.

Enclave post sovietica tra Polonia e Lituania sulle coste del Mar Baltico. Tempi di grandi trasformazioni che disegnano le nuove strade della moda maschile, dove giornalisti e buyer sono disposti a volare in cerca di novità. Perché?

Nuovi e strani fenomeni da osservare, sulle orme delle realizzazioni di Gosha Rubchinskiy, uno dei fashion designer più seguiti del momento, che ha deciso di ambientare nella città natale di Kant la passerella per l’autunno-inverno 2017/2018.

Il sapore è quello dello streetwear sovietico, dal quale molti stilisti attingono a piene mani. Un immaginario a stretto contatto con gli anni ’90, i calzettoni di spugna, le felpe Fila, o Sergio Tacchini o Robe di Kappa con i loro logoni urlati su colori primari.

PARIGI, NEW YORK, MILANO?
NO, KALININGRAD

Bomber e misure oversize per enfatizzare mood svogliati.

I look di strada dalla Grande Madre Russia, vengono mediati combinando subculture giovanili – football fan, skater, techno kids, gabber, skinhead – attraverso una nuova estetica sporty & kitsch.

In questo modo si innescano fenomeni inediti di hype, passando per Pinterest, Instagram e i fashion blog.

La Russia è vista dall’Occidente ancora come un mistero, forse persino un mostro, una strana creatura ricca di traumi e stranezze da osservare con interesse.

Del resto si sa, dalle periferie, dai confini dell’ecumene e della società, provengono novità stranianti, ibride, dal fascino strano, che risultano funzionali al mercato della moda (grazie al web).

Ecco che arriviamo a subire il fascino esotico dell’Est Europa, adorando i frutti che nascono dal cemento post sovietico, quasi con una vena nostalgica da Guerra Fredda.

I modelli appaiono come hooligans efebi, dotati di uno strano fascino che lima l’aspetto tamarro ed il disagio antisociale tipico dei chav britannici.

L’attitudine un po’ ignorante delle tute da ginnastica da sfoggiare al massimo al supermercato, acquistano per incanto nuovi valori e significati.

DAL NORMCORE ALL’EXTREME CASUAL, PASSANDO PER IL GHETTO DELL’EST

Gosha Rubchinskiy – con alle spalle Comme des Garçons che gli cura produzione, marketing, distribuzione e vendite – firma collezioni per VansReebok ma anche Burberry.

Nel 2018 inaugurerà una collaborazione con Adidas: non a caso l’anno in cui la Russia ospiterà i mondiali di calcio, giusto per capire la portata dell’operazione commerciale.

logoni in cirillico che stanno monopolizzando i desideri di molti fashion victims forse vogliono comunicarci qualcosa di più profondo, oltre a confermarci che lo streetwear ormai è ovunque e stringe il mercato della moda in una morsa.

Proprio oggi che una qualsiasi collezione o sfilata senza scarpe da ginnastica risulta quasi inconcepibile, il successo di Gosha & Co ci vuole dire che molte cose sono cambiate.

Che se negli anni ’80 e ’90 la moda era un sogno oggi a prevalere è sempre più la voglia di strada, di realtà, di cose autentiche.

Sarà poi l’hype a paragonare una felpa di Supreme ad un abito di Chanel.

Ovvero la forza dell’immagine, di un brand, di un’emozione.

Dopo le grandi epopee delle grandi maison e le incredibili storie dei grandi stilisti e dei loro mondi, alla fine dei ’90 la moda è tornata a guardare la cultura giovanile, tra le sue pieghe di vuoti e inquietudini, linguaggi e visioni.

Tribù e subculture da riosservare e combinare con curiosità. Irrimediabilmente si finisce nella strada. Nell’asfalto.

Come potremmo altrimenti giustificare il grande successo di marchi come Supreme?

Questi fenomeni sembrano comunicarci che dopo i grandi fasti della moda egocentrica il lusso è negli occhi di chi guarda.

Anche delle tutone da ginnastica su uno sfondo grigio, malinconico da Cortina di Ferro.














Il Ruggito dei Socialisti della Milano da Bere

Più Yuppies che Quarto Stato

Ascesa e caduta dei socialisti rampanti della Milano da Bere

IL RUGGITO DEI SOCIALISTI

DELLA MILANO
DA BERE

Mondanità, politica show & big cash

A cavallo tra gli anni ’80 e i primi ’90 una nuova generazione di quarantenni sconvolse la politica italiana.

In quegli anni si consuma l’epopea della nuova classe politica socialista rampante, spregiudicata, disinibita che ridefinisce le regolo del gioco e dell’immagine.

Il vitalismo anni ’80, la mondanità della Milano da Bere e una nuova concezione del rapporto tra politica e spettacolo mandano all’aria codici e linguaggi della Prima Repubblica del Pentapartito.

Una giovane classe politica dirigente in un’Italia in affanno, strangolata dalla crisi energetica del rincaro del petrolio, dall’inflazione, dalla violenza politica che si unisce alla scia di sangue delle stragi di Mafia.

Ma è anche un paese degli Yuppies, che per la prima volta vede a colori: ovvero la Tv.

È un’Italia che ha voglia di vivere, con il desiderio di aggiornarsi, in piena trasformazione.

I NUOVI SOCIALISTI SONO PIU’ VICINI
AGLI YUPPIES CHE AL

QUARTO STATO

In questo contesto si afferma una figura politica di riferimento.

Craxi, leader carismatico e monocratico, ma anche casual, che si fa ritrarre in jeans, in mezzo alla gente, in stile informale, disinvolto, che non fa mistero delle proprie passioni.

Nomina un fotografo personale che lo possa seguire 24 ore su 24.

Per la prima volta le immagini dell’intimità di un leader politico vengono diffuse deliberatamente, fino a ritrarlo in pareo in spiaggia.

Sono gli anni in cui i politici diventano corpi.

Flirtano con il gossip, vivono non solo di giorno ma sempre più di notte.

Quelle notti brave di Roma, tra feste e locali notturni, dove si fanno fotografare con showgirls, attrici e donne avvenenti.

La vita mondana dei politici solleva un fenomeno di emulazione da parte della società.

Aumentano gli eccessi, tra belle donne, macchine di lusso e gioielli, status simbols di un demi monde di arrivisti che si affollavano attorno ai socialisti, dediti ad un edonismo sfrenato.

LA POLITICA DIVIENE SHOW MONDANO TRA “ORGASMO DA ROTTERDAM” RIPA DI MEANA E “L’AVANZO DI BALERA” DE MICHELIS

https://www.youtube.com/watch?v=2vScq0ekypo

Siamo lontani anni luce della vita politica democristiana.

I pettegolezzi di Craxi e Moana Pozzi, l’amore per la transessuale Gianna di Carlo Ripa di Meana, detto “Orgasmo da Rotterdam”, portano la politica a confrontarsi su nuove condotte morali.

E poi i congressi politici, dove la grande attenzione per la messa in scena diviene spudorata.

I congressi diventano delle kermesse, grandi spettacoli, con grandi sprechi di soldi.

Arrivano le telecamere, i congressi divengono anche degli show. Si introduce per la prima volta la figura delle hostess, alla stregue di veline politiche che fanno contorno agli onorevoli.

Nasce il merchandising politico e un connubio sempre più stretto tra politica, imprenditori e affari.

Craxi al congresso del PSI del 1989

Socialisti Future Vintage

Qui sotto invece i Daft Punk al Coachella del 2006.

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«NON SI CANTA MESSA SENZA SOLDI IN POLITICA»

Ma nel ’92, con Tangentopoli e le monetine dell’Hotel Raphael finì tutto, un’epopea e un’intera stagione politica che spianerà la strada ad una nuova era, dove politica, spettacolo e mass media affineranno un nuovo sodalizio.

Un nuovo decennio ricco di cambiamenti e trasformazioni che aveva però appreso una lezione politica molto importante.

Che l’Uomo era il Messaggio.












PATCH & PINS, lo Status sulla Giacca

The Comeback of Pins and Patches
Ricoprirci di toppe e spillette per indossare la nostra bacheca social

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PATCH & PINS

LO STATUS ATTACCATO
SULLA GIACCA

C’era un tempo in cui la ricerca del patch o della pin ideale sfiorava il rito religioso.

Si trattava di pure esplorazione, quasi un’avventura da Indiana Jones per tutto coloro che accaparrarsi il patch più bello della band più alternativa o la spilletta con la frase o il disegno più giusto particolare significava svoltarsi la giornata e costruirsi una nuova immagine, quasi mitologica o eroica, tassello dopo tassello, come un mosaico di icone, riferimenti e chicche assortite.

Il possessore di una macchina per produrre spillette, poi, era visto come un ingegnere del Cern, inarrivabile e a sua volta leggendario, per non parlare poi dei patch introvabili se non a qualche concerto o in qualche negozio di abiti di seconda mano.

Luoghi o eventi dove dovevi esserci per forza.

DA GUCCI A VALENTINO
IL PATCH NON È PIU’ SOLO
UNDERGROUND












Era un’epoca analogica, senza internet, dove la ricerca e lo scambio passavano per lo sguardo, il tatto, il passaparola. Una liturgia quasi esoterica dove serpeggiavano tutte le subculture urbane immaginabili, in una contaminazione continua.

Era un’epoca pre-social, in cui patches and pins erano piccoli messaggi, utilizzati come specie di status di Facebook, per parlare di sé e per comunicare gusti e identità.

Oggi, completamente sdoganato ed emancipato dal mondo underground e streetwear, il patch è approdato alle maison di moda che ne hanno fatto un qualcosa di super posh. Basti pensare a Gucci e alle sue tigri iper quotate o Valentino e i cuori rock’n’roll da atelier.

O ancora all’invasione di super bomber con i logoni, i ricami giapponesi e iper chic. Alla fine la scelta di una spilletta o di un patch, e il gioco di accumulo o di accostamenti, divengono proprio il gesto fondamentale, l’elemento decisivo che rende unica la nostra giacca di denim o i nostri shorts.

 

GUARDARE UNA GIACCA COME SCORRERE
UNA BACHECA DI FB O UNA BOARD
DI PINTEREST

 

Positivi, super cinici o mega nerd, patch e spillette si appropriano di Pinterest e Istagram e comunicano attraverso un linguaggio post teenager, traducendo in piccoli micromondi stati d’animo, prese di posizione o semplicemente appartenenze a nicchie e piccole tribù urbane.

E si finisce così di guardare una giacca un po’ come scorrere la bacheca di Facebook o una board di Pinterest, parlando di noi, creando il proprio stile, comunicando con il mondo.

HIPLET: Street Ballet in da Ghetto

L’Hip Hop si contamina con il Balletto

Le bad girls del ghetto salgono sulle punte e danno vita ad una piccola rivoluzione.

Hiplet Future Vintage

HIPLET: STREET
BALLET IN DA
GHETTO

HIP HOP + BALLET = HIPLET

Le bad girls del ghetto salgono sulle punte e danno vita ad una piccola rivoluzione. Si chiama hiplet, un nuovo stile di danza che mischia la grazia del balletto classico con la grinta e la fisicità dell’hip hop.

Ghettoblaster sulla spalla, rullante e cassa che fanno alzare e abbassare la testa a ritmo, il rap ha conquistato generazioni, invadendo ogni spazio, influenzando ogni stile.

Ci ha abituato praticamente a qualsiasi combinazione, dal rock all’elettronica, dall’arte alla moda, senza fermarsi davanti a qualsiasi muro o colore della pelle.

L’HIP HOP CONQUISTA IL GUARDAROBA
DEI BIANCHI. L’HIPLET RIBALTA
LE REGOLE DEL GIOCO

L’hiplet nasce come un ibrido anticonvenzionale figlio del nostro tempo.

Fonde antico e contemporaneo, cultura urbana e tradizione, stili e linguaggi distanti chilometri.

Una contaminazione che attraversa i secoli, si propaga viralmente sui video di Instagram, buca ogni barriera razionale e dalle strade di Chicago finisce alla tradizionale scuola di San Pietroburgo.

Il risultato è questo.

https://www.youtube.com/watch?v=BcCnHYO1r68

Tutone oversize, trecce, sneakers bianche e pezzi arrabbiati nelle cuffie: l’hip hop conquista la moda casual e i guardaroba dei bianchi.

L’hiplet in un certo senso ribalta le regole del gioco, colorandosi di nuove rivendicazioni sociali.

Il balletto, tradizionalmente bianco, borghese ed eurocentrico, viene preso e contaminato dalla street culture afroamericana.

https://www.youtube.com/watch?v=lxvUfgAKZi8

Un mix inatteso perché se ci avessero detto che che le scatenate ragazze che si sfidavano per strada a suon di battaglie di streetdance avrebbero potuto salire su delle punte classiche e stupirci ballando a ritmo di hip hop non ci avremmo creduto.

IL BALLETTO, TRADIZIONALMENTE BIANCO,
VIENE RIBALTATO E CONTAMINATO
DALLA STREET CULTURE AFRO

Eppure è così.

L’hiplet nasce dalla fusione di due termini hip hop + ballet, le bad girl del ghetto con indice alzato e roteante respect che si mescolano alle brave ragazze in tutu e toni confetto, e così si balla sulle punte con un ritmo totalmente diverso da quello classico.

Troppo strano?

E invece ha un fascino tutto suo e una grazia del tutto particolare, rompere il sistema e le regole è sintomo di cambiamento, cambiamento anche di canoni, e chi l’ha detto che per essere ballerine si debba essere bianche, filiformi ed esilissime ragazze.

Possiamo dire che l’hiplet rappresenta un sintomo di una nuova era fatta di nuove esigenze espressive, che non seguono più i soliti copioni, dove il corpo ritrova un ruolo da protagonista per esprimere contenuti, forza, rivendicazioni e una nuova immagine per rompere gli schemi e crearne di nuovi.

L’hip hop cambia musica. Anzi, cambia danza.

Future Vintage Festival 2017 è “1980-2030” il nuovo payoff

qual è il tema dell’VII edizione del Festival?

Contaminazione e contraddizioni di una nuova cultura pop alla base di una nuova generazione di decision makers del futuro

FUTURE VINTAGE 2017
“1980-2030”
IL NUOVO
PAYOFF

’80s, ’90s, 2000
WHAT’S NEXT?

“1980-2030”: le coordinate temporali di un percorso inedito, il payoff ufficiale dell’VIII Edizione di Future Vintage Festival, 8-9-10 Settembre 2017, Padova.

Le contaminazioni e le contraddizioni a cavallo di due secoli, tra il vecchio e il nuovo millennio lanciato in una nuova dimensione globale.

Il cuore pulsante della nascita di una Nuova Cultura Pop senza confini, caratterizzata da costanti sperimentazioni creative, nuove reti sociali e digitali, realtà tangibili e virtuali.

Un serbatoio creativo e contemporaneo frutto di grandi cambiamenti, inediti processi di condivisione e consumo, democratizzazione dei costumi e iperconnessioni dei nuovi media che rimettono in gioco il rapporto tra innovazione e memoria, tradizione e tecnologia.

1980-2030 è la chiave di lettura multidisciplinare che Future Vintage vuole adottare per indagare l’origine di questa nuova cultura e cercare di comprendere idee e visioni che determineranno le regole per ristabilire nuovi scenari ed equilibri.

Cultura, comunicazione, arte, moda e design: le storie, le idee, le persone che vogliono dare al nostro mondo una nuova forma e una nuova dialettica, fondata su linguaggi contemporanei che abbattono i confini tra passato e futuro.

1980-2030 segna la nascita e l’evoluzione di una nuova classe di decision makers, che ridefiniranno la forma del nostro domani.

Un futuro dove costruire relazioni nuove e autentiche.

Un futuro come creazione di un nuovo spazio. Un domani con più spazio.

Future Vintage Festival, in collaborazione con Radio Deejay, si profila per l’ottava edizione come un festival dedicato alla comunicazione e al lifestyle.

Un osservatorio sulle nuove tendenze nel quale confrontarsi sulle contaminazioni, le contraddizioni, le nuove relazioni sociali e gli orientamenti stilistici determinati dai linguaggi contemporanei.

Attraverso ospiti, conferenze, eventi, esposizioni, laboratori e concerti, Future Vintage Festival intende coinvolgere più generazioni in un dialogo creativo, tra presente, passato e prossimo futuro, infondendo stimoli creativi, nuove idee, visioni ed ispirazioni, attraverso un’inedita offerta culturale e la storia delle icone in continua evoluzione.

FUTURE VINTAGE FESTIVAL:
8/9/10  SETTEMBRE 2017, PADOVA

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Partecipa all’Evento su Facebook per scoprire e prenotare in maniera prioritaria e gratuita: Grandi Ospiti, Incontri, Conferenze, Esposizioni, Workshop, Concerti e Nightilife.

Tutte le Video Interviste 2016

Tutte le Video Interviste agli Ospiti del Future Vintage Festival 2016

Tornano le video interviste ai protagonisti della settima edizione del Future Vintage Festival create ad hoc dalla nostra redazione. 

Abbiamo scambiato due chiacchiere con tutti ospiti della kermesse qualche minuto prima del loro incontro con il pubblico all’interno dell’Auditorium multimediale.

Un’occasione per chiedere a Linus, Mauro Corona, Ambra Angiolini, Rocco Siffredi e a molti altri alcune cose a proposito di loro e delle loro esperienze professionali.

Abbiamo parlato di stile e di esperienze di vita; abbiamo chiesto pareri sull’attualità talvolta scherzandoci su.

 

E poi abbiamo scoperto il lato romantico di Rocco o che l’omofobia fa ingrassare da morire con La Pina e Diego.

Inoltre abbiamo discusso di comunicazionegiornalismotvradiolibrisportecologia e piccole e grandi cose che hanno ispirato e guidato la vita di questi importanti personaggi.

Qui di seguito potete visualizzare tutte le brevi clip, girate e montate da Mads Studio, che ringraziamo per aver collaborato nuovamente con noi.

Potete inoltre scoprire tutti i nostri video iscrivendovi nel nostro canale ufficiale di YouTube, per essere aggiornati su tutti i nostri nuovi contenuti multimediali.

https://www.youtube.com/watch?v=s2TLUU1AIYghttps://www.youtube.com/watch?v=QgCeUw33vJshttps://www.youtube.com/watch?v=RhYSBgJpOy8https://www.youtube.com/watch?v=Bb50MDguAt0https://www.youtube.com/watch?v=zjh0gR9oTgchttps://www.youtube.com/watch?v=Tkbo0gDlE_whttps://www.youtube.com/watch?v=ett1NGZ-_zIhttps://www.youtube.com/watch?v=gSjNb9tCGsghttps://www.youtube.com/watch?v=14wk75Yeo-E

Allestimenti a cura di:

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Un’Edizione da Record: Grazie a tutti voi!

Ora è tempo di ringraziare soprattutto voi che siete stati numerosissimi a passare al Festival e tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di questo evento, a cominciare da tutto il team del Future Vintage che ha saputo coronare con successo un intero anno di lavoro e di sforzi, dal team organizzativo allo staff in loco, dall’amministrazione ai fotografi e videomakers, da tutti i nostri advisor ai coordinatori degli eventi fuori festival, tra concerti e Chic Nic, fino agli artisti, che hanno esposto le loro opere nei piani superiori, e agli espositori selezionati che continuano a premiare il Festival con la loro presenza e ricerca stilistica.

Grazie mille ragazzi per essere stati così numerosi! Noi di Superfly Lab e Vintage Factory  siamo sempre più onorati, felici e riconoscenti con tutti voi:

53.000 presenze tra Festival ed Eventi Fuori Festival, un nuovo record che ha reso la nostra città, Padova, un fulcro di creatività e contaminazioni, confermando il Future Vintage Festival un evento culturale completo per la ricchezza dell’offerta e afflusso di visitatori, in grado di creare una forte aggregazione creativa allineata alle principali tendenze internazionali.

Ecco alcuni numeri del Future Vintage Festival 2016:

  • Sold out di tutti gli appuntamenti in auditorium e nelle sale adibite a workshop creativi
  • più di 5000 partecipanti tra lectures e workshops
  • 53.000 presenze tra Festival ed Eventi Fuori Festival
  • 15 incontri con ospiti illustri
  • 16 laboratori artistici
  • 24 esposizioni artistiche, di moda e di design
  • 8 eventi fuori festival
  • 249.000 visitatori al sito ufficiale (negli ultimi 30 giorni)
  • 1.478.428 persone raggiunte su Facebook (negli ultimi 30 giorni)
  • 160.512 visualizzazioni dei video (negli ultimi 30 giorni)
  • circa 60.000 social followers
  • più di 3000 foto scattate durante il Festival


Un ringraziamento va all’Assessorato al Commercio e alle Politiche giovanili del Comune di Padova, che ha sempre creduto nel team organizzativo e nella manifestazione anche come opportunità di crescita e di rete tra le varie attività commerciali presenti nel centro di Padova.

Inoltre il Festival non avrebbe sicuramente raggiunto tali risultati senza il sostegno di una solida rete di Partner che con il loro contributo e la partecipazione non solo hanno reso possibile la realizzazione del Festival, ma hanno inserito contenuti culturali, tra ospiti, laboratori creativi ed esposizioni artistiche, permettendoci di mantenere gratuita la fruizione delle aree culturali al nostro pubblico. Un traguardo che ci rende molto soddisfatti e che come ogni anno ci teniamo a sottolineare.

Elenco dei partner (ordine alfabetico):
Anima Libera Roncato, Caffé Diemme, Carrera Jeans, Casinò di Venezia, Ceccato Motors – Mini, Coccoina, Le Conserve della Nonna, Cortese, Htc Hollywood Trade Company, Impossible, Itala Pilsen, Jack Daniel’s Tennesse Honey, Jusbox Perfumes, Luxardo, Molino Rossetto, Moscot, Nastro Azzurro, Philip Watch, Proraso, Sonos, Quellogiusto, Valsport, Wahl, Wella, Yamaha, Zurich.

 

Main Media Partner: Radio Deejay
Media Partner: Riders, Rai Eri, La Feltrinelli
Press Media Partner: Il Mattino di Padova

Adv Partner: Clear Channel
Design Partner: Orvett
Press Partner: Q&B Grafiche

Un sentito ringraziamento va naturalmente a tutti i numerosi ospiti che hanno arricchito la line up del Festival: Linus, Ambra Angiolini, Rocco Siffredi, Mauro Corona, La Pina e Diego, Luca MErcalli, Ivan Zazzaroni, Duilio Giammaria, Andrea Vianello, Leonardo Di Carlo, Egidio Borri.

E tutti coloro che hanno condiviso il palco con loro: Marco Gaiazzi, Leandro Barsotti, Paolo Cagnan, Lorenzo Bosio, Matteo Righetto, Nicolò Menniti Ippolito, Carlo Della Mea, Samuele Maffizzoli, Daniele Roselli.

Qui sotto i ritratti ufficiali realizzati per il Festival da Nicholas Bastianello.























Il nostro particolare riconoscimento va a Radio Deejay, per aver creduto e scommesso nella nostra manifestazione e per lo spirito collaborativo e l’entusiasmo manifestati nei nostri confronti in ogni occasione, dalle citazioni in trasmissione ai Premi Fedeltà dedicati al Festival.

A tal proposito ecco le parole di Linus, patron di Radio Deejay, nella dichiarazione rilasciata al Festival:

«Sapevo che il Future Vintage Festival sarebbe stato un successo, gli ingredienti c’erano tutti: un tema di grande attualità in una città particolarmente ricettiva. Ma sia l’evento che Padova sono andati oltre ogni aspettativa. Quindi grazie, felice di essere stato con voi!» 

LINUS

Un doveroso ringraziamento va naturalmente anche a tutti i media partner e in particolar modo a tutti i quotidiani del Gruppo Espresso – Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia e il Corriere delle Alpi – per aver seguito da vicino il Festival, veicolandone i contenuti e contribuendo al successo di questa ricca edizione.








Un grande “Grazie!” va agli amici di Riders magazine, media partner del Festival ma soprattutto organizzatori del Riders Future Vintage Party, in particolar modo Luca delli CarriPaola Cordone e Paolo Summa, che per la prima volta hanno portato al Festival una grande parata di bolidi vintage: veri e propri capolavori su due ruote.

Oltre agli amici di Riders e a tutti gli appassionati che sono giunti in sella alle loro stupende moto, il nostro riconoscimento va anche allo staff de Le Staffe, che hanno ospitato l’evento.

Speriamo che anche voi vi siate divertiti come ci siamo divertiti noi durante questi intensi 3 giorni di Future Vintage Festival. Il nostro auspicio più grande è quello di rivedervi il prossimo anno al Future Vintage 2017, un festival che ancora una volta cambierà pelle e che vi sorprenderà con nuove attesissime novità. Del resto noi siamo già al lavoro! STAY TUNED.

IL “SAPER FARE” DI ORVETT

Un’azienda multiforme con grandi abilità produttive e alti standard di personalizzazione. Un articolato atelier formato da progettazione, falegnameria, carpenteria, rivestimenti, verniciatura e un archivio di 5000 pezzi vintage. Conosciamo da più vicino il “saper fare” di Orvett Official Design Partner del Future Vintage Festival 2016.

Una collaborazione nata da un’anima “Classico Contemporanea”. Orvett costituirà l’anima di alcune delle aree principali del festival, firmandone gli allestimenti con pezzi davvero unici, come le Sale Espositive al primo piano, dedicate ad artisti nazionali e internazionali assieme ad aziende iconiche nel campo del design e dell’editoria. E poi ancora l’area Mix And Match e l’hospitality, dove gli ospiti del Festival potranno effettuare video interviste e rilassarsi prima dei loro interventi.

Un dialogo incessante tra presente e passato e maestrie artigianali, per un mix unico e personale che darà all’intera manifestazione uno stile ed un’impronta unici e coerenti.

 








Orvett collabora con architettidesignerpiccoli e grandi brand, artisti e creativi per la produzione di mobili e allestimenti i settori retail, ristorazione, interior e arte. La struttura aziendale di Orvett è dotata di falegnameria, carpenteria, sartoria, verniciatura, elettrificazione e imballaggio: questo consente di gestire internamente tutto il processo produttivo e di proporre pezzi di realizzazione concorrenziali mantenendo alti gli standard di controllo e qualità. Il team di Orvett è inoltre affiancato da un ufficio tecnico che ha il compito di ottimizzare i disegni forniti dai referenti dei clienti e di gestire con competenza ogni fase di lavoro, dalla prototipazione al pezzo finito.

Le abilità produttive di Orvett nascono da uno studio in continuo sviluppo dei materiali e delle tecniche di lavorazione, da quelle tradizionali a quelle più innovative. Questa ricerca è testimoniata da un archivio di oltre 5000 pezzi che spaziano dall’antiquariato al modernariatodall’industriale al design contemporaneo. Questo magazzino è messo a disposizione dei nostri clienti come fonte di ispirazione.

I pezzi esposti in occasione del Future Vintage Festival sono esempi di capacità costruttiva e mettono in luce quel “Saper Fare” paziente e attento che permette di realizzare al meglio i propri progetti.


























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#ilmiopicnic con Conserve della Nonna

#ILMIOPICNIC CON CONSERVE DELLA NONNA

Le Conserve della Nonna nasce nella provincia di Modena, una terra ricca di valori e di tradizioni italiane tramandate sulle nostre tavole generazione dopo generazione. Qual è il segreto? La semplicità delle ricette, il rispetto della stagionalitàmaterie prime di qualità lavorate appena raccolte.

Fai un picnic? Su un prato, in spiaggia, ma anche in ufficio o in salotto… Libera la fantasia!
Scatta una foto a tema PICNIC e partecipa al concorso. Potrai vincere una fornitura di prodotti Le Conserve della Nonna.

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LA STAMPA DIGITALE SECONDO Q&B GRAFICHE

LA STAMPA DIGITALE SECONDO Q&B GRAFICHE

25 anni di grafica, stampa e Visual Communication per il Future Vintage Festival.

Una comunicazione efficace dipende da molti fattori. Si comincia con un’idea creativa, si elaborano i testi e le grafiche (quasi sempre in più versioni) e si distribuisce. Anche la migliore idea creativa, senza un adeguato supporto per la distribuzione, rischia di rimanere chiusa in un cassetto.

Dal 1991 Q&B Grafiche si occupa di grafica e stampa per la Visual Communication in tutte le sue forme. La collaborazione nata con il Future Vintage Festival, ha dato l’occasione a Q&B Grafiche di fornire agli organizzatori il materiale promozionale dell’evento.








Biglietti da visita, depliant, locandine, manifesti, grandi formati, affissioni pubblicitarie, espositori, banner, supporti rigidi… Una vasta gamma di prodotti curati in ogni particolare e stampati in digitale ad altissima risoluzione.

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Gear Box Temporary Motorcycle Bar

 

 


GEAR BOX

TEMPORARY MOTORCYCLE BAR


 

QUANDO:
DOMENICA 11 SETTEMBRE 2016, ORE 12.00

 

DOVE:
The Coffee Box, Via Altinate 37, Padova

“Il rancio del meccanico” in collaborazione con birra CR/AK

Se l’odore di benzina e olio motore vi emozionano più di due gocce di Chanel N.5, se “porchetta e birra” vi sembrano un binomio più armonico di ostriche e champagne, se fotografia e ceramica vi sembrano due forme d’arte fatte l’una per l’altra, abbiamo quello che fa per voi, ed è roba forte.

Per i tre giorni del Future Vintage Festival, all’interno di The Coffee Box, le moto speciali di NorthEastCustom, le ceramiche “ossidate” di Nicola di Pietro e le fotografie di Filippo Molena saranno protagoniste del progetto GEARBOX “temporary motorcycle bar”.




Jack Daniel’s Tasting Experience

JACK DANIEL’S TENNESSE HONEY TASTING EXPERIENCE

 

Vieni a degustare gratuitamente il lato inedito di Jack
Miele, caramello e vaniglia si aggiungono al cuore deciso di Jack Daniel’s

Il gusto è miele, l’anima è Jack: Jack Daniel’s Tennessee Honey è l’ultimo arrivato nella famiglia Jack Daniel’s. Un prodotto dal gusto tipicamente unico reso delicato da un leggero sentore di miele, in grado di creare l’equilibrio perfetto tra forza e morbidezza, senza rinunciare all’inconfondibile carattere di Jack.

Jack Daniel’s Tennessee Honey è il risultato di una ricetta originale, creata grazie all’aggiunta di un liquore al miele finemente lavorato a Jack Daniel’s Tennessee Whiskey: una miscela nata per regalare un nuovo modo di gustare Jack Daniel’s senza rinunciare al suo carattere deciso. Al gusto autentico di Jack e a quello morbido e naturale del miele, si aggiungono note di caramello e vaniglia.

Il gusto di Jack Daniel’s Tennessee Honey è coinvolgente e tutto da scoprire, un piacere ideale da condividere con gli amici, a casa, al bar o come dopo cena, ghiacciato o liscio.

La convivialità suggerita per il consumo di Jack Daniel’s  Tennessee Honey è alla base dello spirito delle attività esclusive e degustazioni di Bee Fair, un’experience unica nel corso delle più importanti fair creative che animano l’Italia con le loro iniziative singolari e vicine per originalità a Tennessee Honey, proprio come il Future Vintage Festival di Padova: momenti d’incontro in cui conoscere il prodotto ed essere introdotti nel mondo di Tennessee Honey.

Nel corso delle tre giornate del Festival, ricche di incontri speciali, workshop, suggestive esposizioni artistiche e nightlife, ci sarà la possibilità di conoscere e gustare Jack Daniel’s Tennessee Honey e di lasciarsi coinvolgere dalle tante attività proposte.

Per seguire e commentare sui social il mondo di Jack Daniel’s Tennessee Honey, gli hashtag ufficiali sono #jackhoney e #beepartofthebeefair.

Vola dritto. Bevi responsabilmente.

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L’ OBIETTIVO A PROVA DI CLICK

Il Future Vintage Festival ha sempre prestato molta attenzione al mondo della fotografia.

Prestigiosi sono i nomi che nel corso degli anni abbiamo avuto il piacere di ospitare: dall’irriverenza di Oliviero Toscani al genio creativo Maurizio Galimberti, fino ad arrivare alla sapienza del maestro Gianni Berengo Gardin Maurizio Rebuzzini. Altrettanto importanti le partnership che hanno reso possibile la realizzazione di incontri e workshop come Lomography, Leika e da tre anni Nikon con il mondo Impossible.

Quest’anno il Festival, presenterà in esclusiva, in collaborazione con Ono Arte Contemporanea di Bologna la mostra Ramones, Hey Ho Let’s Go!. Un’esposizione che documenta i primi anni e primi successi dei Ramones, i tour negli Stati Uniti e all’estero, attraverso l’obiettivo di Danny Fields.

Ma non finisce qui. Nei 1000 metri quadrati di sale espositive al primo piano del Centro Culturale San Gaetano, quest’anno saranno nostri ospiti altri due artisti di rilievo nell’ambito fotografico: Giuseppe Palmisano e Nicola Bertellotti, entrambi talentuosi, giovani e italiani. Storie, incontri e vissuti diversi da raccontare attraverso scatti emozionali e immagini surreali.

Per gli appassionati e i curiosi non potevano mancare i workshop tematici ad iscrizione gratuita. Scopri di seguito il programma.

in collaborazione con Ono Arte Contemporanea di Bologna

offerto da Impossibile, con Paolo Ranzani

 condotto dal Polaroider Alan Marcheselli

offerto da Quellogiusto e a cura di Alessandra Toninello / CM39

 


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Pottery Vintage Design

POTTERY VINTAGE DESIGN

Porcellane Uber Alles!

Il design contemporaneo alle prese con le ceramiche della nonna.

L’arte del contenere nasce con il suo contenuto. Il cibo e i liquidi fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra hanno sempre necessitato di essere riposti in qualcosa.

Fin dall’antichitàegizibabilonesigreci, popoli orientali, il contenitore diventa un’esigenza primaria e imprescindibile anche come comunicatore di un’estetica.

Dalle prime terracotte rossicce però se ne è fatta di strada e affinando scienza, tecnica e finiture producendo ceramiche, gres, raku e porcellane, quest’arte applicata è diventata sempre più articolata e raffinata sia nelle cotture che nelle decorazioni.












E così da oggetto di funzione, la ceramica diventa un vero e proprio abbellimento prezioso rendendo famose le principali aziende produttrici di ceramiche e porcellane.

Wedgwood ad esempio diventa leader di una particolare ceramica azzurra e bianca icona dell’art&craft britannica.

Il mondo della ceramica è vasto e ricco, spesso il minimalismo prende il sopravvento, ma è dove il link con il classico persiste, che i nuovi designer contemporanei si esprimono.












Uno degli esempi iconici è il progetto di Seletti in collaborazione con lo studio Ctrlzack dove i classici di oriente ed occidente si mescolano in un vero e proprio scontro-incontro.

Un altro esempio è la celebre linea di ceramiche di Versace che mantiene il classicismo sfarzoso neo classico con greche e meduse dorate parlando un linguaggio adatto alle celebrities losangeline.

Contenere, dunque, è una tradizione funzionale e decorativa che trova una solidità nei canoni classici.

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Gli oggetti belli di Fattobene

GLI OGGETTI BELLI DI FATTOBENE

L’archivio degli oggetti italiani che esistono da generazioni.

Un atlante del patrimonio industriale e dei piccoli gioielli del Made in Italy.

Il concetto di enciclopedia è oggi stato per certi versi sostituito da Wikipedia, ma nell’ambito del design una specifica realtà si è presa carico di archiviare ed elencare gli oggetti che hanno fatto la storia del design e delle arti applicate.

Si tratta di Fattobene sito archivio che memore del celebre testo di Bruno Munari Da cosa nasce cosa ricorda che ogni oggetto che di per se esplicita, oltre all’estetica, anche una sua funzione è dotato di una sua dignità.

Così in un atlante dedicato alle icone dell’artigianato e dell’industria italiana, Fattobene narra la storia di oggetti a noi spesso comuni, che ci hanno accompagnato nella quotidianità della nostra vita e ne traccia le tappe storiche in un utile prontuario di design.

 








La storia di oggetti come la colla Coccoina, il Crystal Ball o le Pasticche Leone, nobilita l’arte del manufatto e del prodotto Made in Italy attraverso un linguaggio chiaro concreto ed una iconicità contemporanea semplice ed immediata.

Fattobene stimola la nostra curiosità e rende giustizia ad oggetti del passato diventando un utile strumento conoscitivo anche per il popolo degli studenti di arti applicate e design.

E poi un amarcord del passato è un po’ come il sapore del Tamarindo dolce e unico.








Fattobene sarà presente alla prossima edizione del Festival con un’esposizione del loro raffinatissimo progetto. Vi aspettiamo il 9, 10, 11 Settembre, a Padova.

 

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Bestiario Illustrato: illustratori al Future Vintage Festival 2016

Nuove anticipazione targate Classico Contemporaneo, il claim di questa settima edizione di Future Vintage Festival. Questa volta ci muoviamo sul campo dell’arte e più precisamente sull’illustrazione, un mondo che ci ha sempre appassionato e che quest’anno abbiamo voluto percorrere ospitando artisti contemporanei dalla forte personalità e che sfiorano vari mondi diversi, dalla street art alla psichedelia, dallo stile realistico al tattoo e molto altro ancora.

Oggi ne introdurremo alcuni, presentando alcuni immagini dei loro mirabili lavori, in modo da ingolosire il pubblico di appassionati.

Ricordiamo che come nelle ultime edizioni del Festival, le aree artistiche saranno ospitate nelle ampie sale poste al Primo Piano del Festival (al Centro Culturale San Gaetano). Ingresso rigorosamente gratuito! Come qualsiasi altra area o appuntamento culturale della manifestazione!

 

MATTEO GUARNACCIA




Una figura di riferimento della nostra cultura visionaria: psichedelia e sciamanesimo contemporaneo esplodono in mille forme e colori, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. Culture arcaiche e moderne si fondono in un unico trip ironico, facendo capolino su numerose riviste internazionali (Vogue, Rolling Stone, Wired, Gap Japan), mischiandosi in inedite collaborazioni tra moda, design e televisione (Bruno Munari, Vivienne Westwood, Fornasetti, Atelier Mendini, Corso Como 10). Cultura underground e analisi psichica accompagnano i passi di questo incredibile ed inesauribile artista, docente, storico del costume e curatore d’arte.

MARCELLO CARRA’


Un mago dal tratto inimitabile. La sua bacchetta magica? Una semplice biro, con la quale verga capolavori tanto su fogli A4 che su gigantografie di 8 metri. Le sue opere sono bestiari fenomenali e iperrealistici. Anatomie che ritraggono macchine perfette e creature distorte con minuziosità scientifica, tipica di certe tavole anatomiche. Una fauna che compone un’ampia memorabilia di strani esseri ritratti dalla grandissima abilità di disegno. Negli ultimi anni Marcello Carrà ha esposto alla Biennale di Venezia, alla Galerie Antonio Nardone di Bruxelles, ad ArteFiera a Bologna, alla MLB Home Gallery di Ferrara.

MICHELE GUIDARINI


Artista allo stesso tempo punk e barocco, dark e pop. Goya, Bacon, Basquiat rivivono nei pattern macabri e surreali di Michele Guidarini, indicato da Rolling Stone, ArtGallery e Tatto Life come tra i migliori artisti emergenti in Italia. Tecnica mista tra carta, penne, pennarelli, spray e materiale di riciclo che hanno già fatto il giro del mondo: Hong Kong, Los angeles, Parigi, Lisbona, Berlino, Barcellona, i simboli esoterici contemporanei di Guidarini hanno cominciato ad infettare come un potente virus la scena internazionale.

ALFRED BASHA 

Mondo animale, esseri umani, alberi ed esplosioni vegetali animano l’inchiostro di questo giovane artista le cui opere hanno fatto il giro del web e dei social. Creature mutanti, talvolta con tratti botanici, esaltano la natura intima e primordiale delle sue creazioni dal forte impatto emotivo. Una poetica cristallizzata sulla carta da Alfred Basha con straordinaria sensibilità.

LUCAMALEONTE 

Probabilmente il più Classico Contemporaneo tra gli street artist al mondo. Camaleontico artista romano maestro dello stencil e creatore di inedite composizioni urbane che si sposano con capolavori dell’arte classica e medievale. Convivenze al di fuori dallo spazio e dal tempo. Le opere di Lucamaleonte sono state ospitate in grandi città come New York, Berlino, Milano, Melbourne e Parigi.

LUCA FONT

Graffiti e tattoo, street art e inchiostro old school sulla pelle: Luca Font nasce da discipline artistiche legate all’underground, reinterpretandole in modo inedito e creativo con un proprio linguaggio personale fatto di colori, forme e campiture. Grafiche che riportano alla mente poster e manifesti futuristi e la pop art. Le opere di Luca Font, su carta, muro o pelle, stanno cominciando ad apparire in blog, magazine e riviste da IL a Rolling Stone.

SLOW TRAVEL: Viaggiare con Lentezza

L’archetipo di Ulisse, il viaggiatore lento e curioso per antonomasia, rimane al centro dell’immaginario comune, sin dall’antichità.
Del resto il Viaggio, sia reale che metaforico, costituisce uno dei temi più trattati e interpretati dalla nostra cultura. L’essere umano che spinge la sua curiosità oltre il limite del conosciuto, ricercando nuovi spazi, nuove terre, nuova gente. Un viaggio geografico e nello stesso tempo interiore.

Per secoli senza mezzi di trasporto meccanici, con i propri piedi o in sella ad un cavallo, ora l’uomo si spinge nello spazio, fuori dall’atmosfera terrestre, spostando i limiti di ciò che è noto.

Per chi assapora però, in tutta la sua completezza, un viaggio, la vera modalità è la lentezza, senza fretta, osservando paesaggi, ascoltando racconti e meditando.

Alcuni artisti, scrittori e poeti ne hanno fatto una vera filosofia di vita, Paul Klee dedicò tutta la sua prima produzione di acquerelli al suo viaggio in oriente, Jack Kerouac un intero romanzo “on the road” dai ritmi “slow” come la lunga odissea del protagonista attraverso un on the road per le strade d’America, Arthur Rimbaud ne fece un credo artistico. E prima di tutti loro, per secoli vi fu nella cultura occidentale il caposaldo del Grand Tour Europeo (per coloro che se lo potevano permettere, chiaramente).

Negli anni ’70, il viaggio diventa un motivo esistenziale di molti e più precisamente “controcultura”. Il romitaggio come silenzioso e solitario atto di ribellione in contrasto con la società borghese dei consumi. E quindi le Indie e le Americhe divengono meta prediletta alla ricerca di mode, religioni, filosofie esotiche. Armati di pollice alzato uomini e donne viaggiano in economia con zaini in spalla e pochi spiccioli cercando l’avventura.




Uno dei trasporti più celebri resta l’Orient Express (celebrato anche nel famoso romanzo di Agatha Christie) che attraversava l’Europa, partendo da Parigi e giungendo fino a Costantinopoli. Così l’affascinante ed eroica Transiberiana.

Oggi, forse proprio per contrastare la natura sincopata della contemporaneità, il lento ritmo di attraversare confini torna sia come sintomo di una riappropriazione biologica naturale, che vede come spinta primaria il desiderio di immersione nella selva e l’esperienza totale purista di coloro che credono nell’into the wild, sia come black-out dal caos dovuto alla globalizzazione e al ritmo workaholic moderno, che spesso non permette di estraniarsi e lasciare la testa viaggiare oltre “l’infinito”.

E così influenzando il mondo della moda, con zaini che ammiccano al vintage, kit da viaggio che comprendono valige in pelle, bussole, mappe e binocoli, il moderno viaggiatore si appropria di codici antichi e parte lentamente verso l’avventura. Outbook, hiking, wild, camping: diventano mantra per la moda casual e per i cool hunters.

L’elemento vintage non traspare più solamente dall’estetica e dalla brand identity outdoor sulla quale molti marchi tendono ad avvicinarsi sempre più, ma anche come influenza comportamentale e filosofica. Una ricerca delle esperienze autentiche, lente e perciò maggiormente impattanti, dove la natura e la mutazione dei luoghi diventano l’oggetto stesso del viaggio, inteso come macro-esperienza.

Per approfondire il tema, una delle pubblicazioni guida è sicuramente The Outsiders, New Outdoor Creativity della Gestalten, come sempre punto di riferimento dei nuovi fenomeni creativi

La Magica Era del Fotoromanzo

“Settimanale di romanzi d’amore a fotogrammi”: così li chiamavano nel dopoguerra prima di diventare quelli che noi conosciamo come Fotoromanzi. Fumetti fotografici rosa e un po’ kitch, sentimentaloni e pieni di romanticheria femminile, protagoniste semplici ma decise e uomini dagli sguardi intensi, “da fotoromanzo” appunto.

L’ascesa e il declino di questo affascinante prodotto narrativo, dal dopoguerra fino ai giorni nostri: una pietra miliare della narrativa popolare, l’altra faccia della letteratura rosa, che alfabetizzò (non solo il cuore) di migliaia di giovani donne e che vide muovere i primi passi di decine e decine di giovani attori che poi divennero icone del cinema e dello spettacolo.


Da che ha origine il mondo comunicare per immagini e testo nasce insieme al linguaggio. E non c’è linguaggio più completo di uno che associa immagini e testo, il fumetto ne è un esempio, ma ne esiste un altro, altrettanto efficace in quanto a intrattenimento, ed è il  fotoromanzo.

Nato da delle menti geniali italiane nel 1947 edito da Arnoldo Mondadori Editore il fotoromanzo costituisce una vera e propria narrazione per immagini, ma attenzione non immagini qualsiasi, bensì scatti creati appositamente per raccontare una sceneggiatura.

Così, coinvolgendo attori più o meno famosi (alcuni tra cui Gina Lollobrigida, Sofia Loren, Vittorio Gasman, Kabir Bedi, Raffaella Carrà, Ornella Muti) il fotoromanzo diventa per le riviste il corrispettivo della soap opera in televisione.

Intrighi, suspance, finali aperti e attraverso passioni, drammi, avventure colorano le pagine dei principali settimanali dedicati spesso a un pubblico femminile. E un po’ come romanzo d’appendice le storie narrate diventano il tormentone di riviste come GrandHotelBoleroSognoKolossal e Lancio adattandosi alla contemporaneità e a volte ai temi di attualità avvincendo generazioni di lettori e lettrici.

Un Genio Pop Surrealista di nome Elio Fiorucci

Anche Grace Jones e Andy Warhol lo hanno indossato, simbolo del pop mondiale Elio Fiorucci è uno degli stilisti che più ha incarnato il surrealismo divertito degli anni ’80/’90.

Padre del pattern colorato e degli angioletti trasognati, fucina di creatività e comunicazione il marchio Fiorucci diventa icona del Young Fresh & Cool.

Uno dei primi brand ad importare la cultura pop americana in Italia, l’ondata rockabilly che dagli States invade l’Europa proprio negli anni ’80 (con Grease e Back to the Future), mescolandola con elementi pop surrealisti alla Wahrol e inventando un nuovo linguaggio, innovando anche la comunicazione con campagne provocatorie e irriverenti.


Elio Fiorucci è un personaggio che ha creato un nuovo codice espressivo, influenzando la cultura di massa, dove il prêt-àporter comincia a parlare una lingua giovane ed aperta ad un vasto pubblico riuscendo ad interpretare le esigenze di un popolo della moda che si sta aprendo ad altri orizzonti, si americanizza e che attraverso nuovi linguaggi visivi e sonori (è il boom di Music Television) è in pieno mutamento culturale.

E dalla mente in fermento di uno stilista ricco di idee nasce il primo store nel 1973 a New York disegnato da niente di meno che Ettore Sottsass, e chi meglio di lui poteva interpretare il gusto eclettico pop?

Ma Sottsass non è l’unico ad aver contribuito al mondo ricco e innovativo ideato dalla mente di Elio Fiorucci, uno dei più grandi street artist mondiali infatti nel 1983 dipinge lo store di San Babila a Milano, si tratta niente di meno che Keith Haring.

È con “Love Therapy” che Fiorucci, nel 2003, lancia uno degli ultimi trend, carico di energie positive e di nuovo iconico e fortemente pop dove il famoso nanetto mutuato dalla favola di Biancaneve diventa immediatamente un must have generazionale.

Fiorucci resterà sempre una ventata di aria fresca e innovazione nella storia della cultura pop, incarnando quel lato della moda che vive scanzonato e non si prende troppo sul serio perché si diverte e sorride.

Tiromancino in Concerto al Future Vintage Festival 2016

Torniamo a dare qualche altro annuncio della nuova edizione di Future Vintage Festival (9-10-11 Settembre 2016, a Padova), dopo l’anticipazione del live dei Mokadelic che verranno ospitati allo Chic Nic.

Per la sesta edizione del Festival, saranno i Tiromancino ad aprire la kermesse al concerto inaugurale gratuito, l’8 Settembre 2016, che come ogni anno si svolgerà al Caffé Pedrocchi, simbolo della città, nello spazio plateatico esterno.

Un set in acustico che ripercorrerà i più grandi successi di Federico Zampaglione, fino ai brani del nuovo album Nel respiro del mondo, che contiene il singolo Piccoli miracoli, in cima a tutte le chart e il più trasmesso nelle radio italiane.


https://www.youtube.com/watch?v=NiA4Ur0Th-0

Perciò rimanete connessi con noi e salvate la data in agenda:

I TIROMANCINO AL CONCERTO INAUGURALE DEL FUTURE VINTAGE FESTIVAL 2016 AL CAFFÉ PEDROCCHI, GIOVEDÌ 8 SETTEMBRE.

Per adesso gustiamoci il nuovo singolo dei Tiromancino uscito da pochissimi giorni.

 

http://www.youtube.com/watch?v=ke2XEj55IO0&feature=youtu.be

Il Fascino Botanical Chic

Come ve lo immaginate il lavoro del “botanico”? Un mestiere statico, sedentario, vi immaginate il classico ricercatore chiuso in una serra fermo ad osservare il lentissimo progresso della nascita in un bocciolo o dietro a un vetrino da microscopio? Beh, in realtà non è (sempre stato) così.

l mestiere del botanico è molto più simile a quello di Indiana Jones, immerso nella natura selvaggia e incontaminata, con il rischio di perdersi nella foresta amazzonica alla ricerca di nuove specie rarissime e mai viste prima. Una disciplina improntato sulla scoperta di nuove forme di vita, vive e “vegete”, al contrario dell’archeologo.

 




Stiamo parlando di una scienza antichissima, se consideriamo che i primi erbari risalgono al 200 a.C. L’attrazione per le piante e le loro proprietà è basata soprattutto su un accurato e oculato sistema di archiviazione. Funzionale all’alchimia prima e alla farmaceutica poi, l’archiviazione di piante, di bulbi e di semi viene tramandata attraverso manoscritti, ma soprattutto attraverso tavole esplicative dove sezioni, disegni ed “esplosi” di piante sono descritti da fini illustratori, in meticolose raffigurazioni che si sono avvicendate nei secoli.

È così che ci perviene un ricco bottino artistico dal quale oggi pittori, designer, grafici e collagisti attingono per nuovi linguaggi. Ernst Haeckel, giusto per fare un nome, con i suoi magnifici studi botanici e zoologici, ha ispirato generazioni di artisti e illustratori.

Il mix grafico di informazione scientifica, annotazione, numerazione e illustrazione floreale ha un fascino che la grafica contemporanea non può ignorare e così le composizioni di flyer, poster e packaging attingono da questo mondo antico e mistico.

Il botanical chic è del resto uno dei temi più impiegati nell’interior design di questa ultima decade, interni dove la natura sapientemente incorniciata da teche e contenitori di vetro ha un sapore vintage e un po’ ottocentesco, mescolata a un ready made moderno e minimale decorando ambienti e locali di tendenza. Inoltre, sempre in arredamento, l’influenza botanica sfiora spesso lo shabby chic e il green design di stampo nordico in composizioni sempre più curiose.

Infine nella moda l’iconografia botanica trionfa in una delle collezioni recenti più riuscite sul tema, ovvero quella di Christopher Kane che interpreta a modo suo proprio le tavole tecniche creando dei capi unici e contemporary.

Cambiamo nome ma siamo sempre noi!

Ve ne sarete di sicuro accorti: Vintage Festival, dopo sei edizioni, sta cambiando pelle. Un nuovo nome, un nuovo logo, una nuova campagna pubblicitaria dove campeggia una nuova parola per noi fondamentale: FUTURE.

Un’operazione di rebranding costante che quest’anno sta vivendo un passaggio decisivo. Il perché è presto detto ed è contenuto nella filosofia stessa che da sempre ha contraddistinto il nostro progetto e che l’ha diversificato, almeno ci auguriamo, dalle altre tantissime manifestazioni, interessanti e pregevoli, sul mondo vintage che si sono diffuse in tutto il Paese.

Il nostro Vintage Festival ha sempre preferito guardare al contemporaneo e al futuro, un principio che abbiamo sempre cercato di trasmettere con la nostra immagine, la comunicazione e la scelta dei contenuti. Abbiamo sempre più amplificato l’offerta culturale, puntando sulla multidisciplinarietà, rivolgendoci al grande pubblico e a tutte le generazioni.

 

Un Festival sempre più CLASSICO CONTEMPORANEO, come il claim di questa nuova edizione.

Quest’anno, anche grazie al sostegno e la promozione di Radio Deejay, Media Partner Ufficiale, abbiamo deciso di compiere un passo ulteriore, cambiando nome e aggiungendo una nuova parola fondamentale nel logo. Un nuovo passo verso un obiettivo che portiamo da anni dentro la nostra identità.

ORA SIAMO IL FUTURE VINTAGE FESTIVAL, MA SIAMO SEMPRE NOI, IN CONTINUA CRESCITA, EVOLUZIONE E RICERCA!

Continuate a seguirci su Facebook per scoprire tutte le news sulla prossima edizione (9-10-11 Settembre 2016).

Le Grafiche Sgargianti anni ’80 e J-Pop di Yoko Honda

Il suo successo è esploso grazie a Instagram e Pinterest, le sue opere hanno centrato in pieno l’immaginario super colorato degli anni ’80. Lei è giapponese, autodidatta e si chiama Yoko Honda, un’artista che più di ogni altro ha saputo interpretare in modo fresco e sgargiante l’epopea dell’eccesso.

Un mondo “Mattel”, un po’ plastificato come quello delle Barbie, vissuto a bordo piscina, tra penthouse colpite dal sole e supercar decapottabili, rossetti, frutti, geometrie, esplosioni astratte, oggetti che urlano colori.

Tinte fluo super pop, il fucsia imperante, tonalità super saturate che restituiscono il cielo assolato dell’estate. Beverly Hills e Miami, sono i luoghi per eccellenza che simboleggiano i soleggiati anni ’80 e che ritornano al centro delle opere di Yoko Honda.

Non solo grafiche e graffiti figurativi ma la creatività di Yoko Honda si esprime nel suo pieno potenziale di forme e colori in pattern esplosivi, adottati da alcuni brand di moda come Sandro Paris e Grain Supply, che hanno dedicato a Yoko Honda delle capsule collection.

https://vimeo.com/103240462

Le Parodie dei Video “Hipster Maker”

Diciamoci la verità: la retorica dei makers, degli artigiani hipster, dei giovani creativi dell’handmade ha iniziato un po’ a rompere le scatole! Una narrazione sfortunatamente super inflazionata, appiattita e banalizzata grazie/a causa del web. Siti internet, grafiche e video: un’omologazione globale più che un trend che ha dato adito ad una serie di imitazioni senza fine!

Centinaia di short film emozionali fotocopia e teaser affetti dallo stesso storytelling, stessa fotografia patinata e desaturata, i movimenti di camera lenti, i close up interessanti, i cambi di fuoco e ancora le camice a quadri, il legno, le barbe, i tattoos e gli occhialoni…

Ma il bello di internet sta anche nel fatto di proporre l’antidoto della risata: inevitabile la nascita di video parodie che imitano oramai quel linguaggio codificato e che noi tutti conosciamo, e che mettono alla berlina, con maestria e intelligente nonsense tutti i cliché del caso.

Sono lontani i tempi di Being Dickhead’s Cool, il tormentone anti hipster da più di 11 milioni di visualizzazioni (eravamo ancora nel 2010!), ma la storia dell’umorismo indie è andata avanti, affinando la propria satira e cambiando sensibilmente il proprio bersaglio. Del resto già Vice ci aveva messo in guardia su come certi luoghi comuni sugli hipster non facessero più ridere. Ed era già il “lontano” 2012!

Ora la parodia passa per il video, il medium per eccellenza deputato a raccontare questo genere di melassa.

Perciò godetevi la creazione di Patrick Kehoe, The Maker, ovvero la buffa storia e la filosofia di un hipster appassionato di toast artigianali… Stiamo parlando dello stesso autore dell’altrettanto impeccabile e buffo Artisanal Firewood, incentrato sull’altro grandissimo luogo comune dell’hipster handmade: IL LEGNO.

Godetevi questa sequenza di video divertenti. E se ne avete altri da segnalare, beh, scriveteci o commentate sulla nostra Pagina Facebook!

https://vimeo.com/138791666https://vimeo.com/128323289https://vimeo.com/131422396

Mokadelic: live a Padova la soundtrack di Gomorra

Oggi è la giornata perfetta per “spoilerare” qualche anteprima.

Iniziamo a svelare qualche carta di questa nuova edizione Future Vintage Festival (9-10-11 Settembre 2016).
La riconoscete questa musica?

Sono le inconfondibili note dei Mokadelic, il gruppo ambient e post-rock che ha firmato la colonna sonora di Gomorra la Serie, trasmessa da Sky Atlantic in Italia, e distribuita in più di 50 paesi nel mondo.

A poche ore dalla conclusione di questa seconda stagione di Gomorra, Future Vintage Festival ha il piacere di anticiparvi l’esibizione live dei Mokalic allo Chic Nic, evento serale Fuori Festival ufficiale della kermesse.

Un’esperienza live tra musica e visual, sonorità che mescolano l’elettronica e romanticismo post-rock tipiche della band romana. Da Salvatores a Gomorra, passando per Nicolò Fabi e la vittoria dei Nastri d’Argento, i Mokadelic hanno composto varie colonne sonore per il cinema ed il teatro, creando vere e proprie sinfonie ricche di suggestioni malinconiche e rarefatte, distorsioni e melodie che trovano equilibrio e armonia nella natura crudele ed emozionale dei protagonisti delle opere del regista Stefano Sollima, da A.C.A.B ai personaggi di Gomorra. Rabbia, vendetta e sentimenti che si traducono in pezzi strumentali di grande impatto, un sodalizio tra musica e immagini restituito in fase live da video visual coinvolgenti.

Le atmosfere apocalittiche della “saga dei Savastano” prendono perciò vita nelle note e nei picchi emotivi dei Mokadelic.

Qui sotto la traccia ipnotica e dal ritmo cadenzato che è diventata il leitmotiv della serie.

Rimanete aggiornati per tutte le prossime news e anticipazioni!

#nonsapetechevaspetta

Seguite il Festival anche su Facebook

https://www.youtube.com/watch?v=Hl5F9AFXQ-M

CLASSICO CONTEMPORANEO Campagna Ufficiale Future Vintage Festival 2016

Per la Campagna Ufficiale del Future Vintage Festival 2016 si è scelto di interpretare il mood “Classico Contemporaneo” attraverso uno scatto che rappresenti in chiave rock, ironica e irriverente una raffigurazione in stile “Rinascimento Contemporaneo”, con l’intento di riprodurre ed accentuare un ossimoro temporale e figurativo.

Un ritratto contemporaneo con uno stile antico, oppure un ritratto rinascimentale come potrebbe figurare ai giorni nostri, nel XXI secolo: sono possibili entrambe le letture.

I due giovani modelli indossano abiti originali dell’epoca, immortalandosi in un “selfie-dipinto”. La composizione suggerisce una foto che assomiglia a un quadro che assomiglia una foto, in un gioco interpretativo dove i particolari contemporanei, assieme alla classica posa dei ritratti, giocano un ruolo da protagonisti: come il selfie stick, il piercing, l’apparecchio odontoiatrico e l’hairstyling della modella, in linea con gli essential look 2016.

Inoltre, all’intera composizione, è stato applicato un intenso effetto pittorico che richiama stili, colori e chiaroscuri che vanno dalle opere di Vermeer a Caravaggio, da Raffaello ad Antonello da Messina, dal Bronzino a Rembrandt. Un crossover che richiama il forte immaginario della storia dell’arte mischiato a simboli, linguaggi ed icone contemporanee.

Attraverso una contaminazione tra pittura e fotografia la campagna “Classico Contemporaneo” ha voluto rappresentare un dialogo creativo tra presente e passato che il Future Vintage Festival porterà in scena nella sua settima edizione (9-10-11 Settembre 2016, Padova).

CREDITS:
CONCEPT: Superfly Lab
PH: Camilla Glorioso, Giulia Fassina
PHOTO EDITOR: Maira Passuello
HAIR STYLIST: Wella/Paolo Rubin
MAKE UP ARTIST: Marcela Bantea
STYLIST: Foxy Brown Vintage

FVF2016_banner

VINCITORI “MIX AND MATCH” 2015

Ecco le foto dei 5 vincitori del Concorso “Mix and Match”:

  1. Virginie Schiavon
  2. Elisa Catanzaro
  3. Matteo Bordin
  4. Lucia Tramarin
  5. Eleonora Ferrara
  6. Ricordiamo che è anche disponibile la gallery completa del corner ISFAV abbinata al Concorso “Mix And Match”, con gli allestimenti firmati Lago.

    Inoltre quest’anno abbiamo voluto accontentare tutti, dando persino la possibilità di farvi arrivare a casa il vostro ritratto stampato in una simpatica cornice di cartone riciclato, grazie a Tonki (vedi sotto).


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SHOOTING FOTOGRAFICO CURATO DA

 

Come raggiungere il Festival

Il Centro San Gaetano, sede istituzionale del Festival, è collocato nel centro storico della città di Padova, nella zona pedonale di via Altinate.

 

COME ARRIVARE?

Via Altinate, 71, 35121 Padova

 

 

Tram: Fermata Ponti Romani

Bus: 3 – 8 – 16 – 18 – 22 – 24, Fermata Riviera Ponti Romani;

10, Fermata Piazza Garibaldi

 

DOVE PARCHEGGIARE?

Interparking Italia S.R.L – Via Trieste 51, 35121 Padova

Email: info-padovapark@interparking.com

Telefono: +39049660091

Fax: +39049666054

Situato nel Centro della Città, il Parcheggio al coperto Interparking è la soluzione più comoda ed economica, a due passi dal Vintage Festival e dalla nuova zona di aperitivo serale Chic Nic.

 

#SIMPLIFY: Mood Vintage Festival 2015

Uno dei focus che da sempre contraddistingue il Vintage Festival Italia è quello di sviluppare, in ambito culturale, una consapevolezza e delle condizioni di euforia creativa in grado di indirizzare il pubblico verso orientamenti culturali contemporanei. La nostra intenzione è perciò quella di rendere la kermesse un fulcro coerente di esperienze e linguaggi in grado di coinvolgere, emozionare e rendere ricettivi agli stimoli il nostro pubblico.

https://www.youtube.com/watch?v=Mj-HC5pbi_0

In seguito ad un’attenta ricerca di stile, il Vintage Festival Italia intende promuovere per l’edizione 2015 un mood stilistico e culturale costruito attorno a una determinata attitudine emozionale, riassunta dal claim “SIMPLIFY”.

A questo il Festival intende associare la parallela vocazione all’eleganza che deriva dalla semplicità e dalla consapevolezza della qualità artigianale. Una propensione che rivela una sensibilità etica ed un’anima sociale profonda e che assume la normalità e l’autenticità come valori aggiunti in una poetica che coinvolge e influisce sulla comunicazione e la brand identity tanto dei maggiori marchi in ambito moda e product design, quanto lo stile di vita dell’uomo contemporaneo.

 


Il Vintage Festival Italia, in qualità di catalizzatore di nuovi trend, cercherà di ampliare e declinare tutte le discipline, gli stimoli e le specificità che finora hanno contraddistinto il nostro format, seguendo tale indirizzo volto a privilegiare un contatto tra pubblico e prodotto più intimo e ricercato, eliminando gli aspetti superflui.

Sposando la filosofia tipica della slow production, valorizzando artigianalità ed etica del lavoro, questa nuova edizione del festival porrà l’accento su tematiche di estrema attualità, come la sostenibilità, le eccellenze che continuano ad onorare il nostro Paese, le risorse nascoste del territorio e una generalizzata riscoperta della dimensione bio e naturale nella nostra quotidianità.

Il pubblico potrà quindi vivere un’esperienza immersiva dove la connessione multigenerazionale e un’attenta fusione tra passato e futuro, artigianato e tecnologia, continueranno a farla da padrone grazie al palinsesto ricco di appuntamenti. Ospiti internazionali ed esposizioni guarderanno sempre più verso artisti selezionati e marchi dall’elevata brand reputation, attenti a restituire un prodotto curato nel minimo dettaglio. Simplify significa tornare all’autenticità e alla sobrietà legata all’esperienza, all’eredità ed alla passione.

Vintage Festival 2014 – Official Promo

Vintage Festival Italia: 12-13-14 Settembre 2014, Padova

Expò / Ospiti / Workshop / Esposizioni / Lecture / Party

Morgan, Pippo Baudo, Gualtiero Marchesi, Fabio Novembre, Antonio Marras, Giusi Ferrè, Paola Maugeri, Giovanna Castiglioni, Maurizio Galimberti, Pablo Trincia, Dj Ringo, Bruno Pizzul, Arrigo Cipriani, Davide Rampello, Rossella Brescia e JoeVelluto.

Official Website: www.vintagefestival.org

Organizzazione: Vintage Factory

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Credits video

Produzione: Andrea Tonello e Vintage Festival

Fotografia: Mattia Balsamini
http://www.mattiabalsamini.com/

Consulting: Vintage Factory

Musica “Mondo Digitale”: autore Daniele Dupuis, prodotta da Megahertz

Ricerca: Prelinger Archives

Concept e produzione video: Studio Magoga
http://www.studiomagoga.com/

TONKI @ Vintage Festival Italia 2015

Tonki è la prima cornice ecologica che ti permette di stampare, montare ed esporre i tuoi scatti in un simpatico formato da appendere o appoggiare dove vuoi.

Hai presente quel tramonto a Zanzibar, la gita ad Amsterdam e il party sulla spiaggia? Tonki è un modo semplice e completamente ecologico per avere sempre davanti agli occhi quegli istanti, quei ricordi, quelle emozioni.

Appena abbiamo scoperto Tonki ci siamo subito innamorati di questa idea semplice ed intelligente. Per questo li abbiamo voluti al nostro Festival: potrete trovare i ragazzi di Tonki al loro stand al primo piano del Centro Culturale San Gaetano, assieme ad altri imperdibili showcase.

La bella novità di quest’anno è che Tonki vi darà la possibilità di ricevere a casa il vostro scatto in formato foto-cornice di cartone realizzato dal corner fotografico ISFAV che immortalerà i migliori outfit contemporary retrò del Festival. Ricordiamo che lo shooting è collegato al Concorso a premi Mix and Match.

Scarica l’App di Tonki dall’Apple Store e fotografa i migliori momenti del Vintage Festival. Tutte le immagini ordinate saranno stampate sul cartone riciclato più bello del mondo e spedite a casa tua. È il modo migliore per ricordare questo evento unico.


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PARTECIPA AL CONCORSO “IN VIAGGIO”

Dovete ancora partecipare al Concorso “In Viaggio”? Avete tempo fino al 4 Settembre e partecipare è semplicissimo e gratuito con le foto delle tue vacanze in stile vintage di ieri o di oggi: in palio un sacco di premi targati Vodafone, tra smartphone e tablet!

Ecco una gallery esemplificativa di alcune foto dei partecipanti (a selezione di queste anteprime è pressoché casuale, la selezione dei 10 finalisti dipenderà invece dalla nostra giuria di docenti ISFAV così come riportato nel regolamento):


Vi piacerebbe partecipare ma avete solo delle bellissime immagini a colori? Non sapete come convertire le vostro foto in bianco e nero? Tranquilli, è semplicissimo! Nel web esistono siti o App che vi possono aiutare a raggiungere un ottimo risultato. Noi ve ne consigliamo alcuni, gratuiti e intuitivi, che vi possono dare una mano nel rendere la vostra foto a colori uno splendido scatto black & white dall’estetica retrò. Eccovi alcune pagine consigliatePho.toFoto FlexerPixlr o Lunapic.

Da smartphone esistono molte altre possibilità e App gratuite (iOS e Android) da scaricare come RetricaSnapseedCamera PlusFotorAdobe Photoshop ExpressLitely e molte altre.

In questo modo tutti possono partecipare a questo concorso e vincere i seguenti premi:

1° CLASSIFICATO

Samsung S6 – 64GB

2° CLASSIFICATO

Samsung Galaxy Tab S

3° CLASSIFICATO

Samsung Galaxy A3

4° CLASSIFICATO

Samsung Galaxy ACE4

5° CLASSIFICATO

Vodafone Smart Prime

DAL 6° AL 10° CLASSIFICATO

Scheda Dati 5Gb

 


PARTECIPA ANCHE TU AL CONCORSO!

Inoltre ti ricordiamo che Vodafone ti accompagnerà al Vintage Festival Italia 2015 con una serie di bonus e benefit esclusivi, riservati ai nuovi clienti Fibra

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Il Galateo di ieri e di oggi

Galateo, bon ton, etichetta, forse oggi sono termini meno comuni, però un tempo erano fondamenti per stare nella società e non destare scandalo in situazioni eleganti. Spesso si è portati a pensare che il galateo riguardi molto semplicemente le regole a tavola o più comunemente l’aprire le porte alle signore. In realtà il galateo ha un’infinità di procedure che servivano a rimarcare il rispetto per il prossimo in ogni occasione: in realtà per dirla davvero terra terra il galateo altro non è che l’educazione.

In un certo senso, molte regole le abbiamo perse per strada, vuoi perché orpelli inadeguati ai tempi, vuoi perché la classe dominante si è spostata man mano verso una democratizzazione, dei modi, dei sessi, delle abbienze, vuoi perché siamo diventati più pigri, sta di fatto che siamo rimasti con poche regole confuse.

 

Forse il baciamano non è più odierno o forse considerare quale forchetta usare al ristorante diventa un’impresa inutile e titanica, del resto si sa l’eleganza è nei dettagli, per cui alcune frasi andrebbero evitate, “piacere” quando si conosce qualcuno, “buon appetito” o il “cin cin” a tavola, o il passo di un uomo entrando in un locale dovrebbe precedere quello della donna e la porta andrebbe tenuta aperta all’uscita dal locale, questo perché l’uomo dovrebbe verificare che l’ambiente nel quale si sta introducendo con la sua signora sia adatto al gentil sesso, così come un uomo non dovrebbe portare un cappello in un ambiente chiuso, mentre alle signore è concesso.

Per non parlare della conversazione che dovrebbe essere sempre moderata e ponderata, mai sguaiata e non dovrebbe mettere in difficoltà l’interlocutore con frasi fuori luogo o irrispettose.

Seppure articolato e astruso, si potrebbe comunque attingere dal galateo per alcune classiche regole per risultare più educati. Del resto ormai alcuni dimenticata l’etichetta, i modi di porsi in pubblico non solo sono cambiati radicalmente ma sono da definirsi fuori controllo.

 

Probabilmente nel ‘500 nessuno sarebbe girato con delle ciabatte di plastica e il calzino bianco, come nessuno avrebbe portato gli occhiali da sole in ogni situazione o nessuno si sarebbe permesso di usare un volume altissimo di suoneria del cellulare in treno, probabilmente l’indipendenza da una griglia costrittiva di norme precise ha fatto guadagnare una certa libertà espressiva, ma anche perdere in decenza.

In questo sicuramente la moda ha reso possibile il cappello in ogni situazione e non solo il cappello, il linguaggio slang utilizzato oggi e meno forbito del passato ci permette di esprimerci con frasi dirette e meno soft, sicuramente il tempo ha sdogananto certe “gentilezze” nei confronti del gentilsesso e ha reso meno galante l’approccio ad esso, però probabilmente se dovessimo redarre un galateo odierno uno dei problemi più difficili da gestire sarebbe l’uso del telefono onnipresente in qualsiasi situazione.

Come speso accade, la verità sta nel mezzo, non negli estremismi per cui ecco tre semplici regole che potrebbero riassumere in macrocategoria una sottospecie di galateo moderno:

  1. Non guardare continuamente il telefono quando si sta con qualcuno
  2. Non vestirsi da pazzi durante l’orario di lavoro a meno che non sia un lavoro in un ambiente che lo richieda (circo, compagnia teatrale che mette in scena un circo, animazine per feste caraibiche).
  3. Un bel detto riassume il terzo punto: “un bel tacer non fu mai scritto”, riflettere prima di parlare non è detto che perché esistono i social network ogni opinione sia necessaria.

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Vodafone ti accompagna al Vintage Festival Italia 2015 con una serie di bonus e benefit esclusivi, riservati ai nuovi clienti Fibra. Vodafone è impegnata nello sviluppo delle reti fisse e mobili di nuova generazione, che comprende anche la nuova rete 4G+, che consente connessioni fino a 225 megabit al secondo. Internet super veloce per navigare in un lampo e rete veloce per il tuo mobile.

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Qui di seguito tutti gli esclusivi benefit per i possessori del Braccialetto Vodafone Privilege.

INGRESSO FAST LANE AL VINTAGE FESTIVAL ITALIA

Ingresso Gratuito Saltacoda al Vintage Festival Italia (all’ingresso Accrediti) valido per tutti i tre giorni del Festival (11, 12, 13 Settembre 2015) e per tutte le aree della manifestazione (expo mercato, sale espositive etc…) .

INGRESSO GRATUITO ALLO CHIC NIC

Ingresso Gratuito Saltacoda allo Chic Nic, nuova area fuori festival per aperitivi serali, street food gourmet e intrattenimento culturale, valido per tutti i tre giorni del Festival (11, 12, 13 Settembre 2015).

SERVIZIO DI TAXI BOAT

Servizio Navetta Taxi Boat gratuito da Piazzale Roma al Casinò di Venezia, Palazzo Vendramin Calergi, per raggiungere il party inaugurale Ladies and Gents del Vintage Festival Italia il 4 Settembre 2015.

NIGHTLIFE PRIVILEGE

Ingressi prioritari e ridotti saltacoda ai party serali targati Vintage Festival Italia.

  • Venerdì 11 Settembre 2015: serata Crispy con special guest internazionale Danny Krivit (from New York), al Q Bar, vicolo dei Dotto, Padova;
  • Sabato 12 Settembre 2015: serata Punks Wear Prada con special guest internazionale Claptone (from Berlin), all’Extra Extra, via Giacomo Camician 5, Padova.

ECCO I VODAFONE STORE DOV’È POSSIBILE AVERE IL BRACCIALETTO VODAFONE PRIVILEGE

TELEVIP DI ALTINATE 10 SRL
via Guizza, 226
Padova

ACAMPORA STEFANO DITTA INDIVIDUALE
via T. Aspetti, 113
Padova

E-KOMM SRL C/O C.C. GIOTTO
via Venezia, 61
Padova

ALTEL SRLS
via dei Colli, 63
Padova

EMOTION ONE SAS DI BERTO CLAUDIO
via Facciolati, 124
Padova

EUROSERVICE S.R.L.
via della Navigazione Interna, 51/1
Padova

EUROSERVICE S.R.L.
via Fiume, 10
Padova

FLAGSHIP PADOVA
via Roma, 34
Padova

Grazie alle imperdibili offerte di Vodafone puoi vivere il Vintage Festival Italia senza alcun limite! Inoltre scopri gli esclusivi premi in palio, tra smartphone e tablet, per il Concorso “In Viaggio”.

SPAZIO 900: CAPOLAVORI DI MODERNARIATO

«Non ci deve essere un’arte staccata dalla vita: cose belle da guardare e cose brutte da usare.»
Bruno Munari

Estetica, ergonomia e funzione, parole che insieme concorrono ad un unico concetto: il designMunari la sapeva lunga sulla praticità unita alla bellezza, in uno dei suoi testi teorici sul design, infatti, spiega come un’arancia possa contentere, dalla buccia agli spicchi, una serie di funzioni per racchiudere il liquido al suo interno, suddividendo in scomparti geometricamente coerenti il succo e permettendo di aprirla e fruirne senza sprechi.

In un certo senso questo semplice esempio spiega come un designer dovrebbe progettare, partendo dalla funzione di un oggetto, per poi crearne la forma finale esteticamente correlata.

Il design è infatti la necessità di rispondere ad un bisogno ma allo stesso tempo di considerarne anche la sua armonia stilistica. Uno degli esempi più celebri in questo senso è il Bauhaus, scuola poliedrica che tra la razionalità di GropiusMayer e l’eccentricità di Itten ha gettato le basi per il design moderno codificandone tutte le teorie. E così mentre Walter Gropius in giacca e papillon spiegava come far stare in piedi una sedia, Johannes Itten con una certa dose di new age dava lezioni di teoria del colore vestito da santone.

Questo proprio perché la matrice razionalista che permea il design ha in se anche una valenza creativa, gli anni del Bauhaus non si sono solo basati sulla sperimentazione tecnologica e scientifica (fisica, teoria del colore, tecnologia dei materiali) ma hanno vissuto un vero e proprio fermento artistico che ha reso possibile lo sviluppo di quella che in una frase viene riassunta con: arte = funzione.

Ed è per ciò che è interessante scoprire, nelle decadi successive, come i più grandi nomi del design hanno lavorato per ottenere i pezzi più celebri di arredamento: i fratelli Eams con sedute fluide ed ergonomiche, Joe Colombo con forme spaziali e curvilinee, Achille Castiglioni con la propensione all’aspetto tecnologico crudo e diretto, ognuno rispettando delle regole precise e una propria personale estetica.

 Spazio 900 opera una selezione di oggetti di design che spaziano ripercorrendo la storia del design, e di coloro che con coerenza e un occhio accorto al valore estetico hanno costituito i pilastri dell’arredamento di interni. Per queste ragioni che, direttamente dallo showroom di Milano, luogo di culto per gli appassionati di modernariato e oggetti d’arredo anni ’50-’80, il Vintage Festival Italia dedicherà a Spazio 900 un’ampia area nel cuore dei 500mq di esposizioni artistiche e lifestyle a questa importantissima eccellenza italiana, portando pezzi unici al pubblico della kermesse.

Rimani in contatto con Vintage Festival Italia e scopri news e anteprime dell’edizione 2015. Stay in the loop!

Il Ritorno del Tabarro

Di origini antiche, accomunabile al mantello per forma e struttura il tabarro a differenza di quest’ultimo non posside un cappuccio bensì un bavero, fin dall’antichità usato come riparo da intemperie, è un indumento funzionale e caldo.

L’arte del tabarro segue precise regole manifatturiere, che seguono i dettami della composizione tessile antica e che valorizzano la manualità sartoriale di un prodotto completamente confezionato a mano.

Il tabarro già presente nell’antica Grecia, si evolve nei secoli e si adatta alle mode, spesso accomunato al tabarro veneziano, visto il suo pratico impiego nel coprire abiti e costumi in maschera nel periodo del carnevale, in realtà viene spesso reinterpretato nella moda dagli stilisti.

 

Designers come Yves Saint Laurent, Valentino, Armani, Scervino, colgono la classicità del capo in looks che lo definiscono nella sua eleganza e raffinatezza, altri come Pierre Cardin ne estremizzano la geometria e la femminilità costruendo delle vere e proprie architetture tessili, fino ad arrivare ad estremismi dark più contemporanei alla Rick Owens che ne valorizzano invece la natura più gotica e concettuale.

In Veneto il tabarro gode storicamente di grande fortuna, passando per il secolo d’oro della Repubblica. Nel ‘600 caratterizzava l’outfit dei giovani patrizi in cerca di avventure notturne e solo nel 1762 non fu più considerato reato per i nobili girar per strada con tale indumento! Una moda che conquistò anche l’animo delle dame più intrapide, donando fascino e maestosità al proprio fisico.

Nell’enigmatica Venezia del ‘700 il tabarro diviene simbolo di mistero, indossato insieme a maschere come la bauta, la larva e cappelli a tre punte. Uomini e donne potevano in questo modo abbandonarsi ad avventure licenziose, proteggendo la propria identità mentre nell’800 il tabarro visse una seconda fortuna in Francia, ricca di dandies e flaneurs.

Nel ‘900 il tabarro diviene simbolo di eleganza e signorilità, ma in seguito all’ultimo dopoguerra il tabarro sembra cadere in disuso. Oggi risorge nella moda contemporanea, mischiando tradizione, alta sartoria e la creatività delle grandi case di moda.

Il Tabarrificio Veneto raccoglie l’eredità di una nobile tradizione e tutt’oggi presenta una selezione di tabarri che percorrono, attraverso varie fatture, modelli e fogge, la storia e l’artigianato prezioso di questo capo duro a morire. Anzi, immortale.

Il Vintage Festival Italia ha deciso di ospitare i migliori interpreti del tabarro, dedicando a loro un’esclusiva esposizione ricca di esemplari preziosi. Un motivo in più per non perdere questa favolosa edizione.

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Cocktails dall’anima Vintage

Una volta Humphrey Bogart disse “Non avrei mai dovuto passare dal whisky al Martini cocktail”.

Immaginiamoci di essere nell’America inizio secolo, il governo da il via al proibizionismo, no alcool, no pornografia, insomma tutte cose che diciamo sono fuori dall’etica della società di quegli anni. Soffermiamoci sull’alcol: niente sbronze, niente bicchierini e soprattutto basta buttare i soldi in bevande che alterano il nostro stato produttivo, perciò chi vuole bere qualcosa di alcolico resta con un pugno di mosche, o no?

E invece no, proprio come ad ogni azione corrispone una reazione uguale e contraria, così ad ogni divieto corrisponde la resistenza ad esso. Ed ecco che nasce la poetica del cocktail, certo certo, la prima guida al cocktail risale al 1862, The Bon Vivant’s Guide, or How to Mix Drinks, e indubbiamente spulciando nella storia si trovano connessioni con miscugli alcolici anche precedenti, ma il vero cardine attorno al quale ruota la composizione scientifica di bevande alcoliche create con rispettivi super alcolici è sicuramente la necessità di creare qualcosa di amabile con gin, rhum e altri liquori che potessero essere prodotti di nascosto durante il ventenni di negazione del proibizionismo. Se pensate a quante cantine smantellate con macchine fai da te per creare alcolici alla faccia della polizia, eppure proprio così nascono i cocktails.

La cosa divertente è che in seguito a questo incredibile periodo di propulsione alcolica clandestina, il cocktail si affina, i super acolici diventano più qualitativi ed esso diventa la bevanda favorita delle classi abbienti e conseguentemente il drink iconico di uno status altolocato.

E così il Martini fattosi sofisticato nel classico bicchiere accompagnato all’oliva (introdotta a quanto pare dal presidente Roosevelt) assieme ad altri celebri drinks, comincia a comparire anche sul grande schermo, decretando l’inizio dell’iconografia legata ai cocktails.

Non stupisce quindi che molti di essi siano associati a personaggi celebri, il daiquiri a Hemingway, il Bloody Mary a Orson WellesLiz Taylor e Richard Burton, o il Dry MartiniJack Kerouac, il Margarita e via dicendo. Alcuni cocktails poi sono diventati iconici per certi film e telefilm, il Martini per James BondCasablanca con il Champagne Cocktail, il White Angel di Colazione da Tiffany, il Manhattan in A qualcuno piace caldo, lo Screwdriver ne La febbre del sabato sera, per poi arrivare a film più vicini ai giorni nostri come Il grande Lebowsky e il suo White Russian, al Bloody Mary di Richie nei Tenenabum per poi approdare al celebre Cosmopolitan in Sex and the City o ai più fantasiosi Latte+ di Alex in Arancia Meccanica o il Wake Up Juice di Ritorno al Futuro III che risveglia anche i morti.

Il seguente è invece un’ottimo pezzo sui drinks del nostro ottimo cantautore nostrano, Vinicio Capossela.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=KAYBnmr1-F0%20video_start=0

Il Fantastico Mondo di Eugenia Loli

Quando all’inizio del novecento la cricca dei cubisti iniziò a lavorare con quelle che venivano chiamate “papier collés” di sicuro non pensavano a Eugenia Loli, però chiaramente avranno immaginato che la tecnica del collage era una vera e propria svolta.

L’idea in sé può sembrare del resto banale, assembrare dei ritagli di giornali, libri e qualsiasi cosa di carta passi per le mani e dare un senso compositivo al tutto. Banale sì, ma nemmeno così tanto. Infatti il collage è un liguaggio espressivo che dal cubismo a oggi è stato impiegato da moltissimi artisti con risvolti diversi ma sempre molto interessanti.

Il famoso ready made, ad esempio, altro non è che un collage concettualmente parlando, per cui la ricontestualizzazione di un oggetto che ha di per sé un significato ma che tramite questa operazione viene stravolto e cambiato è proprio il principio alla base del collage.

Ma senza entrare in un vortice dadaista, l’assemblaggio di carta con sensi diversi da quelli originali è già infatti un’arte a se stante e, per assurdo, forse uno dei metodi espressi più comuni da quando l’uomo è passato all’era digitale, la composizione di testi e immagini trovati sul web è ormai codice comune. E qui arriviamo ad Eugenia Loli che con le sue composizioni surrealiste ed evocative, riesce a combinare digitale e agalogico connotandoli con un tocco vintage e creando delle opere espressivamente uniche che hanno fatto il giro dela rete monopolizzando accentratori di creatività come TumblrPintest e centinaia di importanti blog del settore.

Le storie raccontate, infatti, hanno quel romanticismo e quell’illusione che rimanda a tempi passati, trasmettendo con la scelta di immagini vintage quella nostalgia retinata e dai toni technicolor. Eugenia sfrutta l’unica vera dote impressionante di questa arte: il fatto meraviglioso che in un collage tutto sia possibile.

Il Vintage Festival Italia quest’anno avrà il piacere di ospitare un’esposizione delle sue opere più rappresentative, un’occasione unica per poter ammirare in prima persona questi gioielli del collage contemporaneo.

Rimani in contatto con Vintage Festival Italia e scopri news e anteprime dell’edizione 2015. Stay in the loop!

Un nostro addio a Elio Fiorucci

Lo stilista pop che rese grande l’Italia, che incantò Andy Warhol e che ha sempre creduto nei giovani e nei loro progetti. Il Vintage Festival Italia vuole ricordare con ammirazione e affetto Elio Fiorucci che è venuto a mancare quest’oggi, con la nostra video intervista girata durante l’edizione 2012quando ci ha omaggiato della sua presenza con un bellissimo incontro con il pubblico.

Fotoritratto di Mattia Blasamini.

 

https://www.youtube.com/watch?v=EJGRbdQ8W4Y

Chi sono i Gentlemen di oggi?

Gentlleman ci nasci, almeno così era alle origini, tale appellativo infatti in origine era destinato a coloro che per nascita, e non per carica acquisita, erano legittimamente nobili. Il significato però muta col tempo e si inscrive nel più ampio senso comune di uomo ben educato, dai modi altolocati, che segue una certa etichetta.

Oggi chi è il gentleman? In un certo senso il senso resta per lo più connesso a un modo di porsi, a una certa educazione che rispetta alcune buone maniere. Ad esso però si unisce anche un certo codice di stile, abbigliamento e portamento.

In alcuni casi estremisti si confonde con il concetto di dandy, declinazione ottocentesca di esteta, che cura l’abbigliamento in maniera orignale e preziosa e non solo, il dandy è anche un uomo dalla brillante conversazione, sarcasmo tagliente e una certa propensione nel circondarsi di altrettanta bellezza nella vita quotidiana, una sorta di accumulatore di cose belle!

Così oggi, la mescolanza di un’interpretazione personale, eccentrica, che ammicca al classico abbigliamento elegante casual chic, produce ciò che più comunemente viene chiamato gentleman. Gentleman è quindi un uomo elegante che sa far proprio il capo che indossa e che, seppure dominato da una certa sobrietà, azzarda il dettaglio unico e personale.

Fazzoletto Pochette, la cravatta con il suo nodo differente da abito ad abito, il papillon, la montatura degli occhiali, il cappello e l’ombrello, il calzino, sono tutti piccoli pezzi che vanno a comporre un insieme accurato e delineato, senza sbavature o eccessi ma ben bilanciato in una personale visione dell’essere elegante. Del resto la parola eleganza deriva dal latino “eligere” ossia saper scegliere.


Sceglie quindi ma anche dare un valore alla scelta, la riappropriazione del carattere sartoriale nell’abbigliamento ha, anch’esso di recente, reso possibile una ricerca di qualità nei dettagli di un look, i tessuti e le finiture, l’handmade, e le costruzioni dei capi, diventano parte integrante di un outfit ricercato e completo. Brand come Borsalino o Churchill sono ritornati a far parte del guardaroba maschile e sono diventanti dei riferimenti per nuovi marchi.

Un apporto curioso in questo senso, è indubbiamente il progetto The Sartorialist Lunch.

Si sa che a Scott Shumanil, fondatore del blog più celebre dell’ultimo decennio, piaccia molto l’eleganza e una certa coerenza nell’abbigliamento maschie, per cui non stupisce che ad un certo punto abbia deciso di riunire dei gentlemen contemporanei in veri e propri momenti conviviali in cui non solo il look parla di sé ma anche la capacità di relazionarsi con coloro che apprezzano alcuni codici di lifestyle.

Così tra un martini e un sigaro la figura del gentleman resiste al tempo e alle mode con stile e fascino.

Il brillante sarcasmo 50’s di John Holcroft

Connettere in una sola immagine due periodi storici apparentemente diversi tra loro attraverso una sola immagine dall’incredibile carica virale: questo è ciò che rende il lavoro dell’illustratore britannico John Holcroft davvero speciale. Ispirandosi ai poster anni ’50, crea delle illustrazioni attraverso uno stile retro e che ritraggono cosa non va nel mondo di oggi.

Le opere di Holcroft sono ciniche, dirette e dipingono in modo sarcastico una società affetta da dipendenze tecnologiche, sfruttamento e nevrosi contemporanee. In passato Holcroft  ha collaborato con il Guardian, la BBC, il Telegraph, l’Economist, l’Independent e per Reader’s Digest, solo per nominarne alcuni ed ora ogni sua creazione fa il giro del web grazie al suo stile inconfondibile e pungente, dal tocco vintage ma estremamente attuale.

Sito internet – Behance

Seletti & Toiletpaper @ Vintage Festival

Stefano Seletti non è solo un quarantenne umile ma eccentrico, è anche l’erede di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia. Nuova generazione e nuova strategia: la Seletti che vendeva pentolini da latte in Cina si trasforma in qualcosa di nuovo e innovativo, senza snaturare la genuinità e la semplice filosofia dell’azienda.

Due filiali ufficiali: una in Nord America e una in Cina. Un laboratorio creativo interno, il Selab, e collaborazioni d’autore con artisti e designer internazionali. Il risultato?

L’imprenditore della porta accanto porta i suoi umili prodotti ad essere esposti al MoMa di New York.

Il matrimonio artistico e commerciale con Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, creatori di Toiletpaper, il magazine di sole immagini che è divenuto brand per cui Seletti ha deciso di riprodurre oggetti di uso comune alla stregua di un eccentrico merchandising.

Maioliche da sballo. Design dall’attitudine pulp, sguardo cosmopolita e dall’anima democratica. L’impronta pop incontra il minimalismo ironico e inquietante di Toiletpaper, tra piatti con dita mozzate e tazze con lo sturalavandino, il risultato è una collezione divertente e audace dal successo planetario. Oggetti di culto per pochi eletti? No. Prodotti a prezzi contenuti e materiali umili – plastica e latta – malgrado le decorazioni irriverenti.

Toiletpaper è una rivista di sole immagini fondata nel 2010 da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Esplorando le molteplici possibilità di vivere oltre le pagine, le foto pubblicate sono state applicate a diversi prodotti e utilizzate in svariati mezzi di comunicazione. Toiletpaper ha collaborato con prestigiose riviste ed istituzioni:

dalla gigantesca billboard dell’High Line di New York, alle luminose finestre parigine del Palais de Tokyo; da un’edizione speciale del quotidiano Liberation, alla “Carte Blanche” di Le Monde, alla fashion story nel numero di primavera del New York Magazine, fino alle colorate campagne con Kenzo.

Humor nero intinto in colori pastello: piatti, tazze, tovaglie, ciotole bicchieri, vassoi, oggetti che diventano supporti di immagini sgargianti e urlate con l’intento di essere economici e diffusi. La collezione conserva un fascino vintage, una patina retrò che sembra nascondere uno scherzo efferato: tazze e piatti che sembrano usciti dalla credenza di una cucina degli anni ’50 ma che nascondono in realtà la fantasia esplosiva di un genio creativo o la pazzia di un serial killer.

“Fin dall’inizio ci piaceva l’idea che Toiletpaper fosse un’etichetta applicabile a una vasta gamma di oggetti: riviste, libri, piatti, tazze e tovaglie. Pierpaolo ed io siamo come degli scienziati sadici: tutto intorno a noi può essere infettato dal virus TP, effettuiamo continuamente test su diversi campioni e studiamo i risultati, per far diventare Toiletpaper uno stile non solo fotografico”.

La prossima edizione avrà il piacere di ospitare Seletti wears Toiletpaper: una collaborazione d’accezione per poter ammirare e acquistare questi incredibili prodotti, forse eccessivi ma accessibili a tutti!

Il giovane patron Stefano Seletti sarà inoltre con noi come ospite della manifestazione per un incontro con il pubblico. Che dire… rimane sintonizzati con noi per scoprire le prossime novità del Festival.

Stay in the Loop!

100 Anni di Clärchens Ballhaus

La Clärchens Ballhaus esiste da 100 anni, inutile dire che nella Berlino by night, è una vera istituzione.

C’è sempre un po’ di un traffico all’ingresso, ma una volta passato il guardaroba, presidiato dallo stesso signore baffuto da 45 anni, ti ritrovi in un luogo senza tempo: pannelli in legno scuro coprono i muri fiancheggiati da tavoli a lume di candela e dal bancone d’epoca, e al centro di tutto: la pista da ballo.

Giovani, vecchi, gay, etero, turisti, ballerini professionisti e non, c’è qualcosa nell’animo della Ballhaus che ti permette di sentirti a casa, e che ti permette di vivere quest’esperienza con qualcuno che altrimenti non incontreresti mai. Divertimento assicurato.

Photo © Spiegelsaal-berlin e flickr

CLARCHENS BALLHAUS
Auguststraße 24,
10117 Berlin, Germany
P +49 30 2829295


ballhaus.de

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Tropical Déco from Miami

Chiudete gli occhi e per un istante immergetevi nella Parigi inizio secolo anzi, circoscriviamo un’anno particolare il 1925. Immaginate il fermento creativo, le avanguardie e l’Esposizione Internazionale delle arti decorative e industriali, proprio questa fiera innovativa, dona il nome a una nuova corrente stilistica che permeerà le arti applicate e lascerà un segno importante nel modernismo.

Si tratta dell’Art Déco (termine mutuato dalla sintesi per l’appunto di Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes) una specie di progenitore del moderno Design.

Mobili, soprammobili, decorazione di interni e arti grafiche, per l’appunto tutto ciò che non è fine a se stesso ma che contiene una funzione, oggetti che vengono rappresentati in una nuova chiave di lettura, un mix di riferimenti, primitivismi, arte e geometrie costituiscono il linguaggio di questo stile che diventa immediatamente una moda esportata oltre oceano.

Se a New York prevale la matrice più seriosa, ostentativa e lussuosa, (uno dei contributi più evidenti è quello architettonico, pensate all’Empire State Building, al Chrysler Building ecc), è con più curiuosità e meno solennità che il gusto Art Déco fa capolino in una città meno metropolis e più legata al concetto di divertissement quale Miami.

Hotel, locali, seaside resort si piegano al mood vacanziero e spensierato, respirando l’aria dell’oceano e l’euforia di una società, quella americana, che dismette il cappotto e comincia a profumare di olio abbronzante e cocktail colorati. È così che i toni cupi della città si tingono di palette pastello, rosa, verde menta, e la matrice più esotica prende il sopravvento nelle decorazioni con palme, fiori e fenicotteri.

Un’interpretazione che oggi è fonte di ispirazione per moda, arredamento di interni e creazioni grafiche, impiegando il linguaggio sintetico e geometrico, codice contemporaneo con cui si esprimono le arti applicate, mescolandolo a quell’esotismo nostalgico anni ’30.

Pattern che ci ricordano i fondali naif, colorati e lussureggianti di Henri Rousseau, flora e fauna combinati nello stesso effetto acido. L’Art Déco incontra Southbeach Miami: gli improbabili layout architettonici si trasferiscono in qualsiasi disciplina creativa.

E proprio perché gli ingredienti sono estremamente versatili anche stilisti contemporanei come Peter Pilotto, Holly Fulton, Mara Hoffman e Alon Livne attingono da quel mondo geometrico-esotico che riverbera attraverso tinte solari e tagli geometrici.

Buchstaben Museum la Magia del Lettering

Fondato nel 2005, il Buchstaben Museum (Museo delle lettere) è nato dalla passione per la tipografia e per il recupero di insegne minacciate dagli spazi pubblici. Un luogo dedicato a conservare, ripristinare ed esibire le vecchie insegne di Berlino e di tutto il mondo. Il museo ricerca e documenta le storie di ogni insegna, esplorando la tipografia nel corso degli anni. Merita sicuramente una visita.

Photo © Flickr ( Frank Grießhammer / Thomas Angermann / Jenni Fuchs / Nick Gripton / Letitia Lehner / patrix° / Miemo Penttinen / Katie / That is my real name / Elena Veguillas / mitue / Sulamith Sallmann / Dan Reynolds / Toby Bradbury / Pelle Sten / love well whip well / lorenzo colloreta / Frank Yang)

BUCHSTABENMUSEUM
Holzmarktstraße 66
10179 Berlin-Mitte
T +49 177 420 15 87

buchstabenmuseum.de

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Anima Café Racer

Gare clandestine e ribellione rock and roll. Controcultura e bolidi fai da te lanciati per le superstrade che collegano i transport cafés, alla ricerca di raggiungere la “tonnellata”, gli epici 160km orari, nel tempo di una canzone del jukebox. Uno spirito d’avventura e una filosofia che dagli anni ’60 ispira fascino alle giovani e vecchie generazioni.

L’Ace Cafe di Londra è il locale dell’epoca d’oro dei Rockers, giovani ribelli che amano darsi appuntamento sfoggiando le loro motociclette: profili sportivi, gioielli fai da te, vetture “umili” ma dall’animo nobile e spavaldo. La ricetta è semplice: si prende una vecchia moto e la si trasforma in una simil sportiva, gioielli che nascono in garage polverosi o in cantine poco illuminate dove si smonta e si rimonta la propria creature mille volte alla ricerca della perfezione, con le mani sporche di grasso, assieme ai propri amici. Fino a quando il gioiello non è pronto per divorare la strada e fare bella mostra fuori dai bar.

I cultori di questo stile di vita amano riunirsi in club, sfoggiando look ricercati, giubbotti giubbotti in pelle, caschetti aperti e occhialoni da aviatori. Una moda che conquista anche il cuore di una delle star più cool della storia: Steve McQueen.

Dagli anni ’60 ad oggi le café racer identificano una tipologia di motocicletta e nello stesso tempo una filosofia di vita e di stile. Una subcultura che continua ad evolversi prendendo elementi dello stile Greaser americano, rocker inglese e la motociclistica moderna. Secondo Google Trends il numero di ricerche per il termine “café racer” è aumentato esponenzialmente dal 2010 ad oggi, designandolo come una delle tendenze contemporanee più in crescita di popolarità.

Il Vintage Festival Italia nell’edizione 2015 (11, 12, 13 Settembre) ha deciso di dedicare a questo mondo ricco di fascino un’area ispirazionale curata da uno dei suoi principali interpreti: Deus Ex Machina. La filosofia Deus si richiama ad un’era perduta, prima che motociclismo, surf e skateboard fossero commercializzati e divisi in diverse discipline e fazioni.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/2″][vc_column_text]Deus è una casa motociclistica completamente diversa dalle altre. Mentre i vari marchi si concentrano sulla progettazione e sulla costruzione dei propri modelli, Deus celebra e promuove la cultura custom che fece apparizione in Europa e in America negli anni ’40 e che recentemente ha ripreso vigore grazie al cuore di giovani appassionati, dall’Australia agli Stati Uniti, dal Giappone all’Italia.

Bolidi personalizzati, moda, accessori, lifestyle e un marchio d’abbigliamento: Deus fonde ricerca e cultura in un unico marchio che nasce dall’entusiasmo e dall’autenticità di appassionati del motociclismo in Australia, uniti dalla convinzione che il motociclismo moderno è stato spesso dirottato dal marketing. Mentre il desiderio di Deus è quello di creare una nuova generazione di motociclisti mossi da un puro entusiasmo e con una nuova attitudine, rivoluzionando l’immaginario del motociclismo retrò.

I Temple of Enthusiasm accolgono creativi e tutti gli amanti di una nuova idea di individualismo e libertà. La risonanza di questo marchio ha influenzato non solo il mondo dei motori, ma anche della moda, della ricerca e del costume internazionale.

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Le Storie sulla Pelle di Nicolai Lilin

35 anni, due volte carcerato in Transnistria, una volta processato in Russia e quattro volte cecchino in Cecenia, Israele, Iraq e Afghanistan. Scrittore, tatuatore, reduce di guerra: Nicolai Lilin è tante cose assieme e molte sono le cose che si sono dette sul suo conto.

Una vita fatta di mille storie e due vie per raccontarle: la penna, che lo fa esordire nel 2009 con Educazione siberiana, caso editoriale tradotto in oltre 26 paesi del mondo, e il pennino, veicolo di una comunicazione muta e primitiva, il tatuaggio, intrecciata quasi in modo ieratico con la biografia personale. Nel mondo di Nicolai le immagini, i simboli e le parole non hanno un valore estetico, ma sono i tasselli di una tradizione ancestrale.

Dopo l’enorme ed inaspettato successo di Educazione Siberiana, nel 2013 il romanzo viene trasposto cinematograficamente da Gabriele Salvatores con cast e produzione internazionali.

Nicolai negli anni si dedica a tempo pieno alla scrittura e pubblica altri quattro libri, frutto delle crude esperienze maturate in vari scenari di guerra. Inoltre fonda Kolima Contemporary Culture a Milano e il laboratorio di disegno e tatuaggio Marchiaturificio, mentre continua a scrivere per l’Espresso, XL di Repubblica e altre testate.

 

Storie di vita impresse nelle pagine dei suoi libri e sulla pelle. Lo scrittore e tatuatore russo sarà ospite del Vintage Festival Italia 2015: un incontro che vi darà la possibilità di scoprire la cupa eleganza della sua arte e ripercorre con il suo sguardo duro la violenza dell’attualità che ci impone ostacoli sempre più grandi da sfidare.

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https://www.youtube.com/watch?v=mjmkCxKmCCghttps://www.youtube.com/watch?v=8suqYIXyANo

Trattoria la Madonnina dove il tempo si è fermato

Nulla è cambiato, né la struttura del locale, né gli arredi né il menu.

La sincera simpatia e cordialità milanese convivono in questa magica trattoria, dove si mangia onestamente e con poco. Con la bella stagione si pranza all’aperto sotto uno splendido pergolato nel cortile interno di una vecchia casa a ringhiera. Se siete fortunati vi potrà capitare di assistere alle performance della banda di suonatori di strada che spesso passa di li, proprio come una volta.

Photo © The Chic Fish

TRATTORIA LA MADONNINA
Via Gentilino, 6
20136 Milano
T +39 02 89409089

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Dolce Via, Poesia Anni ’80

Il nuovo libro del fotografo americano Charles H. Traub è uno spaccato dell’Italia anni ’80. Da Milano a Marsala, ci ritroviamo, con noi, madri, nonni, fratelli: il gioco dell’assimilazione è davvero immediato, si sfoglia quello che potrebbe essere l’album fotografico della nostra famiglia. Foto come cartoline, colori vivaci, luce e sguardi, una fotografia pervasa da una sensualità sottile come afferma Howard Chua-Eoan, giornalista del Time, che nella sua recensione del libro scomoda il “De rerum natura” di Lucrezio e traccia le fila, da Fellini a Traub di un racconto all’italiana: “Sensuale e triste, piena di colori e di piacere, magnifica anche nella sua malinconia. Questa è la natura eterna d’Italia, la natura stessa di ogni cosa”.

txt © Rita Mazzaferro

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Save the Date: 11/12/13 Settembre 2015

Sta per tornare il Vintage Festival Italia 2015, manifestazione leader sulla cultura dell’immagine e sulla ricerca di stile in chiave contemporary retrò.

Segnatevi queste date: 11, 12, 13 Settembre 2015, Padova tornerà ad ospitare un format che anche quest’anno proporrà nuovi impulsi creativi nell’ambito della moda, del design e della comunicazione attraverso l’attitudine eclettica e contemporanea che l’ha distinto da tutte le altre manifestazione che orbitano attorno al mondo Vintage.

Ormai siamo giunti alla sesta edizione e dopo aver selezionato trend e aver creato stimoli di mercato rivolti in special modo ai migliori dealers, seguendo l’esperienza e la filosofia delle più grandi manifestazioni “buying & selling inspiration”, torneremo con interessanti novità, ospiti, spettacoli ed eventi fuori festival.

Qualche anticipazione? Avremo l’onore di ospitare artisti internazionali e icone del design e della creatività. Esploreremo il mondo surf e cafe racer; avremo con noi illustratori d’eccezione ed espositori vintage selezionati e inseriti nell’Expo Mercato come trend contemporanei ed ispirazionali.

Altra importantissima novità: una nuova location fuorifestival, per prolungare l’esperienza del nostro pubblico in un aperitivo serale esclusivo in pieno stile Vintage Festival e dallo spirito green. Immaginatevi una location esclusiva immersa nel verde e nel cuore della storia e dell’arte della città, prodotti a km zero, ricette tradizionali rivisitate in street food e long drink botanici.

Incrementeremo inoltre gli eventi nightlife, tra gran galà di preview e party ufficiali con i dj che hanno animato i migliori club del mondo. E poi ancora eventi itineranti per gli amanti delle due ruote: quest’anno sia a pedali che a motore.

L’anno scorso ve lo siete persi? Allora rinfrescatevi la memoria con il nostro Video Reportage Finale.

Da questo momento su questa blog e sulla nostra pagina Facebook vi accompagneremo in percorsi inediti e curiosità di un passato mai così presente.

Restate connessi per tutte le anticipazioni sul Vintage Festival Italia 2015.

Stay in the Loop!

Ale Giorgini al Vintage Festival 2015

Ale Giorgini, illustratore italiano che gode di ottima fama in patria e all’estero,  sarà dei nostri alla sesta edizione del Vintage Festival Italia (segnatevi di già le date in agenda: 11, 12, 13 Settembre 2015).

Perciò siamo lieti di annunciare che ospiteremo un’esposizione delle sue opere durante la prossima edizione 2015. Nel frattempo Ale Giorgini c’ha voluto omaggiare con questa simpatica illustrazione che raffigura la sua personale visione del Festival.

Ale Giorgini è un illustratore italiano dallo stile riconoscibilissimo e molto popolare sul web che ha già lavorato con moltissimi brand (Foot Locker, Boom! Studios, MTV, Warner Bros, Emirates, Sony Pictures, Universal, Kinder Ferrero, Gruner+Jahr, Mondadori, L’Espresso). Inoltre ha esposto moltissime opere in giro per il mondo (Milano, San Diego, New York, Sidney, Roma, Firenze, Napoli, Los Angeles, San Francisco, Portland, Wien, Zurich).

Attualmente le sue migliori opere sono esibite al Hero Complex Gallery (Los Angeles) e alla Bottleneck Gallery (New York). Ale Giorgini è un insegnante alla Scuola Internazionale di Comics oltre ad essere art director dell’Illustri Festival e del Berga Urban Museum.

www.alegiorgini.comFacebookBehance

Lorenzo Petrantoni Campagna Ufficiale 2015

In occasione della sesta edizione del Vintage Festival Italia, il team organizzativo ha deciso, per la prima volta, di affidare all’estro e alla creatività di Lorenzo Petrantoni la realizzazione della campagna ufficiale. Lo stile inconfondibile dell’artista di fama internazionale caratterizza questo collage manuale, creato ad hoc per l’occasione, incorporando simboli ispirazionali che identificano gli ingredienti e il mood unico e modern retro della manifestazione, a metà tra contemporaneità e la ricerca retro, con icone identificative della Città di Padova -come il Gattamelata di Donatello e Galileo Galilei- che da sempre ospita il Vintage Festival Italia e gli elementi tematici ed ispirazionali della manifestazione.

L’antico non è mai stato così moderno: Lorenzo realizza le sue opere ritagliando e incollando a mano ogni figura, dal più piccolo particolare geometrico ai volti di coloro che hanno rivoluzionato la storia.

Galileo Galilei, ritratto in quest’opera di Lorenzo Petrantoni, è considerato il padre della Scienza Moderna e allo stesso tempo uomo dalla cultura eclettica e dall’indole rivoluzionaria che simboleggia la commistione tra le discipline e il trapasso del passato a favore del futuro. Una figura che testimonia perfettamente l’attitudine e la filosofia che contraddistingue il Vintage Festival Italia da tutte le altre manifestazioni che orbitano attorno al mondo del retrò.

Chi è Lorenzo Petrantoni

Artista di fama internazionale, illustratore e collagista, considerato maestro del settore per il suo stile fortemente riconoscibile, caratterizzato da figure e font vintage accostati tra loro attraverso associazioni oniriche. Si definisce un “Archeologo dell’illustrazione”. Sarebbe il rappresentate perfetto dell’incontro tra passato e presente che caratterizza lo spirito del Festival.

Realizza le copertine per numerosi giornali internazionali, tra cui: Newsweek, Time, Vogue, Vanity Fair, The Wall Street Journal, Harvard Business Review, El Pais, The New Yorker e molti altri. Ha inoltre collaborato con numerosi brand internazionali: Coca Cola, Nike, Burton, Swatch, Virgin Mobile, Nespresso e molti altri.

VINTAGE FESTIVAL 2014 – DAY THREE

La terza e ultima giornata di questa quinta edizione del Vintage Festival lascia spazio al design italiano, tra presente e passato, con Giovanna Castiglioni e JoeVelluto, e si chiude con gli appuntamenti Heritage Connection: format curato e condotto da Davide Rampello, con Fabio Novembre, Gualtiero Marchesi e Pippo Baudo, il quale, purtroppo, non è riuscito ad essere presente fisicamente in auditorium a causa di una forte indisposizione, ma che è riuscito a raggiungerci attraverso una conference call.

Giovanna Castiglioni & JoeVelluto

L’ultimo giorno del Festival si apre all’insegna del design, con la lecture di Giovanna Castiglioni e JoeVelluto (Andrea Maragno e Sonia Tasca).

Si è trattato di un incontro interattivo dove il pubblico è stato il vero protagonista: chi ha partecipato all’incontro, infatti, ha avuto modo di toccare con mano gli oggetti di design fatti passare tra il pubblico, e di rispondere alle domande degli stessi relatori sulla loro funzionalità (vi siete mai chiesti il perché del buco sul marmo nella lampada ad arco Flos?).

E così ne è uscito un dibattito sul significato del design, in base alla percezione che di esso hanno non solo professionisti, ma anche semplici appassionati e profani del settore.

Alla scoperta di una visione non convenzionale e poetica del design, in cui viene valorizzato l’atto intuitivo prima, e di ricerca poi.

Il designer come ricercatore e non semplicemente come stilista esecutore.

“Il mio obiettivo è quello di trasmettere la relazione che esiste tra me e noi, tra le cose e il loro universo di riferimento”.

È stato Fabio Novembre il primo degli ospiti del format Heritage Connection, ideato e presentato da Davide Rampello.

L’archi star ha presentato al Vintage Festival il suo blog ionoi.it, contraddistinto da un layout che ha nell’immediatezza delle immagini il suo punto di forza.

Scorrendo le immagini e raccontandole in diretta, Novembre ha tracciato insieme al pubblico parallelismi e connessioni tra diversi ambiti creativi: architettura, design, arte contemporanea.

Cercare connessioni anche dal semplice colpo d’occhio che scaturisce da una serie di immagini diverse aiuta a cogliere relazioni nascoste e non pianificate, in un approccio che diventa così inclusivo e interdisciplinare.

Con passione ed entusiasmo Novembre ha raccontato la sua continua ricerca nel “mappare il DNA del processo creativo”, incarnando la figura del designer progettatore di sogni, di un architetto di visioni intento a recuperare i valori di un design eroico, in grado di toccare e suonare le corde profonde dell’animo umano.

Secondo ospite di Heritage Connection, Gualtiero Marchesi ha fatto il suo ingresso al Vintage Festival accolto dagli applausi di un auditorium gremito.

Ripercorrere in un’ora la carriera lunghissima del maestro che ha proiettato la cucina italiana nel mondo non era compito facile. Ed infatti è stato impossibile raccontare tutti gli aneddoti e le idee da cui nascono piatti di successo.

Dalla scelta della ceramica e della forma dei piatti, alle intuizioni che stanno dietro alla scoperta di un nuovo accostamento di sapori, ciò che è emerso con chiarezza è che Gualtiero Marchesi non è un semplice tecnico esecutore, ma un “cuoco-compositore”.

“Non è importante come tocchi i tasti, perché c’è già tutto nella composizione”: così uno chef cita J.S. Bach, evidenziando i punti comuni tra la musica e la cucina.

“La cucina è la più grande delle arti, perché comprende la scienza”: per diventare grandi occorre pensare in grande ed elevare una tecnica applicata fino ad una visione creativa del mondo.

A dimostrazione di questo, a fine lecture dal pubblico si alza Fabio Novembre con una domanda, in un dialogo interdisciplinare tra arti e artisti.

Vintage Festival 2014 – Day two

La seconda giornata del Vintage Festival si apre con il genio creativo di Maurizio Galimberti, celebre autore di ritratti di icone del cinema e della storia, per poi sviluppare tematiche eco e cruelty free promosse dalla cucina veg-rock di Paola Maugeri, ed infine chiudersi con la travolgente simpatia di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar. Un mix di testimonianze e ispirazioni che ha appassionato il pubblico del festival di tutte le età.

Maurizio Galimberti

Ritratti esplosi, scomposti, emozionali. Mosaici fotografici tridimensionali che sono vere e proprie opere d’arte, frutto di una ricerca, di una sperimentazione e di una base culturale sofisticata. Gli scatti più rappresentativi di Maurizio Galimberti prendono vita nello schermo dell’Auditorium del Centro Culturale San Gaetano, mentre il loro autore svela storie e segreti dietro la progettazione e l’eleganza dei suoi capolavori che l’hanno reso uno dei fotografi italiani più noti al mondo.

“La Polaroid è vintage ma è contemporanea”. Così esordisce Galimberti, artista che più di ogni altro ha saputo sfruttare un mezzo del passato nelle sue implicazioni moderne e sperimentali. Del resto i suoi ritratti sono frutto di una continua riscrittura di una determinata tradizione artistica.

“Un giorno Bruno Munari mi disse: ‘Se qualcuno ti dice che ha fatto una cosa mai vista stai sicuro che è una cagata!'”. Difatti “la base della creatività sta nella testa e nella formazione culturale“. Il risultato è una fotografia ritmica, che nasce dalla ricerca e dalla volontà di lasciarsi andare alle emozioni e di colpire dritto al cuore dell’osservatore.

“Quando fai un ritratto entri dentro a una persona. Questo mi emoziona. L’emozione non è data dal tempo di esecuzione ma dall’intensità con cui ci entri dentro”.  Saper cogliere l’istante perfetto quindi: “Ci vuole un solo scatto. Polaroid mi ha insegnato questo: catturare la giusta emozione

Cultura, informazione, consapevolezza, moralità, libertà di scelta e consapevolezza: il messaggio che Paola Maugeri porta al pubblico del Vintage Festival costituisce un’appassionante testimonianza sulla sua vita all’insegna dell’alimentazione etica, dell’ecosostenibilità e dell’attenzione verso i temi ambientali.

Dopo aver restituito i segreti delle più grandi rockstar con oltre 1200 interviste in giro per il mondo, “Wikipaola” ritorna in libreria con Las Vegans (Mondadori), un ricettario di piatti veg esclusivi, accompagnati dalle canzoni della storia del rock. Un’occasione per riflettere sulle implicazioni di una scelta di vita così netta e consapevole.

E qual è stato lo spunto che l’ha portata ad essere prima vegetariana e poi vegana? “Non capivo perché da piccola i miei genitori mi insegnassero ad amare gli animali per poi ritrovarmeli nel piatto. La mia presa di posizione consapevole fu a 9 anni: sono svenuta davanti a un coniglio che trovai in frigo!”.

Ma si può considerare la cucina vegana una moda? “Essere vegani in questo momento è una moda, ma è una moda che non umilia e ti dà gioia e vitalità“.

Un principio guida, quello di Paola Maugeri, che si impone in tutta la sua quotidianità improntata nel ridurre, nel riciclare e nel riparare, abbinata ad una scelta etica in primis, ma anche salutare.

“Ogni volta che entriamo in un supermercato abbiamo il potere di cambiare il nostro mondo. il potere d’acquisto è una forza militante per una rivoluzione pacifica. Per migliorare il mondo in cui viviamo”. Perciò ciascuno di noi può rappresentare il cambiamento e sconfiggere un consumismo dilagante, volgare e incosciente.

Ennesima contraddizione dei giorni nostri: “Restare ignoranti nell’epoca della libera informazione è il danno più grande; i social e internet devono essere strumenti di informazione e consapevolezza”. E noi non possiamo che essere d’accordo.

“Ho iniziato a studiare legge a Padova perché tutti dicevano che mi avrebbe aperto la mente. Al primo esame ho preso 19 e mio padre mi ha detto ‘fila in cassa!'”. Potrebbe iniziare così l’incredibile storia di Arrigo Cipriani, patron dell’Harry’s Bar, simbolo del XX secolo di Venezia. Più di 80 anni di storia che costituiscono una leggenda fatta di esperienze uniche e di incontri straordinari. Da Hemingway a Truman Capote, da Maria Callas a Orson Welles: ai tavoli dell’Harry’s Bar di calle Vallaresso si sono accomodati famiglie reali e icone immortali del cinema.

Una storia che parte dal pretesto di raccontare un libro, Stupdt o l’arte di rialzarsi da terra (Feltrinelli), ultima pubblicazione di Arrigo Cipriani che ci insegna che c’è un solo modo di rialzarsi da terra senza un barelliere: l’umorismo. Come quello di uno dei ristoratori italiani più amati nel mondo, ospite del Vintage Festival.

Ma qual è il segreto dell’”intangibile ma palpabile” stile Cipriani, tra eleganza e cortesia, che rende tale patrimonio nazionale un’eccellenza anche a New York, Los Angeles, Hong Kong, Istanbul e Abu Dhabi? “Quando uno è un cliente diventa un membro della famiglia”, proprio in quel locale dove “le persone sono i veri mobili che compongono l’ambiente“, in un’idea di lusso basata sulla “Semplicità Complessa”. Vale a dire: “l’equilibrio, la proporzione, la cura nel dettaglio”, perché “non ci dev’essere finzione, mentre adesso va il lusso che non è lusso”.

Un’idea di lusso che è legato all’idea di felicità: “Ho sempre voluto conquistare la gente. Questo è stato lo scopo della mia vita”. Ed in fatto di cucina Arrigo Cipriani ha le idee ben chiare: “Darei un premio Nobel alla donna che ha inventato il baccalà mantecato”.

Ma la nouvelle cousine? “È una comica. Non mi interessa il menu degustation (alla francese), io ordino un’insalata e voglio un’insalata! In quei ristoranti ci vado due volte: la prima e l’ultima”. Eh già, perché “il lusso per me è la trattoria, è il vero ristorante italiano. Ci sono le sedie in paglia all’altezza giusta, c’è l’accoglienza e c’è il cibo, quello che mangio e riconosco”.

Ph: © Mattia Balsamini
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VINTAGE FESTIVAL 2014 – DAY ONE

La quinta edizione del Vintage Festival si apre con un appuntamento inedito e apparentemente inusuale all’interno del nostro palinsesto, ma che in realtà mette in dialogo diretto un patrimonio tradizionale con dinamiche e le esigenze del mercato globale e digitale.

Alberto Borzì e Francesco Zitelli, quest’ultimo in collegamento dalla Svizzera, hanno introdotto alcuni utili strumenti alle Piccole e Medie Imprese accorse in Auditorium del Centro Culturale San Gaetano su come migliorare il rendimento del proprio business attraverso alcuni pratici strumenti offerti dalla rete.

Un’introduzione ad un progetto ben più ampio, a cura della Camera di Commercio al fine di valorizzare e digitalizzare le nostre eccellenze produttive – 935 sono i casi provenienti dal nostro Paese – dato anche l’incremento delle ricerche sul Made in Italy su Google (crescita del 12%), in un panorama dove il 25% dello shopping ora avviene online.

Come posizionarsi all’interno del mercato? Come sviluppare il proprio business analizzando le performance dei propri profili web in chiave di marketing aziendale? Quali sono le case history da prendere ad esempio? Quali le piattaforme nelle quali vale la pena agire e sulle quali investire?

Il messaggio finale è forte e chiaro: non è mai troppo tardi per finire sulla rete. Ed un progetto come Made in Italy in Digitale sullo sviluppo delle esperienze digitali per le nostre aziende può essere una base di partenza dalla quale ripartire, con fiducia e intraprendenza.

Per saperne di più visita: www.eccellenzeindigitale.it

“Gli anni del Vintage io li ho vissuti per davvero!”. Arriva al Vintage Festival l’ospite più rock dell’intera kermesse: DJ Ringo, una carriera di 20 anni attraversata dalle vibrazioni punk, dalle esperienze all’estero e alle prime radio analogiche.

Un viaggio nella storia della musica d(‘)annata e delle emittenti che “osano” sfidare il monopolio della musica commerciale, dominata da dinamiche care a discografici e talent show. Ma Ringo non è persona da compromessi: un’attitudine espressa al 100% tramite Virgin Radio, di cui è direttore artistico.

Forse sarebbe bene insegnare ai ragazzi di oggi a “tornare indietro”, cioè a scoprire, vivere e riassaporare certi suoni, ma soprattutto a “vivere” intensamente e in presa diretta una certa cultura, vivendo un sogno. In un mondo di facili soluzioni nella maggiore velocità possibile si perde il fascino del “guadagno” di un’emozione, puntando ad avere tutto e subito, soffermandosi in superficie o solo sull’immagine.

Ma il rock è davvero morto? Argomento spinoso sul quale anche Gene Simmons dei Kiss e Dave Grohl hanno dibattuto su Facebook. Secondo voi?

Nel frattempo i festival rock sono ancora quelli che fanno più numeri, presenze e aggregazione.

Le partite più emozionanti, le delusioni più cocenti, le esultanze indimenticabili: bastano due parole della voce più celebre del calcio italiano per sembrare di essere già in finale dei Mondiali!

Bruno Pizzul, simbolo di garbo ed eleganza, sostenitore dei valori sani dello sport, racconta la sua esperienza professionale e di vita al pubblico del Vintage Festival, dal calcio giocato come Centromediano ai giorni nostri, passando per esordi movimentati, come quella prima telecronaca alla quale arrivò con un quarto d’ora di ritardo, all’amicizia con il Trap: “Con Giovanni è un piacere andare in giro, comincia anche lui ad essere un po’ vintage”.

“L’essenza della telecronaca è che il telecronista deve dare il senso della partecipazione immediata“. Bruno Pizzul riconosce la professionalità dei telecronisti contemporanei, più emotivi e spettacolari, ma commenta con una punta di amarezza “Il calcio oggi è un prodotto da vendere”.

Tuttavia, tra i tanti valori che ha lo sport, uno tra questi “è quello di essere un linguaggio universale”, uno spettacolo, sì, ma da vivere come rito collettivo ritrovando la poesia di un tempo.

“Se c’è una cosa di cui posso ritenermi soddisfatto, è che sono riuscito a fare il telecronista senza prendermi troppo sul serio”.

A chiudere la prima giornata del Festival è Pablo Trincia, “avventuriero dell’informazione”, giornalista poliglotta due volte Premio giornalistico Ilaria Alpi.

L’Auditorium è gremito di giovani appassionati per seguire le gesta dell’ex Iena e per assorbire la passione viscerale di questo professionista che ha attraversato molte esperienze estreme sul campo, dall’America Latina all’Africa Occidentale, fino all’Europa più remota, e che si è sempre contraddistinto come professionista alla ricerca della verità dei fatti più nudi e crudi.

A cominciare dalla riflessione su cosa significa essere giornalista, quali sono gli stimoli che lo portano ad andare avanti: “Se non ha impatto sociale, non mi piace fare giornalismo”, “Mi motiva parlare di droga, immigrazione, ecc.. perché le Iene sono un programma che guardano tutti, è c’è quindi l’opportunità di “educare” certe fasce di persone che non sanno”.

L’esperienza delle Iene ha rappresentato un vero e proprio privilegio: “hai la possibilità di proporre questo è un privilegio, se il contenuto è buono te lo pubblicano”. A Servizio Pubblico invece il lavoro autoriale è più serrato e definito, dal taglio alla fotografia, per tutelare un prodotto finale piuttosto definito.

“Quando parti per girare un servizio non hai mai la certezza di trovare la cosa ch vuoi raccontare. Se la trovi però ti porti a casa il pezzo. Questo vale per tutti i servizi”. Un lavoro, quello di Trincia, riconosciuto da tutti come d’impatto, che colpisce direttamente allo stomaco. Servizi pungenti creati apposta per sollecitare il pubblico: “Che cosa arriva alla gente? La volontà di raccontare una storia contro la strumentalizzazione dell’informazione”.

“Dicono che in Italia abbiamo un giornalismo provinciale perché certi temi da noi non si trattano”, uno scenario, quello italiano, da mettere spesso in discussione, un dibattito alimentato anche da Stefano Karadjov, docente di comunicazione e intervistatore per il Vintage Festival di Pablo Trincia, che ha animato il pubblico anche dopo la lecture in Auditorium.

Ph: © Mattia Balsamini
Tutte le immagini sono coperte da copyright, ne è vietato l’uso senza autorizzazione dell’autore. 

ROMANTICISMO SU DUE RUOTE

Roma, piazza della Madonna dei Monti, una di quelle tiepide giornate di aprile che ti fa pensare che non vorresti essere in nessun altro posto al mondo. È l’ora del tramonto, la birra è fresca e tutto è pace. Intorno alla fontana sono riuniti dei ragazzi con i calzoncini corti e i baffi. Hanno dei cappellini da ciclista con la visiera alzata e delle scritte esoteriche; hanno i baffi a manubrio e dei tatuaggi con le «corone» e dei bicicli stilizzati. Possiedono tutti una bicicletta e la guardano e la indicano come fosse l’unico oggetto dei loro discorsi. Discutono di cose oscure come il valore economico di un movimento centrale, del tipo di rapporto migliore per scivolare nel traffico. Chiamano la loro bici con un nome femminile pronunciato affettuosamente: «la Colnago»; «la Bianchi»; «la Cinelli». Alcuni le hanno dato anche un nome proprio.

Sembrano vivere in una dimensione diversa, una dimensione nella quale esistono soli con la loro bici, a correre in mezzo a colonne di macchine messe lì solo per essere superate.

Questa scena risulterà familiare a chiunque abbia meno di cinquant’anni e viva in una metropoli occidentale. E i confini si stanno ampliando, considerando questo documentario.

La bicicletta è infatti uno degli oggetti che negli ultimi anni è stato maggiormente investito di valori estetico-distintivi e il suo utilizzo in città – soprattutto nella versione a scatto fisso – è associato a quella indecifrabile setta satanica definita hipster.

Per chi non lo sapesse, la bici a scatto fisso è un artefatto sprovvisto di ruota libera, e che quindi per muoversi sfrutta solo il movimento umano, del piede sui pedali. Il più delle volte chi possiede una SF non gli monta i freni, lasciando al solo «bloccaggio» della ruota la possibilità di frenare. Il che la rende un mezzo piuttosto pericoloso per viaggiare dentro al traffico fuori di testa di Roma. Ma ai possessori di bici a scatto fisso questo interessa relativamente e, anzi, si può dire che il fattore «pericolosità» sia uno dei valori fondamentali delle tribù di ciclisti urbani.

Sì, perché nonostante vogliamo tenerci fuori dalla categoria-ombrello di hipster bisogna dire che attorno alla bicicletta sono nate delle vere e proprie sottoculture, o tribù, per dirla con Michel Maffesoli.

I ciclisti con la scatto fisso – detti anche fixettari – girano spesso in gruppo, frequentano le ciclo-officine, bevono in bar nei quali si mescolano moderatamente alla gioventù più cosmopolita della città. E poi organizzano della gare pazze semi-clandestine ispirate alla figura mitologica del bike messenger statunitense, a cui è stato dedicato anche un film del 1986 con Kevin Bacon schizzato per la strade di New York in sella alla bici a sfidare la morte.

Eppure la nostra non è la prima epoca nella quale l’uomo ha cercato di fare il fico guidando mezzi immotivatamente pericolosi. In questo articolo vorremmo ripercorrere la nascita del mezzo ciclistico, fino a risalire a un gruppo di pericolosi maniaci che potremmo ritenere gli antenati dei fixettari attuali.

La bicicletta così come la conosciamo oggi – e a definirla sono soprattutto la presenza di pneumatici e trasmissione a catena – fu brevettata solo nel 1879, mentre prototipi che le assomigliavano, e che andavano forte, giravano sin dal XVII secolo.

Nel 1791 un certo Conte Mede de Sivrac sfreccia sui viali di Port-Royal in sella a un mezzo di legno con due ruote e una testa luciferina. Si chiama celerifero e la propulsione è assicurata dai prodigiosi polpacci del conte che fanno perno sul terreno.

Il celerifero ha il difetto di non avere alcun meccanismo sterzante; il problema viene risolto nel 1817 da un un inventore di Mannheim – il barone Karl von Drais – che inventa un modo per sterzare senza fare manovre assurde sul terreno: nasce la «macchina per correre», detta anche draisienne, che in breve tempo si attira le peggiori prese per il culo del Baden.

Le cose vanno decisamente meglio in Inghilterra: un paese che ama versare il latte nel tè e indossare cappelli a cilindro alti tre metri non può che accogliere con entusiasmo l’eccentrico mezzo arrivato dalla Germania. Anche se, naturalmente, gli inglesi fanno le cose a modo loro: la draisienne diventa il dandyhorse e, invece di essere usato per i piccoli spostamenti nei villaggi, diventa l’aggeggio preferito dei dandy londinesi, che lo usano per fare i fichi nei parchi.

È la prima volta nella storia che un mezzo ciclistico viene utilizzato con finalità estetico-distintive, nel senso che intende Pierre Bourdieu: cioè la trasformazione di un oggetto di consumo in un bene simbolico, in grado quindi di manifestare la superiorità culturale — o semplicemente l’appartenenza a uno stile di vita — di chi lo possiede…

(…CONTINUA QUI)

Puoi trovare l’articolo integrale su Dudemag, manuale di sopravvivenza per gentiluomini e web partner ufficiale del Vintage Festival 2014
ARTICOLO INTEGRALE QUI

Testi di Emanuele Atturo

Se anche tu subisci il fascino delle due ruote retrò, partecipa alla Tweed Ride al Vintage Festival 2014, Domenica 14 Settembre: MORE INFO

WELLA RETRO VALUES

Tra gli elementi distintivi di un look vintage, non può mancare un’acconciatura in stile retrò. Ripercorriamo insieme le tendenze che hanno caratterizzato la moda del secolo scorso, di pari passo con le innovazioni tecnologiche di un’azienda leader dell’hairstyling come Wella, fondata da Franz Ströher nei primi del ‘900.

ANNI ‘50

Uno chignon sulla nuca e boccoli cotonati ai lati del viso: lo stile che ha fatto di Dita Von Teese l’icona per antonomasia del burlesque, uscendo dai confini dei costumi di scena, guadagnandosi un posto ufficiale nel mondo del beauty.

Dopo la guerra, l’azienda vive un boom e Wella dà il via a una rivoluzione nel settore grazie all’invenzione del primo colorante in crema che in più tratta il capello, Koleston. A riprova della crescente popolarità del colore anche come trend hollywoodiano, Liz Taylor ne diventa testimonial e Wella lega il suo nome a una diva del cinema, oltre che ad una rara icona di bellezza.

ANNI ’70

Sono gli anni dei Festival Rock, dei capelli con riga in mezzo e le treccine. Ma anche gli anni delle colorazioni shock e del biondo platino alla Brigitte Bardot.

Ma il vero must degli anni ‘70 è il look afro: le chiome lunghe e selvagge tornano a ruggire. Massimo volume per capelli gonfi e voluminosi. Che siano definiti o crespi, l’importante è l’extra size.

La passione di Wella per l’innovazione si esprime nel lancio di Perform, un nuovo prodotto per permanente che consente di creare i magnifici look Afro.

ANNI ’80

Bambine con i capelli ondulati, cotonati e ricci e bambini con capelli lunghi e gel: benvenuti negli anni ’80!

“New Wave” trasforma l’hair fashion e porta nelle strade il “look bagnato”. Il trattamento maschile dei capelli è l’argomento del giorno grazie all’espansione dei prodotti System Professional For Men.

Capelli forti e potenti sono l’icona di questo decennio e la permanente continua a spopolare, vivendo un vero e proprio apogeo. Wella domina la scena grazie alla linea High Hair Professional Styling. Risultato: chiome piene di volume e a lungo!

sfilata-pocketUn patrimonio di tendenze e innovazioni a cui si rifà uno spirito modern retrò in voga al giorno d’oggi, reinterpretare in chiave contemporanea e che rivivranno all’interno di uno degli appuntamenti più attesi del Vintage Festival 2014: la sfilata di Domenica 14 Settembre, allo storico Caffé Pedrocchi, organizzata in collaborazione con Pocket Magazine, ad anticipare il concerto di Morgan.

Saranno proprio i parrucchieri di Wella a curare le acconciature delle modelle, in un mix di eleganza d’annata e creatività contemporanea.

www.wella.com

wella

BE GREEN BE SMART CON BLABLACAR

Esistono vari approcci al problema dell’inquinamento, piaga che sta preoccupando ormai da tempo il mondo. È del 1997 la decisione di più di 180 paesi di collaborare firmando il Trattato di Kyoto per fare in modo di risolvere la questione a livello globale e affrontare un tema che è diventato presto un’emergenza.

Vista la scarsa riuscita di questi proposti a livello internazionale, molte persone hanno deciso di adottare comportamenti attenti per ridurre l’inquinamento: il controllo dei consumi, il riciclaggio, il commercio biologico, il cibo slow food, l’uso di mezzi di trasporto alternativi e il car sharing (che ricorda un po’ il ben più vintage “passaggio in auto”).

È quest’ultima una pratica che si sta diffondendo moltissimo recentemente. Secondo uno studio internazionale entro il 2020 grazie a quest’abitudine tra Europa e Stati Uniti verranno “parcheggiate” più di 4 milioni di automobili. Esistono aziende che hanno fondato la loro impresa su questo fenomeno: tra le tante, BlaBlaCar è la più nota.

Fondata nel 2006 a Parigi, la ditta francese opera tramiti siti web in dieci lingue in Italia, Spagna, Francia, Regno Unito, Germani, Portogallo, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Polonia, Russia e Ucraina. BlablaCar è un network formato da più di 8 milioni di iscritti e conta decine di migliaia di destinazioni in tutta Europa.

Come funziona? Si può offrire o richiedere un passaggio. Chi offre il passaggio viene contattato e viene pagato in base alla tratta che percorre con il passeggero. Chi lo richiede contatta il conducente e paga in base al tragitto. Comodo, semplice e veloce. Gli utenti inoltre possono specificare il loro grado di loquacità durante il viaggio scegliendo tra “Bla”, “BlaBla” e “BlaBlaBla”: da qui il nome dell’azienda.

Una modalità di spostamento giovane e innovativa, adatta a viaggiatori di tutte le età per un servizio comodo ed intuitivo. Una sintesi vincente delle richieste dell’uomo contemporaneo attento a sé stesso e a ciò che lo circonda: rispetto per l’ambiente, per il portafogli ma anche condivisione di racconti e storie di vita.

BlaBla Car, partner ufficiale del Vintage Festival, vi invita a provare il servizio di car sharing per raggiungere la nostra città. Venite da Milano, Bologna, Trieste o da qualsiasi altra località d’Italia? Cercate od offrite un passaggio?

BlaBla Car vi offre una soluzione economica, ecologica e più smart per spostarvi in totale sicurezza!

Comincia adesso è molto semplice: www.blablacar.it

MY FREEDAMN

Molti forse non sono a conoscenza del fatto che uno dei più importanti collezionisti di vintage sia giapponese. Rin Tanaka per chi si occupa di moda e ricerca è un’istituzione. La musica è spesso un punto di inizio per molti stilisti, il rock, il mod, il rockabilly, il punk sono tutti mondi ricchi di attrattiva.

Proprio dal passaggio obbligato che opera un movimento musicale nel distaccarsi spesso dal conformismo mediatico nascono codici stilistici che sono unici e irripetibili, che sbattono in faccia alla commercializzazione la riappropriazione dell’individuo con il tocco personale nella musica di conseguenza nei capi indossati.

Ed è questo meccanismo che affascina il mondo creativo della moda, e in una sorta di circolo vizioso ognuno prende spunto dall’altro. Molti stylist e designer si ispirano al mondo della musica e traggono spunto per creare look e collezioni, e proprio dalla passione nata dal mondo Rock ’n roll nascono i celebri libri-raccolta Mr Freedamn.

Del resto il vintage è paradossalmente un nuovo linguaggio che tende la mano a un mondo non lontanissimo molto meno massivo e più originale. In tutto questo immaginario si sa che se c’è un popolo affascinato dalla cultura vintage e in special modo quella americana è il popolo giapponese.

E la passione per il vintage americano, in particolare, va di pari passo con le radici storico culturali e in un certo senso il contrasto tra cultura giapponese e americana non stupisce ma si livella in quello che è il grande equilibrio che contraddistingue il Giappone basato su contrasti estremi.

Forse proprio per un certo legame storico è la decade 50’s quella che ha lasciato maggiormente il segno. In questo quadro si inserisce Rin Tanaka che per studiare musica rock’n’roll si trasferisce prima in Mississippi, Memphis, successivamente in California e comincia a collezionare capi vintage. Raccolta, la sua, dettagliata e maniacale, completa di capi, accessori e dettagli vintage, con tematiche tra cui il surf, il rockabilly, il biker.

Inizialmente le case editrici non compresero l’opera di Tanaka nella sua complessità documentaristica e lo snobbarono, spingendolo a pubblicarsi da solo le sue raccolte. Un compendio che lo ha consacrato nel mondo del vintage e della ricerca di stile. Il gusto rock, il jazz, e tutti i designer che hanno fatto la storia del popolo underground musicale rivivono in ogni libro.

Il mestiere del “cacciatore di stili” negli ultimi dieci anni è diventanto sempre più importante prendendo forma nella ricerca anche del vintage e degli stili passati, molti fashion clash odierni sono comprensibili attraverso un ready-made tra nuovo e passato.

E Mr Freedamn rende possibile la ricerca e permette uno sguardo su ciò che, nella sua unicità, ha costituito le radici dell’underground musicale.

myfreedamn.com

Articolo a cura de Le Cornacchie della Moda

Cornacchie della Moda Logo

RESPECT THE OLD SCHOOL

Le madri dello stile contemporaneo

Se avremo la possibilità di invecchiare vogliamo arrivarci con un certo criterio. In primis ci affascina l’idea di potersi fingere totalmente sconclusionate sapendo benissimo dove si vuole arrivare. Saremo più chiare, non si stenta a credere che dopo una certa età si manifestino dei problemi di organizzazione mentale, ma ci piace pensare che faccia tutto parte di un calcolo, una gran presa in giro architettata da chi ha superato una certa età per farci svegliare un po’.

Non tutti hanno avuto la fortuna di avere una figura chiave come una nonna durante la crescita, ancora meno quelli che han l’estrema pacchia di averne ancora una attiva, pensante e con i contro-bilanceri tarati. Vogliamo rendere omaggio alle vere signore, quelle tuttora presenti o non più, quelle a cui è un dovere sociale ispirarsi senza se e senza ma.

Iniziamo senza mezze misure da una che sembra aver perso ogni sorta di contatto con la realtà e invece ne sa più di tutti: Michele Lamy. Nasce intorno agli anni ’40 e gestisce gloriosamente un noto locale di cabaret a Los Angeles per diversi anni. Dopodiché, con le dita tatuate, i denti d’oro e i capelli lunghi corvini, si trasferisce a Parigi con il marito di una generazione e mezza più giovane Rick Owens (stilista). Quest’ultimo da sempre la considera sua unica musa ispiratrice. In effetti, guardando le sue creazioni, i riferimenti allo stile della consorte sono ben evidenti. La Signora non ha solo occhi per Rick però, ha seguito professionalmente lo stilista visionario Gareth Pugh nella sua ascesa nel mondo della moda. Musa, imprenditrice in anni improbabili, domatrice di designer capelloni, donna irripetibile.

Ma passiamo alla scienza. Se ora stai leggendo questo post ascoltando l’ultimo podcast scaricato, se il caro Mark Zuckerberg ha potuto concepire Facebook e se Steve Jobs ha giocato il Risiko della conquista del monopolio sulla tecnologia di comunicazione mobile beh, il respect va tutto alla dottoressa Grace Murray Hopper. Classe 1906, consegue il dottorato in fisica a Yale; per Grace, però stare in una delle accademie più importanti del mondo ed essere una delle poche americane a poter evitare di sognare solo una frullatore elettrico per Natale non era sufficiente. Dopo l’attacco di Pearl Harbour, Mrs Hopper entra nella Marina e si mette subito a lavorare su Mark I, il precursore dei computer elettronici. È colei che inventa e diffonde parola bug per intendere un mal funzionamento di un programma.

Come Murray Hopper, tante donne si sono ritagliate uno spazio in tempi non sospetti in ambienti a egemonia maschile. Una di queste è, Maya Deren, la precorritrice del cinema sperimentale indipendente americano. Nasce a Kiev nel 1917 e all’età di 14 anni si trasferisce a New York dove inizia il suo percorso poliedrico che la porta a creare con la pellicola. Dirige, scrive, fa propaganda diretta e organizza le prime proiezioni pubbliche di film sperimentali alla Provincetown Playhouse di New York. È una delle prime registe che ha nobilitato la figura del cineasta indipendente allontanandosi e criticando i meccanismi che ruotano attorno al cinema di massa.

Fra i suoi lavori più famosi segnaliamo Meshes of the Afternoon (1943), At Land (1944), A Study in Choreography for the Camera (1945), Ritual in Transfigured Time (1946) e Meditation on Violence (1948). Tutta la produzione viene influenzata dalle convinzioni femministe, dagli interessi per il surrealismo francese e per le avanguardie. E la sua influenza a distanza di diversi decenni continua a toccare artisti e registi differenti… NB: cari amanti (e non) di David Lynch, guardatevi o riguardatevi qualche suo film come Inland Empire (2006) o Lost Highway (1997)!

Dal cinema indipendente al piccolo schermo nei suoi anni d’oro, la televisione ha creato archetipi inaspettati che influenzano l’occhio della memoria. Provate ad immaginarvi ora una vecchietta arzilla. Se il primo pensiero sarà quello della vostra nonna o della portinaia bonacciona, la terza scelta molto probabilmente ricadrà su una protagonista di sceneggiati televisivi.

Che sia Zia Yetta, de La Tata o Sophia di Golden Girls poco importa, questi personaggi si sono installati nell’immaginario condiviso di una generazione che ha fatto delle serie tv un vero proprio protagonista di quel concetto molto filosofico e mittel europeo che è lo  spirito del tempo Golden Girls, che in Italia viene tradotto Cuori Senza Età, è oggetto di culto tra gli appassionati ed è stato capace di stigmatizzare brillantemente, senza scadere in facili  caricature, la donna attempata.

Andato in onda dal 1985 al 1992, racconta la convivenza di 4 signore arzille dotate di molto sarcasmo. Dorothy, la saggia, Sophia la più old, arzilla e amorevolemente cinica, Rose, la naif e Blanche, la frivola collezionatrice di ex mariti. Ma è Yetta Rosemberg, meglio conosciuta come Zia Yetta che rappresenta la queen dell’immaginario della vecchietta che “spacca”.

Inconsapevolmente sarcastica, entra ed esce dalla scena con i suoi improbabili e scintillanti outfit, le sue superbe e cotonate acconciature, riuscendo sempre a catalizzare l’attenzione dello spettatore.

Testo di Cristina Zaga e Zelda Andreoli.
Articolo a cura di Shedonism

RETROMANIA

Perché ci piace indossare una t-shirt con James Dean? Perché preferiamo spendere 30 euro per un vinile piuttosto che 15 per un cd? Perché rubiamo la giacca di camoscio ai nostri padri e gli orecchini alle nostre nonne? Perché la cultura pop è ossessionata dal suo stesso passato? Perché gli anni ’70, ’80 e ’90 sono tornati a far così prepotentemente parte della nostra cultura pop? E soprattutto, come fare a parlare di “dibattito hipsterologico“ in maniera seria?

Simon Reynolds  risponde a tutte queste domande in Retromania , un volume di 470 pagine edito da ISBN Edizioni (2011) dove viene analizzata nella maniera più accurata possibile il processo retromane che la cultura pop degli Anni Zero sta vivendo.

Simon Reynolds è a detta del mondo intero il più autorevole critico musicale contemporaneo e vi prometto che – si sia d’accordo o meno – si tratta di uno che parla con cognizione di causa: british fino al midollo, collaboratore tra gli altri di Melody MakerThe New York TimesRolling Stone The Observer, è colui che ha coniato il termine post-punk e che ora riempie di analisi musicali le colonne del Guardian  e di diversi blog .

Quando nel 2011 uscì Retromania lo comprai subito e – all’alba dei miei vent’anni, ringraziai molto Simon Reynolds perché credetemi che passare l’adolescenza sperando di essere catapultate nel ’72 non è sempre così affascinante come potrebbe sembrare e personalmente ho sempre voluto capire i motivi per cui avevo passato quegli anni dorati ad ascoltare dischi di gente ormai morta da tempo perché “tanto adesso fa tutto schifo”.

Poi arrivarono gli Strokes, i primi Arcade Fire e i Franz Ferdinand e la speranza nei confronti del presente tornò a farsi sentire, ma era proprio quell’indie rock a nascondere dietro una velata pellicola di innovazione una caterva  di reminiscenze al passato. E Reynolds in questo suo testo ce lo dice subito dalle prime pagine: tutta la questione sulla retromania è sorta gli anni 2000, «il millennio del riciclaggio».

The Strokes Vintage

Sia chiaro, le reminiscenze al passato ci sono sempre state e sempre ci saranno perché sono fisiologiche del processo evolutivo della musica, della cultura e della società in sé, ma nei cosiddetti anni ’00 è successo qualcosa di diverso.
In questi anni i giovani musicisti si esibiscono con la t-shirt strappata dagli stilisti (sì, anche l’abbigliamento dei Sex Pistols era deciso da Vivienne Westwood e Malcolm McLaren, ma questa è un’altra storia), quelli il cui viso glabro cela la pelle cadente delle vecchie rockstar nella maniera più evidente. Niente a che vedere con la pellaccia dura di Iggy Pop, la prestigiosa raucedine di Johnny Cash o gli acuti di David Bowie.

In ugual modo siamo lontani anche dall’analogia tra la nostra retromania e il periodo rinascimentale che venerava il classicismo. L’era pop moderna è ossessionata dal retrò«mania consapevole per uno stile di altri tempi».

Perché dunque l’antiquario sotto casa mia non ha la coda di gente fino fuori dalla porta? Perché questa è la prima volta nella Storia in cui la società cerca spunti dal passato più immediato.

Perché, perché, perché. Perché in un’epoca di iper-accelerazione e perenne istantaneità siamo così affascinati dal passato? Siamo noi giovani che non abbiamo più idee nuove? Che abbiamo perso i valori? Che non abbiamo sentimenti, stimoli e coraggio? La musica di adesso fa veramente così schifo rispetto a 40 anni fa? Non gliene frega più niente a nessuno di ascoltarsi un album intero e l’importante è solo fare skip?

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La risposta è no, tranquilli tutti, la musica bella c’è ancora e i cultori della stessa sono più affiatati che mai nelle riviste, nei blog, nei forum, ma anche al bar.
Secondo però questo personale viaggio attraverso le strade degli ultimi vent’anni, quale l’analisi condotta da Reynolds, il primo aspetto che dovrebbe veramente farci riflettere è la digitalizzazione della musica.

Il Web, Amazon, YouTube hanno battuto a mani basse la tirannia dello spazio e del tempo e ci hanno portato a diventare vittime della nostra stessa voglia di immagazzinare notizie, foto e musica dipingendo un panorama che commistiona ricordi e attualità in un unico quadro.

Quella che Chris Anderson definisce «la teoria della coda lunga» è difatti una realtà visibile agli occhi di tutti: l’esplosione dell’iPod ha risvegliato l’ardore musicale sopito in parecchi fan che per la prima volta hanno potuto acquistare tracce singole invece che interi album e/o ritrovare edizioni inedite di album dimenticati anche da Dio (ma non da loro) grazie al semplice uso di un motore di ricerca. Un procedimento che secondo quanto riportato da Reynolds è la lampante conseguenza della crisi da iper-documentazione innescata dalla tecnologia digitale.

Il sistema di vendita digitale globale al dettaglio creato da internet ha inoltre spostato nettamente gli equilibri a favore del singolo e a svantaggio della massa, del blockbuster, delle superstar e dei boom commerciali, facendo vertere tutto l’interesse verso il super appassionato, verso quello che ci crede veramente.
La cultura di massa – come dice anche Seth Godin – si è evoluta: non si impegna più ad accaparrarsi la più alta percentuale di consumatori possibile e punta invece sulla “nicchia”.

Questo il motivo per cui oggi il nerd è di moda, il vintage è in passerella e comprare un montone degli anni ’70 per 10 euro è un vanto rispetto al Woolrich da 500. Perché appartiene ad un immaginario passato, perché è raro, perché è unico;
nonostante tutto ciò, prima o poi ritroveremo anche il montone in saldo da Zara a 14.90, ma non sarà mai la stessa cosa.

Retromania Hipster Girl

I capitoli successivi di questo prezioso volume  –nell’edizione italiana abilmente tradotto da Michele Piumini– ci parlano anche delle reunion, troppo spesso volte solo a creare clamore e introiti monetari, del flagello delle cover band, ma anche della vera essenza di Lady Gaga, che racchiude in sé la decadenza glam anni settanta (Bowie), il look eccessivo anni ottanta (Madonna), il neodark anni novanta (Marylin Manson) e l’electroclash dei primi duemila (Fischerspooner). Un mix tra passato e futuro, hipsteria e avanguardismo di massa che curato al minimo dettaglio ha permesso a Gaga di diventare l’icona pop dei nostri tempi.

Gli spunti, gli elementi da considerare e gli interrogativi a cui rispondere sulla questione sono tanti e difficili da risolvere perché l’epoca analizzata è ancora in corso, sono forse anche troppi per rimanere mentalmente stabili e probabilmente stiamo prima a capire se sia nato prima l’uovo o la gallina ma Simon Reynolds riesce a districare la situazione in maniera completa, chirurgica e magistrale.

«The future is unwritten», ha detto un giorno un grande ed ineguagliabile artista, ma quanto durerà ancora la retromania? Si rivelerà una fase storica o durerà per sempre?

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Testo di Valentina Tonutti

Articolo a cura de L’Indiependente

Lindiep-LOGO

CALIFORNIA SKATE

I colpi di genio vengono in mente nei modi più improbabili. E le cose tornano in voga sempre per strane coincidenze. Siamo in California, anni ’60, i mercoledì sono ancor da leoni, i bikini sono fatti di uncinetto e i Beach Boys cantano sempre che si può surfare in U.S.A.

Orde di ragazzini che tra Venice Beach, passando per Santa Monica, si spostavano fino al Pacific Ocean Park per trovare le onde grosse. Il paradiso? Si, ma solo fino alle dieci di mattina, perché dopo il mare si calma e si deve trovare qualcosa da fare di pomeriggio, quando le onde ormai lasciano il posto a un mare calmo e piatto, adatto a tintarelle  e canzoni in spiaggia.

E qui è scattato il lampo di genio, perché aspettare il giorno dopo? Basta surfare per strada con lo skate-board. Una crew si differenziò per aver praticamente riportato in auge questo giocattolo ormai dimenticato: gli Z-Boys di Dogtown. Erano quindici ragazzi giovanissimi che portarono i loro vecchi e pesanti skateboard nei cortili delle scuole con uno stile spettacolare ispirato al surf, che era contemporaneamente una ricerca di stile e improvvisazione. Quando la siccità della California si fece sentire facendo svuotare le piscine delle ville private, gli Z-Boys cominciarono ad invaderle illegalmente.

Si fecero notare dappertutto, con uno stile mai visto prima, capriccioso, spensierato e creativo che ben presto li fece diventare delle star da imitare in tutta l’America. Questi beach-boys sono Stacy Peralta, Tony Alva e Jay Adams. Protagonisti di un documentario recente sulle loro vite (Dogtown and the Z-Boys) sono nomi che ancor oggi risuonano tra le onde  come per i marchi di t-shirt che nel frattempo sono nati cavalcando l’onda della notorietà.

Lo stile che percepiamo, al di là dei capi tecnici e skateboard professionali è uno stile genuino. Se immagino questi ragazzi alle 5 di mattina sentire il profumo delle onde, di sicuro non li immagino davanti all’armadio piu di 30 secondi, figuriamoci per correre sull’asfalto. Se avessimo potuto guardarci dentro però avremmo sicuramente visto: calzetti di spugna che se oggi li vediamo addosso a qualche sfortunato passante inorridiamo, shorts di cotone, jeans sgualciti, scarpe vecchie dalla suola piatta.

Ed è dentro questi armadi che nasce uno stile. È qui che nascono le Vans Hal Cab, il vestirsi largo semplicemente per poter eseguire bene i tricks: stile e pensiero che questi ragazzi hanno inventato è diventata una tendenza come TAKI 183 e la sottocultura newyorkese dei primi graffiti, come la breakdance, Bob Dylan e Andy Warhol.

Stacy Peralta e Tony Alva divennero delle vere star al pari di Mick Jagger. Ad un certo punto però, come per tutte le cose, la freschezza dei ’60 e la spregiudicatezza dei ’70 lasciarono il posto al consumismo degli anni ’80, ai colori flou della Naj-Oleary e a film come California Skate con Christian Slater. Tutto si evolve giusto? Si è evoluto anche questo mondo. O solo cambiato?

Articolo a cura de Le Cornacchie della Moda

WES ANDERSON

Nel 2001, esattamente 13 anni fa Wes Anderson approda a Venezia con un film singolare, non è il suo primo film, ma è quello che apre le porte alla sua genialità. I Tenenbaum di per sé è una storia semplice, una famiglia che si lascia e si prende e vuol ricucire i rapporti dopo anni di dissapori. E fin qui tutto bene, ma Wes non si accontenta di dirla così perciò attorno alla storia, in un certo senso di chiunque, compone il suo mondo.

Un mondo articolato, ricco di dettagli, proprio come quei libri per bambini dove gli occhi si perdono in illustrazioni complesse e particolareggiate. Sì perché il mondo di Anderson è curato in ogni maniacale dettaglio, ogni posizione ogni colore, nulla lasciato al caso. Così sembra di aprire un cassetto rimasto fermo all’infanzia, guardando dall’alto il suo contenuto ricco e memore di tempi andati, tempi nostalgici e di sapori legati anche al mondo dell’infanzia.

E proprio questo tuffo nel passato rende possibile un’architettura stilistica basata su un immaginario completamente vintage. Un vintage il suo sempre posato, casual ma raffinato. E così le gamme colore anni sessanta e settanta abbassano i toni e vestono i personaggi, i tagli Lacoste, Ralph Lauren tornano ad essere iconici e alcune piccole rivisitazioni con eccentrici dettagli donano un non-so-chè dandy ad ogni personaggio.

In questo modo Margot Tenenbaum indossa un completo Lacoste con un mocassino ed una imponente pelliccia, Richie non abbandona mai la sua fascetta da tennista, e Chass e i suoi figli vestono un famoso completo sportivo Adidas. Ognuno nel suo ruolo, giorno dopo giorno non tradendolo mai. E come negli abiti anche negli oggetti l’occhio esperto di Wes ricrea il suo playground dal passato, con libri, gocci in scatola, piccoli grammofoni portatili e vecchie valige.

Nelle storie di Wes ci sono però dei temi sono più presenti di altri, che si intersecano e si completano.

AMERICA 70’s VINTAGE

Il primo coglie spunto dal mood family seventies, il casual della famiglia middle class americana, mocassini, completi rigati, ma anche l’iconografia ricreata attraverso l’oggettistica che riempie le scene (pattern, decorazioni, giochi in scatola, arredamento…).

FRENCH TOUCH

Più velato del primo ed è comunque un motivo leggero che segue un po’ tutte le trame, anche attraverso musica e nelle acconciature.

VINTAGE SPORT

Il terzo infine è lo sporty chic, un look sportivo vintage che ricorda vagamente i film Disney con la giovane Jodie Foster. Attingendo ad un iconografia sportiva definita Wes dona ai suoi personaggi un look senza tempo ricordandoci che alcuni capi restano per sempre.

Articolo a cura de Le Cornacchie della Moda

INDUSTRIAL CHIC

Mobili in stile industriale – tavolini, sedie da bar, casellari e articoli da ufficio, armadietti e lampade – dai luoghi di lavoro ai salotti. Articoli che divengono icone senza tempo ed elementi d’arredo esclusivi nei salotti privati di collezionisti e appassionati.

Industrial Chic è l’accurata retrospettiva che narra le storie di 50 oggetti iconici, europei e americani, che hanno subito un determinato processo di rivalutazione, seguendo l’estetica intramontabile dei legni scuri e trattati e il metallo smaltato e ossidato.

Dalla lampada Gras allo sgabello Singer, dalla sedia Tolix alla Blocmétal, dalla lampada da soffitto Holophan all’orologio Brillié. Un tesoro fatto di piccoli-grandi capolavori che hanno segnato la storia del design e del modernismo industriale, ritratti emozionalmente dalla fotografia di Laziz Hamani come vere e opere d’arte, pregne di storia e successo.

Industrial Chic rappresenta una pubblicazione esclusiva che con i suoi 250 scatti d’autore ha saputo rivelare con profondità di analisi l’incredibile influenza e il fascino duraturo dell’industrial design.

L’AUTRICE

Brigitte Durieux è una giornalista e un’appassionata di antiquariato che ha scritto molti libri sul design industriale. Affascinata dalle storie che stanno dietro agli oggetti, che lei conosce e cataloga a memoria, assieme al suo grande archivio di pubblicazioni di settore, è considerata al giorno d’oggi una delle massime esperte di design industriale.

LOADING THE FUTURE

La quinta edizione del Vintage Festival, manifestazione che ha cambiato il modo di vedere e interpretare il vintage in chiave contemporary retrò, quest’anno si propone come un upgrade stilistico e culturale, sempre più attento nel proporre nuovi impulsi creativi. Da qui l’origine del claim della nuova edizione, LOADING THE FUTURE, per sottolineare l’attitudine volta alla creazione di un nuovo presente, inteso come “aggiornamento” e progressivo caricamento del futuro. L’avvenire che nasce da un’ispirazione d’annata, mixata e reinterpretata secondo trend contemporanei.

Tale mood si traduce in un concept grafico che richiama direttamente l’esperienza tecnologica. Il presente non è altro che il supporto fisico, l’hardware, cioè la realtà, dove l’ispirazione artistica trova compimento, alla stregua di un monitor o uno schermo analogico attraverso il quale contemplare ciò che siamo e che aspiriamo a rappresentare. L’immagine istituzionale del festival, la cui realizzazione anche quest’anno è stata affidata all’obiettivo fotografico di Mattia Balsamini, ritrae due giovani modelli in abiti vintage anni ’50-’60, inseriti in un contesto glamour, colorato e minimale, lambiti da una luce verde dal sapore futuristico. Alcuni contorni appaiono non del tutto definiti, come se l’immagine dovesse ancora caricarsi completamente. Due soggetti che si stanno materializzando in una sorta di teletrasporto o macchina del tempo.

L’elemento caratterizzante di questa rappresentazione è il pixel, unità minima digitale della computer grafica che, nell’infitesimale composizione di piccole particelle, completa e definisce un’immagine, una proiezione futura che prende forma nella memoria di un computer, nelle nostre menti e nell’immaginario collettivo.

Per fini giornalistici o editoriali puoi trovare l’immagine della campagna, in versione clean, a questo link.

L’immagine è coperta da copyright, ne è vietato l’uso improprio o l’utilizzo senza il consenso dell’autore e del Festival.

VF14 Web Disclaimer

Ph: Mattia Balsamini ©

Assistant: Ioan Pilat
Hair Styling: Wella Professional – Paolo Rubin
Styling: Foxy Brown Vintage
Models: Stefano Fassina / Giulia Beltrame

MATTIA BALSAMINI – fotografo ufficiale del Festival e autore della campagna

Mattia Balsamini è nato a Pordenone nel 1987. Si è laureato con Menzione d’onore al Brooks Institute con una specializzazione in pubblicità. Mattia è rappresentato dall’agenzia LUZ, lavorando in ambito editoriale e corporate per clienti nazionali ed internazionali. Insegna fotografia e post produzione a MeLa, la divisione di CGI rendering allo IUAV di Venezia.


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Il sito verrà aggiornato di volta in volta, con l’upload di contenuti, le info per i contest, le iscrizioni alle lecture, ai workshop e ai laboratori artistici che arricchiranno ulteriormente il palinsesto.

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